" I segreti di Gheddafi" di Guido Moltedo

http://www.ilmondodiannibale.it/wp-content/uploads/2011/09/gheddafi-120x120.jpgChe sarà dei documenti riservati, dei dossier confidenziali e dei rapporti top secret del regime libico? Come ne verranno “amministrate” la detenzione e l’eventuale diffusione? Qual effetto dirompente hanno potenzialmente i file custoditi dai fedelissimi di Gheddafi – al potere per quarantadue anni – su uomini di governo, politici, manager, lobbisti di paesi occidentali che, alla luce del sole o di nascosto, hanno avuto relazioni più o meno pericolose con il Colonnello? Domande semplici che balzano all’ordine del giorno, dopo la conquista, da parte dei ribelli, del quartier generale dell’intelligence gheddafiana. All’interno di uno degli edifici del compound – nel centro di Tripoli – duramente colpito dagli attacchi aerei della Nato sono penetrati i ribelli e, con loro, i giornalisti. Che hanno tempestivamente utilizzato, come si deve, materiale di grande interesse tra i faldoni disordinatamente sparsi nei locali devastati degli uffici guidati dal temutissimo Abdullah al Sennusi, il cognato di Gheddafi, responsabile della sicurezza interna e ricercato dal Tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità.

Nei giorni scorsi Jamal Elshayyal, di al Jazeera, ha mostrato ai suoi telespettatori resoconti in arabo e in inglese di incontri, avvenuti nelle settimane che hanno preceduto il collasso del regime di Tripoli, tra emissari del Colonnello e un ex alto funzionario della diplomazia americana (epoca Bush) nel tentativo di screditare il fronte dei ribelli e indebolire il sostegno di Washington alla campagna militare contro il dittatore libico. Secondo i documenti, due consiglieri di Gheddafi, il 2 agosto scorso, al Cairo, ottennero un colloquio con David Welch, numero uno della diplomazia Usa in Medio Oriente durante l’amministrazione di George W. Bush.

Nell’incontro l’americano avrebbe offerto alcuni consigli per migliorare i rapporti tra il colonnello Gheddafi e l’Occidente e porre fine al conflitto in Libia. Il cinico “bushie”, che nel 2008 condusse i negoziati tra Stati Uniti e Libia che portarono alla decisione di Tripoli di compensare le vittime americane degli attentati terroristici libici, attualmente lavora per la Bechtel, una multinazionale del settore delle costruzioni con sede a San Francisco e con contratti per miliardi di dollari in Medio Oriente. Altri documenti, in arabo ma corredati da una traduzione in inglese, rivelerebbero anche i tentativi degli uomini vicini al Colonnello di esercitare un’azione di lobby su un membro del Congresso statunitense, il bislacco deputato dell’Ohio, Dennis Kucinich.

L’interesse degli inviati del Wall Street Journal, Charles Levinson e Margaret Coker, si è invece concentrato su documenti confidenziali interni che raccontano la disperazione, il caos e la confusione fino al panico tra l’entourage di Muammar Gheddafi all’epoca dell’inizio della rivolta in Libia.

Fino alla settimana scorsa, solo un pugno di privilegiati poteva entrare nel complesso di edifici dove ha sede l’intelligence interna e militare. Nei giorni scorsi è stata meta di curiosi, arrabbiati, di gente che ha perduto i propri cari. Solo una delle palazzine, tuttavia, è stata distrutta dai bombardamenti della Nato, le altre restano intatte. «In una – raccontano gli inviati della Cnn, Dan Rivers e Arwa Damon – fogli sparsi coprivano il pavimento, ma gli scaffali degli archivi contenevano ancora grandi quantità di file leggibili che descrivono le pratiche della polizia di stato di Gheddafi. Anche il linguaggio – dicono ancora i due inviati – è opaco. Alcuni file alludono alla “cancellazione” di persone dal database, ma non è chiaro se significa semplicemente la rimozione dei loro nomi dal computer o qualcosa di più sinistro».

I segreti di Gheddafi non sono certo confinati ai file custoditi nel “nido di spie” governato dal potente cognato. Altri archivi spunteranno. In oltre quarant’anni di potere la “Stasi” del Colonnello è stata una formidabile organizzazione di controllo sociale e politico. Sapere chi gestirà questa miniera di informazioni è cruciale: sia per i cittadini libici, che pretenderanno la massima chiarezza sui livelli occulti del regime che li ha oppressi; sia per gli storici libici, per potere scrivere la storia più completa possibile di questi quattro decenni; sia per la comunità internazionale.

Ci sono vicende a dir poco oscure da far riemergere: la sorte dell’imam sciita libanese Musa Sadr, misteriosamente scomparso nell’agosto 1978, insieme allo sceicco Muhammad Yaacoub e al giornalista Abbas Badreddine nel corso di una missione in Libia. E poi il caso del Boeing 747, volo Pan Am 103 Londra-New York, distrutto da una bomba libica il 21 dicembre 1988 e schiantatosi a Lockerbie, in Scozia (270 vittime).

Per non dire del disastro aereo del 27 giugno 1980, nel cielo tra Ustica e Ponza, nel quale persero la vita 81 persone. Una strage della quale indagini e inchieste non hanno mai individuato gli autori, né nei tribunali né nella commissione parlamentare, pur tirando comunque sempre in ballo la Libia di Gheddafi, o come responsabile diretto o come obiettivo di attività di potenze militari attive nel Mediterraneo.

Ma, oltre a questi misteri, il lungo protagonismo di Gheddafi è costellato di suoi coinvolgimenti in in un numero cospicuo di vicende sullo scenario internazionale, alcune remote ma non per questo prive d’interesse; il finanziamento di movimenti di guerriglia e di gruppi estremisti armati, come l’Ira, l’Eta, la banda Baader Meinhof, o sostegno a “rivoluzionari” europei e latinoamericani. E poi il suo ruolo nel mondo arabo e in quello africano. Ma c’è anche il capitolo delle relazioni con capi di governo e leader occidentali, specie dopo l’uscita del Colonnello dal lungo isolamento internazionale. I rapporti con personaggi come Tony Blair e con Silvio Berlusconi sono stati già al centro della curiosità mediatica. C’è da chiedersi se c’è dell’altro negli archivi di Gheddafi. Ma la lista dei personaggi occidentali che hanno avuto a che fare con Gheddafi e la sua corte è davvero lunga.

L’importante è che eventuali dossier non siano usati impropriamente, come è accaduto con la caduta di altri regimi dispotici. Da questo punto di vista non c’è da essere tranquilli.

Il protagonismo francese e quello inglese continuano a essere debordanti, mentre nel fronte dei nuovi “padroni” di Tripoli contraddizioni e conflitti sono evidenti. Regna una confusione nella quale documenti riservati e potenzialmente imbarazzanti possono finire nelle mani di servizi stranieri, o di personaggi o organizzazioni senza scrupoli. Le scene mandate in onda da al Jazeera devono fare riflettere. ( Fonte: www.ilmondodiannibale.it)

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