Il leader anti Europa nel Regno Unito

http://italian.irib.ir/media/k2/items/cache/d5f7a100a903d9ce89f8252dbdc9e206_L.jpgIn Gran Bretagna avanza l'Ukip, il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito.

E il leader attacca l'Ue, sfruttando le paure degli elettori sull'immigrazione. La Gran Bretagna si sposta a destra, non quella conservatrice tradizionale incarnata dai Tories del premier Cameron, bensì l’altra nazionalista rappresentata dall’Ukip (United Kingdom Indipendence Party). Il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito è dunque il nuovo fenomeno politico britannico. E vede in Nigel Farage il proprio paladino. Il Regno Unito ha rappresentato da sempre “un’anomalia”, visto il forte euroscetticismo dei britannici: per loro l’ingresso nell’euro non è neanche immaginabile. Ma l’avanzata delle “truppe” capitanate da Farage avviene in un contesto di neo-nazionalismo diffuso sotto i cieli europei, come testimoniano i risultati delle elezioni in Austria e la crescita dell’estrema destra in Francia (senza dimenticare che il caso italiano con il Movimento 5 Stelle). Le elezioni amministrative di maggio sono state un termometro importante per comprendere la situazione nel Paese: l’Ukip è arrivato al 23%, diventando la terza forza politica dietro laburisti e conservatori. Insomma, per quanto il test fosse locale, il segnale è chiaro, così come le conseguenze politiche sono state evidenti: il primo ministro Cameron si è spostato su posizioni più radicali temendo la concorrenza dell’Ukip. I temi agitati dagli indipendentisti sono tipici della destra dura e pura: “no” all’eurocentrismo con Bruxelles che cancella la sovranità nazionale. Ma soprattutto riecheggia forte il “no” all’immigrazione, che nel Regno Unito è intesa anche come immigrazione degli europei del Sud e dell’Est. Nigel Farage ha coltivato con pazienza la sua ascesa: ha lasciato i Tories nel 1992 in polemica con la ratifica del Trattato di Maastricht, diventando membro fondatore del Partito per l’Indipendenza. Nel 2006 è arrivata la leadership, lasciata poi nel 2009 quando puntò (senza riuscirci) alla conquista del ruolo di Speaker nella Camera dei Comuni. Il ritorno alla guida dell’Ukip è avvenuto nel 2010, dopo le dimissioni di Michael Pearson. E ora, sull’onda dell’antieuropeismo, punta a “sbancare” alle prossime europee con un bersaglio molto facile: il presidente del Consiglio dell’Ue, Herman Van Rompuy, indicato come un burattino nelle mani tedesche.

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