" Il Paese dei furbetti " di Roberto Duria

http://www.stampalibera.com/wp-content/uploads/2012/09/b8f8f453b5f7d417e7538be004f53f2a_XL.jpgL’Italia è una repubblica fondata sugli intrallazzi. Siano un popolo di santi, poeti, navigatori e furbetti. Se possiamo imbrogliare il prossimo proviamo un godimento tutto particolare. Se riusciamo a farci eleggere, insediandoci (da sedia) e impoltronendoci (da poltrona) in qualche posto di potere, ecco che riusciamo a dare il meglio di noi stessi.

Il clientelismo e i favori agli amici degli amici diventano la norma. E anche la traviata e il rigoletto. Il clientelismo dei parlamentari è il parente laico e povero del nepotismo di papi e monarchi. Eclissati questi, il fenomeno si ripresenta in versione democratica. Sparita la monarchia, i privilegi prendono la strada della repubblica. E le raccomandazioni fioccano copiose come nelle peggiori nevicate invernali. L’ultima, in tema di nevicate, è quella dei maestri di sci, dell’ex ministro Sacconi al ministro Fornero.

Scandinavi e anglosassoni guardano sgomenti all’andazzo italiano e perfino il nostro cugino francese si scambia un sorrisino di compatimento con la “culona inchiavabile”, termine che ormai passerà alla storia com’e successo con la “lady di ferro” inglese.

Quando il Monti ufficiale & gentiluomo, cameriere & beccamorto, va a far visita agli altri camerieri, culoni o meno, si salvano le apparenze, per comune accordo, e i telegiornali imboniscono i telecreduloni con parole magiche come “fiducia”, “ripresa economica” e “scudo anti spread”, che poi non significa altro che “Rothschild anti poveracci”.

Se poi si dovesse verificare che l’Europa dei banksters si lasci scappare una legge che effettivamente servirebbe per il Bene e il Meglio, ecco che neanche tanto inaspettatamente si trasforma in sterile grida manzoniana, in mera dichiarazione di principio, in latrato di risibili botoli buffi.

 

Eppure, era una legge nata da buoni intenti, da menti oneste che miravano a salvaguardare il pianeta e che sono state rese funzionali, insieme ai loro propugnatori, al piano diabolico delle élite mondialiste.

Tra tutti i deputati scaldapoltrone, obbedienti a logiche di partito, con un cervello bell’e che andato, c’è sempre qualcuno che si salva, qualche coscienzioso cittadino che prende il suo mandato parlamentare sul serio.

Io ne ho incontrato uno, sabato 15, sul pullman che ci portava a una manifestazione contro la caccia, a Brescia, capitale della medesima. Si chiama Andrea Zanoni, ha 47 anni ed è originario di Paese, in provincia di Treviso.

Presidente della Lega Abolizione Caccia del Veneto, è subentrato a Luigi De Magistris il 12 settembre 2011, come parlamentare europeo per l’Italia dei Valori, quando quest’ultimo è diventato sindaco di Napoli.  A Bruxelles siede nella commissione ambiente,  salute pubblica e sicurezza alimentare ed è vicepresidente dell’intergruppo per il benessere animale.

Appellandosi alla più antica direttiva CEE in materia d’ambiente, la cosiddetta Direttiva Uccelli del 1979, che ora compie 33 anni, Zanoni ha coinvolto il commissario europeo per l’ambiente, lo sloveno Janez Potocnik, sul tema dell’avifauna migratoria massacrata in Italia. Benché fosse slavo e quindi non ostile a una visione venatoria dell’esistenza, il signor Potocnik e gli altri funzionari della commissione ambiente sono rimasti scioccati vedendo il filmato ripreso sul colle San Zeno, in provincia di Brescia, l’anno scorso, con il tiro al bersaglio ai piccoli uccelli di passo che tentavano di valicare il maledetto triangolo delle Bermude di casa nostra.

Il video, sconcertante anche per noi italiani di media cultura e sensibilità, è finito anche sul Corriere della Sera on line. E questo non deve stupire se si pensa che illo tempore anche Indro Montanelli aveva messo a disposizione il suo ufficio per raccogliere le firme contro l’uccellagione, segno che i giornalisti, come anche altri uomini di cultura, si scandalizzano per le stragi di piccoli volatili, senza peraltro battere ciglio per quelle di animali più grossi. A meno che non siano esotici.

Nonostante l’Italia sia tra i membri fondatori della CEE e benché abbia aderito alla Direttiva Uccelli del 1979, da una decina d’anni a questa parte quattro regioni promulgano calendari venatori che includono come cacciabili specie che in Europa sono protette. Si tratta di fringuello, peppola, pispola e prispolone, tutti sconosciuti al grande pubblico se si esclude forse il primo.

Di queste quattro regioni, Liguria e Marche sono rimaste in ombra rispetto a ciò che stanno facendo le ricche Veneto e Lombardia, segno che la ricchezza non è automaticamente sinonimo di civiltà. Dal 2002 infatti ogni anno ai cacciatori viene fatto il regalo di poter cacciare le quattro specie protette, probabilmente perché di tordi ce ne sono sempre meno e si sta raschiando il fondo del barile.

Anche il Friuli recentemente si è accodato, perché se lo fanno i veneti, non si capisce perché non possano farlo anche i cugini friulani. D’altra parte, “polenta e osei”, cagione di tanto accanimento contro uccelletti che pesano la metà della cartuccia impiegata per ucciderli, è tuttora un piatto tipico sia del Friuli che del Veneto.

Importarli congelati dalla Cina non è conveniente, oltre al fatto che non sono buoni come quelli prelevati sul posto, se si fa attenzione a sputare i pallini di piombo. Sul tavolo di certi ristoranti, conosciuti solo agli amici degli amici, c’è una sputacchiera apposita, da usarsi con discrezione e bon ton.

Prima che Andrea Zanoni entrasse al parlamento europeo, c’erano già state delle denunce che avevano portato all’emissione di quattro sanzioni nei confronti dell’Italia, ma erano rimaste lettera morta, come morti viventi erano i funzionari italiani che le hanno ricevute accusando ricevuta.

Erano denunce presentate da associazioni come la L.A.C. e la LIPU e quindi da privati cittadini e ai commissari per l’ambiente europei deve essergli sembrato cosa di poco conto. Doveva arrivare Zanoni con il famoso video e altra documentazione fotografica per svegliare dal torpore la commissione ambiente europea.

Ora sembra che le cose si siano messe in moto e Zanoni mi è sembrato speranzoso ed entusiasta. Direi a ragione. Infatti, il 24 novembre del 2011, dopo due mesi dalla nomina,  la sonnolenta commissione spediva una lettera al Premier italiano minacciando di passare l’ennesima sanzione alla Corte di Giustizia di Strasburgo nel caso l’Italia continui a violare la Direttiva Uccelli.

Purtroppo, c’è quel maledetto articolo 9 della Direttiva che permette agli stati aderenti di derogare in casi eccezionali qualora si verifichino danni gravi alle colture agricole, danni alla stessa fauna selvatica e per proteggere i voli degli aerei negli aeroporti.

Gli italiani – e in questo caso possiamo specificare: i veneti e i lombardi – furbescamente hanno usato l’articolo 9 per permettere la caccia ai quattro passeriformi summenzionati, senza che ci fossero le condizioni per farlo. Furbi, siamo furbi!

E infatti ha funzionato. Per dieci anni quel tipo di selvaggina è stata data in pasto alle belve in tuta mimetica e anfibi militari.

Ora pare che le cose stiano cambiando. La minaccia di Potocnik è stata consegnata. Se l’Italia persevera nell’errore, la Corte di Giustizia farà pervenire una multa calcolata dalla rivista L’Espresso pari a un miliardo di euro, contando anche gli arretrati.

Lo Stato italiano si appellerà al principio di rivalsa, contenuto nella legge nazionale n. 11 del 2005, e girerà la multa alle due regioni incriminate, Veneto e Lombardia, ma siccome non è una bella notizia neanche questa, che cioè debbano essere solo i contribuenti veneti e lombardi ad accollarsi l’onere del pagamento, per colpa dei cacciatori, Zanoni l’altro ieri ha fatto visita al procuratore capo della corte dei conti di Venezia, Carmine Scarano, esponendogli i fatti.

Per l’alto funzionario ci sono gli estremi per far pagare la sanzione direttamente a Formigoni e Zaia, rispettivamente governatori di Lombardia e Veneto. Fino ad oggi le paventate multe sarebbero state spalmate su tutti i cittadini, ma se il commissario europeo e il procuratore capo faranno fino in fondo il loro dovere, come hanno promesso di fare, c’è la possibilità che siano i governatori a pagare di tasca propria. Stiano attenti, dunque!

Un precedente c’è, anche se poco conosciuto. Luciano Falcer, vent’anni fa assessore alla caccia del Veneto, commissionò un documentario sulla fauna indigena, costato 500 milioni di lire di denaro pubblico. Venne denunciato e fu lo stesso magistrato della corte dei conti di Venezia, che all’epoca era sostituto procuratore, a comminargli la multa, che, rateizzata, Falcer sta ancora pagando.

Bisognerebbe che qualcuno lo facesse sapere a Zaia e a Formigoni. Così, come promemoria. Resta però da vedere se – fatta la legge, trovato l’inganno – i due governatori regionali abbiano santi in paradiso e siano in una botte di ferro, che noi comuni mortali non vediamo, e che permetta loro di fare il bello e il cattivo tempo.

Così sono riuscito a infilare quattro frasi fatte in un unico periodo!

Zanoni è convinto che i nodi stiano venendo al pettine (eccone un’altra!), ma se gli Illuminati che comandano il mondo dovessero essere azionisti delle fabbriche di morte della Val Trompia, com’è molto probabile che sia, e dovessero accorgersi che il commissario europeo a Bruxelles e il procuratore capo a Venezia hanno veramente intenzione di diminuire anche di poco i loro sanguinari guadagni, non ci vorrà nulla a fare le opportune pressioni acché i due battaglieri funzionari siano messi in riga.

Anche Potocnik e Scarano tengono famiglia!

Può essere che tutt’e tre i V.I.P. di questa storia, Zanoni, Potocnik e Scarano, non si rendano conto di essere pedine di un ingranaggio più grande di loro, che la democrazia è una gran presa per il culo e che né essi né tanto meno i comuni cittadini hanno le forze per cambiare lo status quo.

Non a caso per dieci anni, dal 2002 ad oggi, i cacciatori veneti e lombardi hanno avuto questo regalo, in cambio della promessa di votare i loro mafiosi amministratori. Non può essersi trattato di una svista, perché se si è trattato di una svista, allora la comunità europea a che serve?

Solo a fare gl’interessi dei banchieri? Ci stanno prendendo in giro con le direttive per salvare l’ambiente? Fumo negli occhi di creduloni sempre più intossicati?

Intanto in Arkansas e in Emilia Romagna gli uccelli cadono regolarmente dal cielo, con satanico gaudio dei cacciatori che non ne sono responsabili e noi siamo qui, dopo dieci anni di massacri, ad aspettare l’applicazione di sanzioni che forse arriveranno o forse no, che forse saranno pagate o forse no. Forse avremo i soldi o forse saremo già in bancarotta.

E siamo ancora qui, dopo una vita di manifestazioni, banchetti divulgativi e raccolta firme, a sfilare in corteo per le strade periferiche di Brescia. Un itinerario concesso dal Comune onde mostrare che l’Italia è un paese tollerante e democratico, ma senza infastidire troppo i bresciani che in fin dei conti, a dispetto della corte dei medesimi, sulle armi della Val Trompia ci campano.

Non siamo solo un popolo di furbetti, ma prima ancora di ipocriti. Zanoni non è un ipocrita e neanche Potocnik e Scarano, ma tutti gli altri, dal primo ministro cameriere e beccamorto fino all’ultimo funzionario di partito, sanno bene come schivare leggi e responsabilità, Siamo maestri, in questo.

Deroghe, postille e cavilli. Una soluzione si trova sempre per continuare a perseverare nel diabolico errore. Come notava la mia vicina di corriera sabato, passando per le strade deserte della città, Brescia è un luogo carico di energie negative.

Chissà com’è il resto d’Italia?

( Fonte: www.stampalibera.com)

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