Il 92% degli italiani vede nero: la crisi non è passata

Per il 92% degli italiani la crisi non è ancora passata e, anzi, «il peggio è ancora annidato fra noi». Una percentuale che si avvicina al totale, e che tra febbraio 2011 e lo stesso mese del 2010 è salita di nove punti percentuali. A preoccupare le famiglie è soprattutto la situazione economica, in particolare il mercato del lavoro. E, di fronte alla stallo, le risposte delle istituzioni sono giudicate «insoddisfacenti».

È questo il risultato dell'ultima indagine Confesercenti Ispo, che rileva le opinioni dei cittadini a inizio anno, un 2011 che sembra portarsi dietro timori che si fanno sempre più pesanti. Crescono le ansie per l'economia (96%) e per l'occupazione, con il 95% che si dice allarmato. Anche se c'è un lieve calo del numero di persone che hanno perso il lavoro o hanno un caso di licenziamento in famiglia. Ma la sostanza non cambia: è, infatti, un problema che tocca il 15% della popolazione.

Nonostante le difficoltà percepite, però, non ci si tira indietro al cospetto della rate del mutuo: secondo l'Abi le famiglie creditrici «sono solide di fronte alla crisi, e mantengono un basso livello di rischio default: nonostante la debolezza del ciclo economico, confermano una positiva capacità di tenuta sul fronte finanziario». Per essere puntuali con le banche, però, gli italiani mettono il freno ai consumi, che vengono depressi anche dalle percezioni non rosee rilevate proprio dal sondaggio condotto da Renato Mannheimer per l'associazione dei commercianti.

Una rilevazione che, tra l'altro, denuncia come le paure per una crisi ancora in corso attraversino tutta l'Italia (in media il 20% delle famiglie ne accusa direttamente i colpi), e come la maggior parte dei lavoratori (56%) avverta rischi per il proprio posto di lavoro. Numeri importanti che tuttavia, fa notare Mannheimer, non spengono del tutto la capacità degli italiani di essere ottimisti, o meglio di credere di potersela cavare anche in condizioni difficili. Infatti, alla domanda «come pensa che sarà la situazione economica della sua famiglia tra un anno?», la larga parte degli intervistati (60%) ha risposto «positiva», contro un 35% che la vede «negativa».

Ma, intanto, si deve affrontare la realtà di oggi, considerata peggiore di quella passata, anche per una scarso sforzo da parte delle politica e delle istituzioni. Solo il 15% degli intervistati, infatti, si dice soddisfatto delle azioni del governo.

Intanto il 2011 si conferma l'anno della ripresa in Europa. Una ripresa fragile, ma finora più sostenuta del previsto. Attenzione però all'effetto-Libia, col caro-energia che alla lunga potrebbe compromettere la crescita già stentata di molti Paesi del Vecchio Continente. E già messa a rischio dalla persistente crisi dei debiti sovrani, tutt'altro che superata. Questo il quadro delle nuove previsioni economiche che saranno pubblicate oggi dalla Commissione Ue. Previsioni provvisorie che riguardano solo sette Paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda Regno Unito e Polonia) che però rappresentano l'80% del Pil europeo. Con la crescita della Ue che dovrebbe essere confermata attorno al 2% quest'anno, con un miglioramento della stima per l'Eurozona.

I timori per la situazione nel mondo arabo però ci sono. «C'è preoccupazione e consapevolezza, ma nessun allarmismo», assicurano fonti dell'esecutivo europeo», sottolineando come per il momento «non si può parlare di impatto negativo delle rivoluzioni del Nord Africa sulla crescita del nostro Continente». Ma il messaggio del commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, oggi sarà chiaro: se la situazione nell'area non si normalizzerà nel breve periodo e si prolungherà nel tempo, magari estendendosi, sarà inevitabile subire gli «effetti secondari» del caro-petrolio, con un innalzamento dei prezzi dei carburanti, dei trasporti, dei beni industriali. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Arturo Portentino

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