" Il carcere corregge o affligge? " Una riflessione di Don Luigi Gatti

Un detenuto attualmente costa circa 250 Euro al giorno, Tribunale e custodia insieme. Il 70% dei detenuti che scontano tutta la pena in carcere commette lo stesso reato quanto esce.

 

Questa recidiva si abbatte quando ai detenuti viene offerta la possibilità di accedere a misure alternative quali: affidamento in prova, borse lavoro etc. Ora dai numeri qualche riflessione. La prima e più palese è che quattro anni dopo l’indulto le carceri italiane sono più sovraffollate e quindi più disumane di prima.

 

In seconda battuta che – malgrado l’alto costo che ogni detenuto rappresenta per l’intera collettività – il sistema carcerario riesce a esercitare certamente una funzione afflittiva, ma scarsamente correttiva: in carcere si sta male, ma in compenso non si prende coscienza del male commesso.

 

Con il risultato che si esce peggiori di quando si è entrati, che in carcere ci stanno i meno tutelati, i più sprovveduti dal punto di vista culturale e sociale. Il progetto di nuove carceri forse può essere utile nel senso di dismettere quelle più fatiscenti e disumanizzanti. Ma vorremmo sentire parlare un po’ di più di misure alternative, di potenziamento delle figure educative, di avviamento al lavoro, di accompagnamento sociale una volta “fuori”.

 

Insomma, ci piacerebbe ragionare sul fatto che il carcere non può essere il solo modo con cui scontare la pena. Saremmo più contenti se l’offerta scolastica e formativa all’interno dei penitenziari diventasse più accessibile e se gli insegnanti fossero incentivati a un servizio che avrebbe uno straordinario valore per la società tutta. Così come sarebbe un segno di civiltà che il mondo delle guardie carcerarie fosse maggiormente attrezzato dal punto di vista formativo e culturale. Infine, ci piacerebbe che le trasmissioni radiofoniche e televisive provassero ad usare un approccio più educativo e meno giustizialista: sostenendo, ad esempio, che il legittimo sentimento di giustizia che prova chi è vittima di un reato debba trasformarsi in appagamento non solo nel momento in cui il responsabile viene individuato e condannato, ma anzitutto quando il colpevole arriva a riconoscere il male commesso e a dimostrare una reale intenzione di cambiamento.

Autore: Don Luigi Gatti, Parroco di Turano Lodigiano

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