I vantaggi (palesi e occulti) di investire in efficienza

http://www.informasalus.it/data/foto/i/i-vantaggi-palesi-e-occulti-di-investire-in-efficienza_2787.jpgDopo il numero 53, ci vorrebbero undici zeri per scrivere i costi sociali che, ogni anno, gli Stati Uniti d’America sopportano per le emissioni di CO2: 5,3 trilioni di dollari. O, se preferite, 5.300 miliardi. Un terzo del Pil a stelle e strisce. Il calcolo è dell’Economics for equity and environment network, una rete di oltre 200 economisti esperti di problemi ambientali. Ogni tonnellata di CO2 emessa apporta un danno di 893 dollari. Quaranta volte più alto di quanto stimato dal governo di Washington. Una sottostima che spiega la minore attenzione degli Usa verso i temi ambientali.

In Europa (forse) va un po’ meglio. La Commissione europea, per decidere le politiche da adottare sul fronte del risparmio energetico e del consumo di risorse, si avvale del Joint Research Center che ha sede a Ispra: suo il compito di misurare i consumi energetici delle diverse attività umane e l’impatto che avrebbero gli interventi di efficientamento. Elettrodomestici, illuminazioni, edilizia, motori elettrici, agricoltura. Non c’è settore che non possa produrre benefici enormi. Ma in molti casi il loro impatto è del tutto sconosciuto all’opinione pubblica.

Elettrodomestici
E il settore più avanti con i risultati. Da quando è entrata in vigore la classificazione energetica (da G ad A+), i vecchi apparecchi sono scomparsi dai negozi. Dalla sostituzione si è ottenuto una calo del 20% dei consumi del settore (che rappresentano il 20% dei consumi residenziali).«Ormai sono stati quasi tutti sostituiti dai classe A+ e presto si troveranno in commercio solo gli A++», spiega Paolo Bertoldi, ricercatore del Jcr. Solo dalle “lucine” degli stand-by si possono risparmiare 35 TWh (come 5 centrali da 1 GW). «Quanto avvenuto con gli elettrodome stici – osserva Domenico Sturabotti, direttore di Symbola – dimostra l’estrema importanza di una classificazione chiara dei prodotti, perché permette ai consumatori di distinguerne la qualità e quindi di orientare il mercato con le proprie scelte».

Edilizia
Più che un patrimonio immobiliare, un colabrodo. La maggior parte delle case italiane (il 60%) è nata tra il 1946 e il 1981. Al Nord il consumo annuo di energia degli edifici è pari a 18-20 litri di gasolio per metro quadro (o 18-20 metri cubi di gas). La media nazionale è di 12-14 litri. Da qualche tempo, anche qui è entrata in vigore la classificazione. Peccato che l’Italia abbia interpretato a modo suo la direttiva Ue. «Una casa in classe G ha costi di gestione che si aggirano sui tremila euro l’anno», spiega Oscar Stuffer, architetto dello studio SolarRaum. «Una casa di classe B li ridurrebbe del 70%, una di classe A del 90%». Un toccasana sia per le famiglie, sia per la bolletta elettrica nazionale, visto che l’Italia è il secondo importatore mondiale d’energia. Non è un caso che molti attendano con ansia gli effetti della direttiva Ue 2010/31: entro il 2018 le costruzioni pubbliche ed entro il 2020 i nuovi edifici privati dovranno essere a zero emissioni. Il Jcr calcola che, intervenendo sul ricaldamento con politiche piuttosto blande, si risparmierebbero 298 TWh. Con policies più stringenti si salirebbe a 664 TWh: come chiudere 90 centrali e non accorgersene.

Illuminazione
Forse non tutti sanno che incide per il 15% dei consumi elettrici nazionali. Non solo abitazioni. Ma anche scuole, ospedali, uffici, industrie. Da qui gli esperti si attendono grandi risultati. Spiega Bertoldi: «Al Jcr abbiamo calcolato che, se tutte le lampade fossero sostituite con i nuovi led, si potrebbe risparmiare il 10% dei consumi europei». Una cifra pari a 266 Terawatt/ora. Tanto o poco? È l’energia prodotta da 45 grandi centrali elettriche da 1 GW. Il consumo annuo dell’Italia si aggira sui 300 TWh. Giudicate voi.

Agricoltura
Secondo la Fao, è responsabile del 30% del global warming (per capire: i trasporti pubblici e privati si fermano al 17%). Dito puntato contro gli allevamenti intensivi, responsabili del 18% dell’effetto serra: il 6% per la deforestazione a favore dei pascoli, un altro 6% per la fermentazione del letame e un ultimo 6% per il metano emesso dai ruminanti. Inevitabile pensare ad alternative basate su modelli di produzione su piccola scala. Meglio se biologici. Gli obiettivi di mitigazione fissati dalla Commissione Ue per il settore agricolo prevedono un calo del 42-49% entro il 2050. «Il traguardo sarà possibile – spiega il presidente di Aiab, Andrea Ferrante – solo investendo sull’efficienza, il recupero energetico dei residui agro-zootecnici e il successivo impiego nei campi dei loro sottoprodotti, ottimizzando i vantaggi dell’agricoltura estensiva, riducendo i fertilizzanti, stimolando il commercio di prodotti locali».

Motori elettrici
Alzi la mano chi sapeva che incidono per il 20% dei consumi elettrici totali in Europa. Ammodernandoli si possono risparmiare 135 TWh ogni anno. «Pompe, ascensori, scale mobili e molti strumenti dell’industria usano motori molto inefficienti» rivela Bertoldi. «La cosa assurda è che costano duemila euro. Quelli ad alta efficienza già in commercio ne costano 500 in più. E nel loro ciclo di vita ne farebbero risparmiare 30 mila. Purtroppo, soprattutto le piccole imprese considerano solo il costo iniziale». E nel tessuto industriale italiano le Pmi sono in maggioranza.

DIRETTIVA EDIFICI, BRUXELLES ALZA LA VOCE
A quanto pare, per l'Italia collezionare procedure d’infrazione è un record di cui andare fieri. L’ultima, decisa dalla Commissione di Bruxelles, riguarda la mancata applicazione delle norme comunitarie sull’efficienza energetica degli edifici. Di certo non un fulmine a ciel sereno: l’Ue aveva rilevato già un anno fa alcune gravi mancanze delle leggi italiane che recepivano la direttiva 2002/91/CE.

La norma comunitaria prevedeva che, nelle compravendite e negli affitti di appartamenti, fosse obbligatorio fornire la certificazione energetica (sette classi da G ad A) e che ad emettere il certificato fossero tecnici abilitati. La legge italiana ha sostituito quell’obbligo con una semplice autocertificazione, purché il locale fosse inserito nella classe di efficienza peggiore. Una scelta che, secondo Bruxelles, non permette di conoscere la reale performance energetica dell’immobile e che di certo non stimola l’adozione di strumenti di risparmio energetico.

Altra nota dolente riguarda gli affitti: la norma italiana limita l’obbligo di certificazione energetica ai soli edifici di nuova costruzione. Nella direttiva invece l’obbligo era totale. Rilievi anche per gli impianti di condizionamento: in Italia infatti non c’è un sistema di verifiche periodiche che permetta di introdurre gli opportuni interventi di efficientamento. Tanti motivi che hanno spinto la Commissione europea a inviare a Roma un parere motivato e una formale richiesta di applicare tutte le norme contenute nella direttiva 2002/91. Se entro sessanta giorni il governo italiano non fornirà risposte convincenti (e atti concreti), la parola passerà alla Corte di giustizia europea: e per il nostro Paese, ancora una volta, potrebbero arrivare multe con parecchi zeri. Oltre, ovviamente, a un ulteriore discredito tra i partner Ue.
Fonte: Valori (Rivista)

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