Il male dello Sviluppismo è interno alle logiche con cui procede il Sistema economico capitalista - di Massimo Fini

http://www.larepubblicadellelettere.it/wp-content/uploads/2009/08/massimo-fini.jpgIl male dello Sviluppismo è interno alle logiche con cui procede il Sistema economico capitalista. Perché, secondo Lei, a non tutti gli anticapitalisti è chiara la prospettiva della Decrescita, che spesso confondono con una fase del Capitalismo quale la Recessione? E' spiegata male la Decrescita o la gran parte degli anticapitalisti ha un deficit di analisi?

La parola "decrescita" è una parola che fa paura, noi siamo abituati da due secoli e mezzo al mito della crescita, quindi questo nuovo concetto viene mal digerito. Inoltre molti cosidetti anticapitalisti sono in realtà dei marxisti e il marxismo da questo punto di vista non si differenzia per niente dal capitalismo, il marxismo è anzi anche esso basato sulla crescita, sul mito del lavoro. Lo stesso Stachanov è un eroe dell'Unione Sovietica, per cui "anticapitalismo" non significa necessariamente un pensiero contro lo sviluppo.

Comunitarismo e Capitalismo sono concetti che, analizzati nel profondo, si escludono a vicenda. In pratica, chi anela ad una Comunità in cui Bene Comune e Giustizia Sociale cementino i legami tra le Persone, non può che auspicare una condivisione sociale dei mezzi di produzione, senza che questo vada a confondersi con il Capitalismo di Stato chiamato Unione Sovietica. Lei che ne pensa?

La distinzione tra comunità e società era già stata fatta alla fine dell'800 da Ferdinand Tonnies. Si tratta di due concetti completamente diversi. La comunità si regge su un tema di valori condivisi, di vicinanza fisica e di relazioni che non sono però giuridicizzate. La società è invece un complesso dove le relazioni tra le persone sono regolate per legge. Tutte le civiltà tradizionali sono comunitarie ma non hanno modo di regolamentare questo modo di essere proprio perché è un modo di essere. Inoltre la comunità non è basata sulla competizione ma sulla cooperazione. Sulla competizione si basa al contrario il capitalismo che l'ha portata alle estreme conseguenze con la globalizzazione ed è ciò che lo porterà a finire.

E' arcinota la Figura da Lei elaborata del "Tubo Digerente" con cui descrive antropologicamente l'Uomo Occidentale preda totale dell'iperconsumismo capitalista. Domanda: se si vuole combattere il Nichilismo del "Tubo digerente" è indispensabile anche combattere esplicitamente l'irriformabile e disumano sistema capitalista?

E' ovvio, non vorrei però ci fosse una confusione nel pensare che marxismo e capitalismo siano due cose diverse. Nascono entrambi dalla rivoluzione industriale, sono entrambi illuministi, ottimisti, hanno entrambi il mito del lavoro, pensano entrambi che sviluppo e tecnologia faranno felici non tutti gli uomini ma una gran parte di essi. Questa utopia è chiaramente fallita. Ma a questo punto non parlerei tanto di capitalismo quanto di industrialismo perché è lì che comincia il marcio della faccenda. Prima della rivoluzione industriale il sistema di vita comunitario esisteva, le terre non erano divise secondo il criterio della maggiore efficienza, ma secondo il criterio dell'equità. Negli statuti artigiani del '300-'400 noi leggiamo cose incomprensibili oggi, per esempio riguardo la concorrenza che era vietata. Il concetto era che ogni nucleo familiare aveva diritto al suo spazio vitale. Il comunitarismo in sostanza era esistito quando non sapeva di essere tale. Ed era una democrazia diretta che non sapeva di essere democrazia.

Lei in una sua opera, "Sudditi", esprime il concetto che il capitalismo, fautore di una economia che ha la necessità di crescere continuamente, è come un treno che, dovendo sempre più aumentare la velocità, prima o poi non potrà che deragliare. Ma non potrebbe essere che il capitalismo abbia in sé gli anticorpi per ovviare a tale problema, traendo nuova linfa vitale da quelle stesse crisi che sono create dal meccanismo di crescita che lo caratterizza? Secondo Lei non vi è altra soluzione che attendere che il capitalismo esaurisca il suo ciclo vitale? E i sudditi, debbono rassegnarsi ad essere tali, ovvero sono possibili delle strategie o dei comportamenti virtuosi per mutare o migliorare le cose?

L'attuale modello di sviluppo che a mio avviso è sfuggito di mano anche agli apprendisti stregoni che credono di governarlo e che in realtà sono solo delle mosche cocchiere, ha in sé la capacità di inglobare anche le opposizioni più radicalmente avverse. Esempio, nel materialismo imperante nasce un'esigenza di spiritualità ed ecco che arriva la new age che è il consumo della spiritualità. Ma questo non è dovuto ad un'intelligenza del sistema perché, ripeto, chi lo gestisce sono solo mosche cocchiere, guidano un treno che per sua coerenza interna deve aumentare continuamente la velocità basandosi su una crescita esponenziale che esiste in matematica ma non in natura e che adesso è arrivata al limite perché non può più crescere. L'Occidente, un Occidente in senso lato poiché comprende anche Russia e Cina, è una potentissima macchina che è partita due secoli e mezzo fa a partire dalla Rivoluzione Industriale andando poi ad una velocità sempre crescente e che adesso si trova di fronte un muro, non può scavalcarlo, continua a dare gas e alla fine fonde. Fuor di metafora, siamo in un sistema basato sulle crescite esponenziali che non potendo più crescere credo proprio che crollerà su se stesso. Non credo invece che riusciremo a frenare e a fare qualche passo indietro, ci possono essere iniziative individuali ma nel complesso sarà lo stesso sistema ad autodistruggersi. Anche recenti iniziative, come il biologico e simili, in un certo senso rafforzano il sistema perché lo fanno rallentare prolungandone la corsa. Volendo essere cinici il sistema non andrebbe rallentato, al contrario andrebbe fatto accellerare perché si schianti prima, ma non ce n'è bisogno perché ci penseranno già le mosche cocchiere.

Il microcosmo delle associazioni e dei movimenti antagonisti si sta allargando, ma pochi sembrano cogliere l'esizialità della lotta specifica al capitalismo in quanto strumento principale del Sistema. A cosa è dovuta questa pochezza d'analisi?

Al fatto che la gente la ga' i sò impegn come diceva Jannacci. C'è in realtà un diffusissimo disagio esistenziale che si è allargato già da quando ho scritto La ragione aveva torto? Nel 1985, ma le viene difficile razionalizzare la cosa, quello che si può fare è diffondere una cultura diversa. Ma le rivoluzioni culturali sono estremamente lente mentre il sistema corre veloce. Per tornare alla metafora del treno, ricordo che parlando con Rubbia a fine anni '800 al Cern fu lui a darmi questa immagine aggiungendo anche che non siamo nemmeno sicuri che la corsa si possa ancora frenare. Abbiamo forse superato il punto del non ritorno e non potremo che schiantarci. I due fenomeni, decrescita e crescita esponenziale, viaggiano a velocità completamente diverse.

Senza indulgere nella psicologia sembra che molte persone ormai abbiano inconsciamente chiaro che il nostro Sistema non sia più sostenibile e che il nostro stile di vita, il nostro rapporto con la natura e l'alterità, il nostro ritmo di lavoro siano fonte di disagio e alienazione e nonostante questo un'umanità sempre più depressa sembra incapace di sobbarcarsi l'onere della ribellione. A ciò si aggiunga la continua propensione dell'occidentale a proiettare i "mali oscuri dell'Occidente", in proporzioni e forme grottesche, verso fiabeschi nemici immaginari come i Talebani o la Corea del Nord che tutte le colpe avranno tranne certo quella di renderci delle vittime di nichilismo. A cosa si deve questo agire distorto dell'essere umano occidentale?

Sono due discorsi diversi. Prima cosa l'Occidente non è in grado di accettare l'altro da sé. Non parlo necessariamente di George W. Bush poiché in questo senso Obama è la stessa cosa ed Emma Bonino è anche peggio. E' una cosa particolarmente insidiosa perché questo totalitarismo viene da un mondo che si definisce liberale e democratico. Ma un liberale che si proclama tale e nei fatti non lo è non è un liberale ma un fascista. In continuazione noi continuiamo a omologare gli altri a noi stessi, senza contare gli elementi economici. Quanto alla depressione della civiltà occidentale è un dato di fatto che però non arriva a scoppiare in una rivoluzione che a questo punto sarebbe mondiale. Naturalmente l'Occidente ha bisogno di nemici, al Qaeda, l'Iran, ma non si tratta di una strategia orchestrata per annacquare il nostro disagio, nasce invece dalla necessità di fare continuamente delle guerre poiché abbiamo bisogno di nuovi mercati essendo i nostri ormai saturi mentre quelli dei paesi poveri sono ancora appetibili. L'Occidente proprio perché tende a omologare è diventato incapace di pensare se stesso, di pensare la modernità e del resto è strano per una società che ha espresso da Eraclido ad Heidegger un grande pensiero. In Occidente abbiamo oggi solo solo un affidarsi fideisticamente a se stesso. Vi sono certo alcune correnti di pensiero prevalentemente americane, infatti essendo gli Usa l'avanguardia del sistema sono allo stesso tempo anche l'avanguardia degli anticorpi. Parlo del bio regonalismo o del neo comunitarismo, ma il pensiero dominante rimane quello, che il sistema avrà pure delle pecche, delle falle, ma rimane il migliore dei mondi possibili.

Se anche l'Italia o l'Europa riuscissero a unire una massa critica sufficiente a contestare definitivamente il sistema capitalista e l'ipocrisia liberal democratica che se ne fa trainare, esiste nel nostro Continente un ostacolo fisico la cui presenza mette in dubbio la riuscita di una ribellione esclusivamente pacifica, ossia la presenza delle basi militari statunitensi. Come si può superare questo ostacolo?

Questo è un punto che riguarda l'intera Europa. L'alleanza sperequata con gli Usa e la Nato avevano un senso fino a che esisteva l'Unione Sovietica poiché gli Stati Uniti erano gli unici con un deterrente nucleare sufficiente a dissuadere l'Urss, ma è dal 1989 che l'Europa avrebbe dovuto capire che gli Stati Uniti non solo non sono degli alleati, ma sono dei compeetitori e degli sfruttatori. La Nato è stato lo strumento col il quale hanno tenuto in stato d inferiorità politica e militare oltre che culturale l'Europa. Le leadership europee su questo non si sono mosse. C'è stato qualche segnale, ad esempio Francia e Germania si sono rifiutate di andare in Iraq, a metà anni '80 sempre Francia e Germania hanno tentato di costituire un nucleo di esercito europeo, progetto che gli americani bloccarono, ma dall'89 sono passati più di vent'anni. Dopo quasi un quarto di secolo l'Europa continua ad essere un fedele alleato degli Usa e se abbiamo le basi degli americani in Europa e in Italia è chiaro che diventa molto difficile toglierseli di dosso, anche se una vera rivolta popolare può fare anche questo. Se a protestare contro la base Dal Molin di Vicenza anziché cinquemila persone ve ne fossero state cinque milioni forse le cose sarebbero cambiate. Qualche cosa di timido è stato fatto dai grillini in Sicilia impedendo la costruzione del Muos, un complesso di stazioni radar, e forse bisognerebbe iniziare a fare qualche azione di disturbo di questo tipo per risvegliare la coscienza a livello europeo e far capire che gli Stati Uniti sono un nemico molto più che la Russia o l'Iran. Se guardiamo il piano commerciale, che pure non è il centro del nostro discorso, non si capisce perché noi italiani dobbiamo seguire la politica americana contro l'Iran quando ne siamo il secondo partner commerciale. Oppure non si capisce perché l'Europa debba adottare nei confronti del mondo arabo e mussulmano la politica degli Stati Uniti quando loro ne distano diecimila chilometri mentre noi lo abbiamo sull'uscio di casa. Gli interessi dell'Europa e quelli transatlantici non coincidono asssolutamente più. Anche se la propaganda continua a parlare dell'amico americano. Oltretutto, anche se non lo scopriamo certo oggi, questi spiano tutto e tutti, lo stesso tentativo di Obama che cerca di giustificarsi spiegando che gli USA non hanno spiato i cittadini americani ma solo quelli stranieri basterebbe, se ne avessimo la forza, per una dichiarazione di guerra.

Abbiamo accennato al fatto che la democrazia parlamentare è una bufala e una contraddizione in termini. La via genericamente indicata per uscire da questo assurdo è quella della democrazia diretta, un modello che ci riporta per molti aspetti alla Grecia antica. Come possiamo concretamente attuare questo progetto e quale modello statale/amministrativo ne può rappresentare la massima espressione?

Non esiste questo modello perché la democrazia rappressentativa nasce in contemporanea con lo stato e lo stato è territorialmente così grande che una democrazia diretta non vi si può esercitare. La democrazia diretta esisteva nel villaggio preindustriale dove i capifamiglia decidevano di ciò che riguardava il villaggio e lo facevano con cognizione di causa perché decidevano del proprio. Un sistema che funzionò bene e che fu abolito due anni prima della rivoluzione francese sotto la spinta della borghesia e anche per via del rafforzamento degli stati nazionali. O c'è una frantumazione in piccole comunità o non si potrà avere una democrazia diretta. Anche la proposta di Grillo di una democrazia diretta attraverso internet è un mito perché si dovrebbe decidere di cose di cui si sa poco o nulla, quindi una democrazia diretta in senso globale non reggerebbe. Per cui o si inverte il processo di globalizzazione grazie ad un collasso del sistema o non sarà possibile pensare la democrazia diretta tornando alle piccole patrie.

Piccole patrie, un concetto genericamente chiaro e condivisibile. Ma precisamente tu cosa intendi con "piccole patrie"?

Una comunità come quella della Corsica di oggi. Gli indipendentisti corsi di ultima generazione si dichiarano favorevoli all sviluppo ma lo vogliono secondo i loro modi e le loro tradizioni, e se questo significasse un minor sviluppo rispetto agli stati europei loro lo accettano. In sostanza se questo comportasse per loro abbandonare il frigorifero e tornare alla ghiacciaia lo accetterebbero. Del resto bisogna capire che il localismo ha anche dei prezzi, non costituisce la formula migliore per mantenere l'attuale livello di vita materiale ed esaudisce invece le esigenze comunitarie. Con comunità non intendo quindi qualcosa come un singolo comune all'interno di uno stato poiché non potrebbe fare assolutamente niente: io penso più al villaggio o al comune medievale.

Il Nichilismo ha fatto indubbiamente un drammatico salto di qualità nelle ultimissime generazioni. Siamo passati dal "non credere in nulla", da cui un Suo appello disperato in un articolo di qualche anno fa in cui ricercava disperatamente ideali, al "credere nel Nulla", un Nulla deificato e che si è sostituito a una spiritualità sana. Quale via sente di dover indicare per guarire anche spiritualmente e a livello di coscienza da questa decadenza interiore dell'Occidente?

Nietschze constata nell'800 che Dio è morto nella coscienza dell'uomo occidentale e se Dio muore mi spiace ma non lo si può resuscitare. Tra i nichilisti possiamo annoverare anche Eraclito che già nel VI secolo avanti Cristo sosteneva che l'umanaità sarebbe andata via via degradando e mi sembra che i fatti gli abbiano dato ragione. L'uomo dovrebbe crearsi da sé una propria tavola di valori anziché subirne di eterodiretti, un'operazione di chiara difficoltà e comunque prettamente individuale. Ricordiamo anche la famosa morte delle ideologie che saranno state illusorie, ma le illusioni fanno pru sempre parte della realtà mentre l'uomo di oggi è profondamente disilluso. Il salvataggio può essere solo personale ed esistenziale, esistiamo come persone fisiche e pensanti e in contatto con altre persone, il rapporto con gente che ci è consona credo sia l'unica cosa che concretamente si possa fare, senza sperare di abbattere il mondo che, ripeto, come mondo della finanza e dell'industria, crollerà. Le correnti cui accennavo, neocomunitarismo e bioregionalismo parlano entrambe di un ritorno graduale e ragionato a forme di autoproduzione e autoconsumo, da cui un recupero della terra e un drastico ridimensionamento dell'apparato industriale. Un ritorno a queste forme ci permetterebbe di essere ancora comunità.

Una tua considerazione sullo "sterco del demonio", come lo definisci in uno dei tuoi libri, il denaro, un denoaro che oggi ha raggiunto forse la propria massima degradazione. Come hanno reagito le leadership mondiali alla crisi economica? Mettendo sul mercato denaro che non corrisponde assolutamenta a nulla, cosa sono quei trilioni di dollari emessi in America? Se li avevano a disposizione anche prima non si capisce perché non li abbiano usati. Diciamo invece che si tratta di una scommessa sul futuro, un'operazione che viene fatta per drogare ancora un po' il cavallo già dopato sperando che faccia ancora qualche passo avanti ritardando magari il momento del collasso ma rendendolo così assolutamente certo...

Fonte: Massimo Fini

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