" Il Pd rischia di spaccarsi " di Cristina Ferrulli

http://ts4.mm.bing.net/images/thumbnail.aspx?q=1340693158499&id=4556bf91fbae40794fb7f86d9826e1cdAlla prima curva del governo Monti, il Pd rischia di perdere pezzi tra il malessere dei "laburisti" per la riforma delle pensioni e un pò di delusione dei riformisti per la marcia indietro sulle liberalizzazioni. Davanti alla minaccia di astensioni in vista della fiducia di oggi, Bersani serra i ranghi mettendosi in gioco personalmente sui prossimi provvedimenti: «Garantisco io, non molliamo su ciò che ci sta a cuore e, a questo punto, chi vota contro la fiducia, vota contro di me», drammatizza il leader Pd all'assemblea dei deputati. Le modifiche al decreto, ottenute con un pressing su Monti e sul ministro Giarda, hanno mitigato il peso della manovra e soprattutto con l'indicizzazione delle pensioni fino a 1400 euro e gli sgravi Ici i vertici del Pd sperano di frenare malumori e preoccupazioni degli elettori. Ma molti deputati domani voteranno turandosi il naso, consci dell'emergenza della situazione e speranzosi di riuscire a incidere di più nei prossimi provvedimenti, in particolare sul mercato del lavoro.
Il primo a denunciare luci e ombre della manovra, in realtà, è Pier Luigi Bersani, che nei giorni scorsi ha anche abbracciato le proteste dei sindacati, denunciando i limiti del decreto e della mancata concertazione. «Ma il mondo – mostra fiducia il segretario – non finisce qui e quello che non abbiamo ottenuto lo otterremo solo se siamo compatti».
L'impegno, preso nell'assemblea dei deputati, è lavorare ai fianchi del governo per avviare una fase due, che porti ad una vera lenzuolata di liberalizzazioni, depenalizzazioni, già nel milleproroghe, per i lavoratori precoci che vanno in pensione, ammortizzatori sociali nella prossima riforma del mercato del lavoro senza toccare, avverte il segretario Pd, l'articolo 18. Proprio le penalizzazioni per chi va in pensione prima di 62 anni rischiavano di far saltare domani la compattezza del gruppo Pd con i deputati Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi che in mattinata si dicevano pronti ad astenersi.
Per far rientrare il dissenso, Bersani ha assicurato che «è un punto su cui non molleremo mai perchè l'Italia deve qualcosa a chi è andato in fabbrica a 15 anni». Parole che convincono i due deputati torinesi ma anche Cesare Damiano e l'ala più legata alla Cgil a votare sì domani e concedere l'appello a Monti. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
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