I terremoti in Romagna

Dalla fine di maggio a oggi, nella zona tra Forlì e Cesena ci sono state centinaia terremoti di lieve intensità e picchi massimi intorno a magnitudo 3,7 della scala Richter (il terremoto a L’Aquila del 2009 raggiunse 5,9). Niente di preoccupante, ma in seguito alle numerose segnalazioni della popolazione, i sismologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno deciso di preparare un breve rapporto per spiegare che cosa sta succedendo, considerato che l’area adiacente al Montefeltro è ritenuta zona sismica di categoria 2, dove i terremoti possono causare gravi danni anche se con intensità moderata.

L’INGV ha registrato complessivamente 640 terremoti. Tra il 24 e il 28 maggio e tra il 3 e il 7 giugno si è verificato il maggior numero di terremoti, il 90 per cento, dello sciame. Il più forte è stato di magnitudo 3,7 e si è verificato poco dopo la mezzanotte del 25 maggio. In buona parte dei casi i terremoti hanno avuto un epicentro relativamente superficiale, appena 5 – 10 chilometri nel sottosuolo e per questo motivi sono stati percepiti dalla popolazione, specie nei comuni di Bagno di Romagna, Verghereto e Santa Sofia.

L’Appennino tosco-emiliano-romagnolo è interessato spesso da sequenze sismiche delle quali è impossibile prevedere l’evoluzione. Sappiamo dalla storia che in quest’area possono verificarsi anche forti terremoti. Tra i più forti ricordiamo quello che avvenne nel 1584, molto prossimo all’area colpita in questi giorni. In quel caso furono riportati danni valutati fino al IX grado della scala Mercalli (MCS) a San Piero in Bagno, Baroncioni, Ca’ di Bianchi. Un altro evento significativo della regione è avvenuto il 10 novembre 1918 con Intensità MCS fino all’VIII grado (a Corniolo, Galeata, Isola, Mortano, Santa Sofia) e magnitudo stimata in 5.8, mentre diversi terremoti più piccoli sono riportati dai cataloghi negli ultimi 130 anni.

La zona dove si sono verificati i terremoti è considerata di pericolosità sismica medio-alta nella mappa preparata dall’INGV e dovrebbe essere utilizzata dalle istituzioni per valutare le misure da adottare per mettere in sicurezza gli edifici. La mappa ha colori diversi a seconda dei livelli di scuotimento che si potrebbero verificare nelle diverse zone dell’Italia. Si va dal grigio, pericolo molto basso, al viola dove un terremoto provocherebbe gravi conseguenze. Le informazioni dell’INGV servono per capire dove potrà verificarsi un terremoto e prepararsi di conseguenza, con piani di emergenza e la costruzione di edifici in grado di sopportare scosse anche intense, ma non può consentire di prevedere quando si verificherà un sisma. ( Fonte: www.ilpost.it)

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