I sassolini nelle scarpe di Letizia Moratti

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica5/letiziamorattijpg_200_200.jpgNon sono ancora trascorsi i primi cento giorni dall’insediamento della nuova amministrazione a palazzo Marino, e Letizia Moratti ex sindaco di Milano, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, marca una certa presa di distanza dalla politica del Pdl, confessando: «avverto un disagio profondo», e levandosi (fra le righe) qualche sassolino dalle scarpe. Costi della politica, manovra finanziaria rigorosa e sacrificante per i cittadini, disagio per la politica espressa dal suo schieramento, quella che alle ultime amministrative, appena ha fiutato il vento di sinistra che soffiava su Milano, l’ha praticamente scaricata.

 

«Questo mi induce oggi a riflettere sulla scelta che ho fatto due anni fa di entrare nel Pdl. Avverto un disagio profondo: non so più se la mia idea di politica, di una politica eticamente fondata, corrisponda ancora alla politica che pare aver smarrito il significato vero di servizio ai cittadini». Letizia Moratti, parla di «politica demagogica che non affronta i nodi del sistema», un modo come un altro per dire che si getta fumo negli occhi dei cittadini, senza affrontare i problemi reali. E che la spinta propulsiva nuova e riformatrice, che Berlusconi aveva impresso alla politica fino al 2001 ora non esiste più. Colpa dei toni politici eccessivi?Colpa dell’assurda e infondata guerra contro la magistratura? La domanda della giornalista viene abilmente glissata, tutto questo è ininfluente per la Moratti, che piuttosto precisa come Milano, alle ultime amministrative sia stata l’unica città nella quale il Pdl non è calato, anzi, «Sommando i voti del partito a quelli della lista civica a me vicina, si arriva a quota 186 mila. Più che alle Regionali 2010, sui livelli delle Provinciali 2009», come ammettere una sconfitta personale. Proposte, suggerimenti, e annunci sibillini, tra le pieghe del politichese, con il suo solito aplomb la Moratti avanza dubbi, critiche e perplessità. Gli stipendi degli onorevoli andrebbero ridotti del 10%, il numero dei parlamentari andrebbe ridimensionato, e le Provincie abolite. Tutte proposte già fatte proprie dal centrodestra, sì ma non dal suo centrodestra appunto. E poi si esprime con un certo rigore etico, anche nei confronti della politica di casa a Milano. Ma a proposito dei costi della politica, quel buco da 186 milioni di euro lasciato al Comune di Milano come lo chiamiamo? ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Manuela Caserta

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