Il costo delle centrali nucleari? Molto più di quanto si pensi e...

Qualche giorno fa il ministro bulgaro dell'energia, Traicho Traikov,ha annunciato che il costo del progetto per la costruzione della seconda centrale nucleare a Belene ha raggiunto ormai i 9 miliardi di euro e che sono in corso negoziati con la Russia per ridurre il prezzo. Il costo iniziale previsto per la centrale nucleare era di 4 miliardi di euro.

 

Eppure, secondo Traikov, anche la Grecia avrebbe espresso interesse per il progetto nell'ultimo incontro bilaterale con la Bulgaria, ma è difficile che un Paese in crisi nera possa investire un solo centesimo di euro quando la proposta di partecipazione è stata avanzata ad Atene ormai da più di un anno.

 

I lavori sul sito di Belene, sulla riva del Danubio, nel nord della Bulgaria, sono addirittura partiti nel 1981, quando Sofia era il più fedele alleato dell'Urss, ma poi non solo mai decollati ed ora il nuovo governo di destra si trova con un ferrovecchio sovietico da completare.

 

La scorsa primavera la russa Atomstroyexport, che dovrebbe costruire la centrale di Belene, ha offerto alla Bulgaria un prestito statale di 2 miliardi di euro solo per continur ere a mantenere in piedi l'impianto fino a quando il governo di Sofia non troverà quel nuovo investitore strategico dell'Europa occidentale che sogna il primo ministro Boyko Borisov. Purtroppo per lui fino ad ora si è fatta avanti solo la Serbia che ha espresso interesse per la centrale nucleare durante i recenti colloqui tra Borisov e presidente serbo Boris Tadic.

 

Della questione dei costi crescenti ed imprevisti delle centrali nucleari se ne occupa anche James Janter sul suo "Blog about energy and the environment" del New York Times che, oltre al caso limite di Belene, fa una breve disamina dei costi presunti e quelli effettivi di diverse centrali nucleari in costruzione in giro per l'Europa.

 

A fine agosto il ministro dell'energia della Gran Bretagna, Charles Hendry, in un'intervista a l Bloomberg News ha detto di aspettarsi che il costo di ogni nuovo impianto nucleare nel Regno Unito salga a circa 6 miliardi di sterline, cioè 9,3 miliardi dollari. Hendry ha anche detto di sperare che le industria del nucleare trovino da sole tutti questi soldi, senza il sostegno dello Stato, ma poi non ha trovato di meglio che prospettare di trovare i necessari incentivi per la costruzione di centrali nucleari imponendo una specie di carbon tax sulle emissioni di CO2 delle centrali a gas e carbone che andrebbe a finanziare il nucleare. Insomma, i contribuenti quel che lo Stato dice di non voler dare lo pagherebbero in bolletta e una tassa "virtuosa" andrebbe al nucleare invece che alle energie rinnovabili.

 

Il problema per Hendry e per gli altri cantori del Rinascimento nucleare è che sempre più esperti, non necessariamente anti-nuke, dicono che molti nuovi progetti nucleari sono semplicemente troppo grandi e che non potranno mai essere costruiti senza massicci finanziamenti pubblici.

 

La cosa è venuta clamorosamente a galla con l'Epr di Olkiluoto, in Finlandia, dove la francese Areva sta ancora costruendo una centrale che avrebbe dovuto essere operativa nel 2009 e che nel 2005 avrebbe dovuto costare 3 miliardi di euro. Orai costi sono praticamente raddoppiati e forse l'impianto entrerà in funzione nel 2012, mentre le liti sugli aspetti tecnici, economici e di sicurezza tra Areva e il suo cliente finlandese, l'utility finlandese Teollisuuden Voima Oyj, sono all'ordine del giorno.

 

Dei costi del nucleare "pubblico" cinese e russo si sa solo quello che fanno filtrare i governi, ma la Russia non disdegna nel continuare a costruire centrali nucleari in Paesi come l'Iran e si tiene stretta la sua eredità nucleare sovietica di cui fanno parte anche Chernobyl ed i vetusti impianti nucleari militari e civili, circondati dai recenti incendi, e per i quali nessuno parla di dismissione.

 

Il Giappone sta rinunciando a un accordo nucleare con l'India perché la nuova legge sul nucleare civile sulla quale il governo di New Delhi ha trovato un accordo con l'opposizione della destra induista sarebbe troppo oneroso, in caso di incidente, per i costruttori e i fornitori di attrezzature nucleari. La cosa non sembra piacere nemmeno a russi e americani eppure è stato proprio l'accordo con quest'ultimi a rendere necessaria la nuova legge.

Solo i sudcoreani sembrano a loro agio in questo mercato concorrenziale al rialzo, come dimostra il "colpo" fatto negli Emirati Arabi Uniti a danno dei francesi.

 

I cinesi vanno come sempre avanti per la loro strada ed usano anche il nucleare come strumento din scambio con americani, francesi e russi e per espandere la loro egemonia economica (sempre più anche politica) in Asia, magari in Pakistan, dove le recenti devastanti alluvioni hanno dimostrato tutta la pericolosità del nucleare autoctono e come investire sull'atomo non incida minimamente sul livello di benessere della popolazione e sullo sviluppo tecnologico del Paese... anzi. ( Fonte: greenreport.it)

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