Il cervello delle mamme, che prodigio di natura!

http://mamma.pourfemme.it/img/risonanza-magnetica-cervello.jpgJ.K.Rowling scrisse il suo primo Harry Potter nei bar di Edimburgo, ottimizzando il tempo tra una poppata e l'altra della sua bambina. Sheila Gilbride, dirigente di una casa farmaceutica, trovò il modo di allattare da sola, contemporaneamente, i suoi tre figli gemelli. Kathy Mayer, primario di medicina interna a Denver, nonché madre di due gemelle, guidava la macchina attaccata a un tiralatte elettrico collegato alla presa dell'accendisigari. Super donne? Macché, solo mamme. Dotate, grazie a gravidanza e parto, di un cervello più brillante e di capacità organizzative e relazionali da far invidia alla maggior parte degli uomini. Insomma con una marcia in più. Arriva dall'America, firmato dalla cronista premio Pulitzer Katherine Ellison, "Il cervello delle mamme" (Rizzoli, pp. 304, euro 17), a metà tra il saggio scientifico e il manuale di sopravvivenza per neo mamme, che punta a fare piazza pulita di tutti i più radicati pregiudizi su donne in attesa, puerpere, madri di bimbi piccoli. Anche quando si parla di rendimento e affidabilità professionale.

Scientificamente documentato, con riferimenti alle più recenti ricerche e alle ultime sperimentazioni – da quelle sui ratti a quelle fatte con la risonanza magnetica su gestanti e neo madri – il lavoro della Ellison è arricchito da decine di interviste a madri più o meno in carriera. La tesi è che gestazione e parto esplodano nella vita delle donne come un big bang emotivo, dopo il quale niente è più come prima. Nemmeno il cervello che, lungi dall'annebbiarsi, si espande e si arricchisce di nuovi circuiti. Con l'ossitocina, ormone protagonista in parto e puerperio, che favorisce memoria e apprendimento, oltre al legame tra madre e figlio e ai rapporti sociali. Ma anche la necessità di provvedere a tutti i bisogni del neonato che porta a specializzarsi nel multitasking, ovvero nella capacità di fare diverse cose contemporaneamente.

Basta insomma con lo stereotipo di mamme un po' rimbambite, tutte pappe e pannolini da cambiare: la maternità, sostiene Ellison riportando questi studi che finalmente valorizzano il "pensiero materno", non intacca affatto le facoltà mentali delle donne. Anzi le potenzia, migliorando la percezione, l'efficienza, la capacità di recupero, la motivazione e la socievolezza. Purché se ne sappia approfittare. E si affronti l'esperienza «come una opportunità di apprendimento».

Certo nessuno nega che proprio in quei mesi a ridosso del parto o durante i primi anni di vita del bambino si possa apparire distratte e svagate, per le ore di sonno perse, con la testa tra le nuvole al punto da dimenticare le cose. Ma non è detto che questo significhi ridotta affidabilità. La Ellison porta ad esempio Albert Einstein, distratto perché troppo concentrato sulle sue teorie. Alle madri, dice, succede lo stesso: con l'arrivo di un bebè si impara a selezionare, a tirare dritto verso le priorità. E sono tutte qualità che possono tornare utili una volta tornate al lavoro. Qualche azienda, almeno in America, pare che se ne sia già resa conto. Le madri risultano più leali e affidabili se non altro perché hanno un buon motivo per difendere il loro impiego.

Poi c'è un'altra assonanza che si fa strada, quella tra capacità genitoriali e management: chi è capace di destreggiarsi tra le mille responsabilità, i pensieri, gli orari dell'asilo nido, le direttive per la baby sitter e le visite dal pediatra, è facile che sia più bravo anche a gestire obiettivi e problemi di un gruppo di lavoro.

Joannes Hayes-White, che a San Francisco dirige una caserma di vigili del fuoco con milleseicento dipendenti (le donne sono 223) ne è un buon esempio: «Poiché sono una madre, un vigile del fuoco e il capo di una caserma – spiega all'autrice del libro – ho dovuto imparare a destreggiarmi e a definire le mie priorità».

Di necessità virtù, tutte ce la possono fare , sostiene Ellison. E pazienza se in Italia asili aziendali e imprese che si preoccupano prioritariamente del benessere delle famiglie sono ancora una chimera, oltre il 40 per cento delle donne che decide di avere un figlio non accede alla maternità con tutti i diritti, l'occupazione femminile è ferma al 61,3 per cento (11 punti sotto la media europea) quella materna è ancora più bassa e le madri con tre o più figli disoccupate. Ma sfatare i pregiudizi è già un bel passo avanti. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it/ Autore: Silvia Lambertucci)

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