" Il discorso del re". La recensione

Il regista Tom Hooper ha alle spalle una lunga serie di successi televisivi, che sono stati premiati ai Golden Globe e agli Emmy, facendone incetta.
Uno fra tutti è stato “John Adams” che, interpretato da Paul Giamatti e Laura Linney, ha vinto quattro Golden Globe e tredici Emmy.
Con “Il Discorso del Re” torna al cinema portando in scena una pellicola basata sulla vera storia di Re Giorgio VI.

Bertie è il secondo genito della famiglia reale inglese e soffre di balbuzie fin da piccolo.
Questo problema lo ha sempre accompagnato, senza che la medicina sia mai riuscita a migliorare le sue condizioni. Dopo la morte del padre Re Giorgio V e l’abdicazione del fratello, Bertie si trova costretto a rivestire un ruolo che non aveva mai cercato di ricoprire: quello di monarca. La sua voce ora gli è più indispensabile che mai e sua moglie Elisabetta si rivolge all’eccentrico logopedista Lionel Logue. Sua Altezza è inizialmente diffidente e i due uomini si scontrano, ma riescono a trovare una terapia che farà superare a Bertie la sua balbuzie, dandogli modo di fare il discorso alla radio che incoraggerà il suo popolo sull’orlo della guerra.

Il discorso del Re è stato candidato agli Oscar 2011, con 12 Nomination, interpretato da un favoloso Colin Firth e un perfetto Geoffrey Rush, affiancati da un’acuta performance di Helena Bonham Carter.
I tre attori hanno saputo creare una sinergia tale da rendere il film ironico, con dei tempi comici irresistibili e un tocco drammatico e permette allo spettatore di identificarsi con i vari personaggi. Il regista mostra il lato umano e personale, nelle azioni e nei sentimenti dei suoi personaggi, non si vede il rango a cui appartengono, ma le preoccupazioni comuni di individui che reagiscono in modo comune.
Già solo il fatto di far chiamare Sua Altezza, col suo nome di battesimo, da Lionel, elimina la distanza con il pubblico. Hooper ha saputo creare un’atmosfera familiare e calda sia quando Bertie sta con le sue figlie, che quando sta con Lionel, mostrandolo con le sue paure e fragilità. Bertie risulta essere una persona amabile, ma chiusa, che tiene per sé ciò che lo ferisce, fino a quando non incontra un amico vero col quale confidarsi.

Il cineasta si occupa con altrettanta cura dell’ambientazione, sottolineando le preoccupazioni di un paese che dovrà entrare in guerra e che ha bisogno di un leader che lo faccia sentire unito e amato.
La colonna sonora di Alexandre Desplat crea il giusto climax, portando solennità nelle sequenze cardine e distensione nelle altre. Tom Hooper e Danny Cohen, direttore della fotografia, hanno conferito al film un’atmosfera datata e moderna al tempo stesso, in cui la figura umana è messa al centro. Molto bella l’inquadratura in cui Bertie si allontana nella foschia, dando la sensazione di trovarsi di fronte a un’immagine di altri tempi.
Il discorso del Re è un film ilare, sincero e ben articolato, Hooper è stato abile a tenere insieme tutti gli elementi a sua disposizione. ( Fonte: www.cinemali.it)

Autore: Francesca Caruso

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