Il blitz su un mercato malato. 45 tonnellate di medicinali “tarocchi” per un valore di 2 milioni di euro

È il risultato dell’operazione svolta dai carabinieri del Nas di Latina e che ha portato ieri al sequestro della merce e alla denuncia del responsabile legale di un’azienda farmaceutica lombarda che opera nel frusinate. L’accusa è di aver importato dalla Repubblica Popolare Cinese ingenti quantitativi di mesalazina senza l’autorizzazione Agenzia italiana del Farmaco.
 
La sostanza in questione, largamente diffusa, è utilizzata nel trattamento di patologie infiammatorie intestinali: importazione, distribuzione e somministrazione sono regolate, come tutte i medicinali, da stringenti normative comunitarie, che comportano tutti gli obblighi volti a garantire la purezza della sostanza e la sicurezza del paziente, inclusa la presenza della necessaria autorizzazione Aifa.
 

Oltre al sequestro e alla denuncia, le forze dell’ordine hanno disposto anche una campionatura del principio attivo, da analizzare subito per stabilirne le caratteristiche. Un blitz che ha fermato al principio la diffusione di una medicina che, una volta trattata e purificata, sarebbe poi stata distribuita alle aziende di produzione per il confezionamento di centinaia di migliaia di scatole destinate alla vendita come generico. Il passaggio per l’Italia non è la norma, visto che l’iter solito prevede la lavorazione nei laboratori svizzeri, dove viene prodotto il farmaco poi immesso a un costo moltiplicato per dieci sul nostro mercato.
 
L’operazione di ieri è sintomo di un quadro complessivo, che vuole l’India e la Cina padroni pressoché assoluti dell’attuale commercio di sostanze come la mesalazina, che ha «origini antiche, costo bassissimo all’origine ed è senza brevetto», spiega Antonio Marfella, dirigente responsabile della struttura di Farmaeconomia dell’istituto dei tumori di Napoli.
 
«Dai due colossi asiatici viene la maggior parte dei generici, con i conseguenti rischi per la salute e per la legalità. Una distribuzione del mercato - prosegue il tossicologo -, che è frutto della scelta delle grandi industrie del farmaco, orientate a un altro tipo di profitto, quello proveniente dagli anti oncologici. Basta pensare che alla cura dei tumori sono dedicate 95 sperimentazioni cliniche su 100. Così, il mercato dei generici, un business da 4-5 miliardi di euro l’anno, è finito in altre mani. Invece, sarebbe estremamente più logico lasciare perdere la corsa esasperata ai brevetti e sviluppare in loco i generici: avremmo una sanità capace di produrre, insieme alla ricchezza, il lavoro. Anche perché le patologie autoimmuni, provocate spesso dall’inquinamento, sono in gravissimo aumento. E noi importiamo da fuori il rimedio alla nostra scarsa tutela dell’ambiente. È un cane che si morde la coda. La sfida del futuro è proprio quella di puntare su due settori estremamente connessi: l’economia verde e la sanità pubblica».

( Fonte: blitzquotidiano.it )

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog