Il caro amico Gheddafi

Sul dittatore Gheddafi abbiamo avuto occasione di parlare spesso. Oggi la nostra attenzione è puntata su una località nel sud della Libia: Al Brak. In questo luogo, infatti, sorge un campo di accoglienza profughi – ma meglio definirlo campo di concentramento – nel quale sono stipati  circa250 profughi, per lo più eritrei, in condizioni umane disastrose: scarsità di acqua e cibo, assenza delle più elementari condizioni igieniche, assistenza sanitaria insufficiente.

 

La maggior parte di questi profughi sono stati respinti dalle nostre autorità e rispediti in Africa applicando le norme contenute nel famoso “pacchetto sicurezza” fortemente voluto da Berlusconi e Bossi nel maggio dello scorso anno.

 

Il Corriere della Sera ha raccolto la voce di uno di questi profughi:

 

"Qualcuno è nudo o è in mutande, perché la deportazione nel deserto libico meridionale è avvenuta di notte. Un viaggio nell’inferno. Eravamo tutti nel campo di detenzione di Mishiratah, vicino Tripoli. Il 29 giugno sono arrivati funzionari hanno chiesto le nostre generalità per comunicarle all’ambasciata Eritrea. Ci siamo rifiutati. Il regime di Asmara si sarebbe vendicato sulle nostre famiglie. Il presidente Isayas Afeworki è implacabile e non tollera il dissenso. Così i libici ci hanno accusato di insubordinazione e ribellione. I militari sono arrivati di notte, ci hanno caricato su camion e portato ad Al Brak un migliaio di chilometri più a sud. Chi ha tentato di fuggire è stato catturato e picchiato a sangue. Ora nel campo una ventina di ragazzi sono feriti, con gambe o braccia spezzate. Nessuno li cura. Siamo stati torturati e picchiati perché ubbidissimo. Inutile l’appello all’Unhcr, l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati: è stato cacciato dalla Libia. Siamo disperati. Se non ubbidiamo ci deportano in Eritrea e per noi vuol dire la morte. Se ubbidiamo saranno i nostri familiari a morire; si vendicheranno su di loro perché noi siamo scappati."

 

Ecco a quali aguzzini affidiamo coloro che respingiamo. ( Fonte: minitrue.it)

Autore: Jaques M. Hotteterre

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