Il decreto sul lavoro giovanile scontenta tutti - di Matteo Mascia

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1372265895.jpgDopo il “decreto del fare” arriva un altro provvedimento urgente con cui Palazzo Chigi punta ad intervenire sul quadro macroeconomico nazionale. Enrico Letta ed i suoi ministri hanno deciso di arginare la piaga della disoccupazione giovanile, un fenomeno aggravato dalla recessione che attanaglia il Paese da diversi anni. “Ho avuto il compito non facile di trovare le coperture per queste misure importanti, che mobilitano risorse per 1,5 miliardi sul lavoro oltre al rinvio dell’Iva: ci siamo dati come impegno trovare coperture senza creare nuovo debito e rispettando le direttive comunitarie, credo che abbiamo fatto un grosso lavoro di coperture certe che nel breve periodo non comportano aggravi per i cittadini”, ha spiegato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. “L’obiettivo delle misure del governo - ha aggiunto l’ex Banca d’Italia - è quello di creare un ponte per la ripresa dell’attività economica, dobbiamo ripensare gli strumenti della tassazione in modo da sostituirli con forme meno gravose su lavoro e imprese”. Le norme relative alle politiche sul lavoro prevedono un incentivo fino a un massimo di 650 euro mensili per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato. La misura di sostegno è istituita in via sperimentale ed è destinata ai giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni: l’ammontare complessivo è pari a 800 milioni di euro e corrisponde al 33 per cento della retribuzione mensile lorda complessiva, per un periodo di 18 mesi, “ed è corrisposto unicamente mediante conguaglio nelle denunce contributive mensili del periodo di riferimento, fatte salve le diverse regole vigenti per il versamento dei contributi in agricoltura”. Per poter usufruire degli incentivi alle assunzioni i giovani devono rientrare in una serie condizioni: essere privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; essere privi di un diploma di scuola media superiore o professionale, vivano soli con una o più persone a carico. Il bonus viene istituito, si legge, “al fine di promuovere forme di occupazione stabile di giovani” e “in attesa dell’adozione di ulteriori misure da realizzare anche attraverso il ricorso alle risorse della nuova programmazione comunitaria 2014-2020”.

L’incentivo, si legge nel decreto che sarà presentato alle Camere per la conversione, verrà corrisposto “per un periodo di 12 mesi ed entro i limiti di 650 euro mensili per lavoratore nel caso di trasformazione a tempo indeterminato”. Il presidente del Consiglio si è detto certo che il pacchetto potrà “aiutare l’assunzione di duecentomila giovani italiani con una intensità maggiore nel centro-sud, ma con un intervento che riguarda l’intero Paese”. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha precisato: “100.000 saranno quelle che potranno beneficiare degli sgravi contributivi mentre altre 100.000 sono coinvolte nelle altre misure di inclusione. Letta ha aggiunto: “Puntiamo a dare un colpo duro alla piaga della disoccupazione giovanile”. Il pacchetto lavoro, ha sottolineato ancora, “mi consentirà di andare in Europa a fare la battaglia contro la disoccupazione giovanile”. Parole grosse che saranno smentite dagli effetti prodotti dalle nuove norme, ridicoli e destinati ad una platea molto ridotta di beneficiari. Una prospettiva che potrebbe spingere il Parlamento a modificare radicalmente le norme licenziate da Palazzo Chigi. Il decreto prevede anche un rinvio di tre mesi dell’aumento dell’aliquota Iva al 22 per cento, già deciso da leggi pienamente vigenti. Argomento in grado di sottoporre a forti fibrillazioni la maggioranza di governo, con il Pdl deciso a tutto pur di mantenere una promessa fatta durante la campagna elettorale. “Ora che è ufficiale che per finanziare il blocco dell’Iva il governo aumenta le tasse sulle persone fisiche e le imprese, ci chiediamo di quale gruppo parlamentare è presidente Renato Brunetta. Rinviare l’Iva anticipando l’Ires è una mossa da furbetti più che da geni della finanza. A questo punto, dopo aver sostenuto fino a poche ore fa che il governo non avrebbe dovuto aumentare le tasse, ci aspettiamo che il capogruppo del Pdl ne tragga le dovute conseguenze”, ha scritto in una nota il responsabile economia e sviluppo della Lega Nord, Maurizio Fugatti.

“Personalmente devo esprimere delusione sia sul lavoro sia sull’Iva rispetto agli annunci del Governo”, ha chiarito in una nota Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Finanze della Camera. Insomma, Letta dimostra di temere le politiche di stimolo di stampo keynesiano. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21722#sthash.HG37B6qF.dpuf

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