" Il nuovo cervellone del Fisco contro gli evasori: 1984 è qui " di Stefano Casertano

http://m2.paperblog.com/i/39/391274/controlli-anti-evasione-2011-nuova-circolare--L-oiN8hp.jpegDevo ammettere che mi ha spaventato molto l'articolo di apertura del sito di Repubblica del 20 dicembre 2012, "Ecco il maxi-computer del Fisco". La penna di Ettore Livini si è sperticata in elogi da ventennio su questa nuova macchina, in grado di elaborare 22.200 informazioni al secondo.

Molti sono i passaggi degni di nota. Per Repubblica è un bene che "i nostri conti correnti, i titoli che abbiamo in banca e tutte le nostre operazioni sopra i mille euro saranno un libro aperto per l'Erario". Si continua: "È lui - il Grande fratello dell'Agenzia delle entrate - il jolly del Belpaese per far fare il salto di qualità alla lotta ai furbetti del fisco. Duemila server stipati in meno di duemila metri quadri che conoscono al centesimo tutti i nostri segreti finanziari. Un super-eroe con il cervello di silicio".

Questo pezzo fa impallidire gli elogi della stampa italiana per Trenitalia a ogni iniziativa di marketing. Insomma, Repubblica ci vuole convincere che il concetto di "Grande Fratello" sia qualcosa di buono per la nostra società.

Indendiamoci: è un bene che ci sia una macchina in grado di scovare gli evasori. Il mio problema è il contesto in cui la macchina si colloca. Lo Stato si sta impegnando con tutti i mezzi per raccattar soldi, ma quando si tratta di pagare o di garantire la giustizia fiscale, è degno di un paese sottosviluppato o di una dittatura fiscale.

Il primo problema riguarda il livello di tasse. In Italia sono altissime e rappresentano un fardello enorme per chi vuole produrre ricchezza. Va bene scovare gli evasori, ma i soldi andrebbero investiti per abbassare le tasse a chi già le paga - non per continuare a finanziare le clientele dei politici di turno. Avete sentito parole in proposito? Io no!

C'è poi una questione di pagamento da parte dello Stato. La pubblica amministrazione paga con un ritardo tra i 92 e i 664 giorni, con una media di 128 giorni, cioè il doppio rispetto all'Europa. A ciò si aggiunge il fatto che le imprese che vendono allo stato devono versare l'IVA anche prima di avere incassato. Lo Stato si è impegnato tanto per incassare, ma avete sentito qualche parola sui suoi ritardi di pagamento? Io no!

A ciò si aggiunge una questione di giustizia fiscale. Il sistema di esazione gode di enormi poteri, anche di sequestro. Il problema degli "interessi calcolati sugli interessi" fa lievitare multe e riscossioni. Il cittadino si può tutelare affidandosi a un sistema giudiziario a pagamento (bisogna pagare per andare dal giudice di pace: vergogna!), o estremamente lento. Con Equitalia, dall'ottobre di quest'anno, "Entro 61 giorni dall'avviso - a prescindere dal fatto che l'avviso sia stato ricevuto o dorma in un ufficio delle Poste, in una Casa comunale - il contribuente o paga l'intera somma o contesta pagandone un terzo (più gli interessi maturati). Si deve saldare prima ancora dell'istruzione di un processo amministrativo che definisca chi ha ragione. Di fronte al ricorso del cittadino, per sei mesi gli agenti della riscossione non potranno avviare pignoramenti, ma potranno ipotecare una casa e bloccare un'auto" (e qui, invece, ringraziamo Repubblica, da cui è tratto questo pezzo dello scorso ottobre a firma di Corrado Zunino).

Perché, in fondo, il nuovo "Super-eroe dal cervello di silicio" elabora circa 22.000 informazioni al secondo. Ci vorrà poco tempo per incrociare i dati sugli evasori totali, che in Italia dovrebbero essere 350.000. Poi, al cervellone rimarrà tempo libero. Magari investigherà nei vostri conti correnti, e una simpatica cartella di Equitalia vi arriverà comunque. Non trascuriamo che Equitalia perde quattro ricorsi su dieci, ma per opporvi dovrete pagare - sempre che riuscirete a tenere il passo della macchina.

Insomma, Repubblica elogia uno strumento di investigazione fiscale da parte del fisco, un' "arma totale" di esazione, che non viene completata da alcun impegno a garanzia del cittadino. Ma almeno, cara Repubblica, cerchiamo di non approfittarci dei lettori, trattandoli come cretini. Non diamogli in pasto quello che i borghesi di Pasolini imponevano ai proletari di Sodoma. Se lo Stato prende, deve anche dare. Nell'articolo di Livini manca qualsiasi spunto di critica. A che serve un articolo simile, e soprattutto a chi? ( Fonte: www.linkiesta.it)

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