I Kabobo d’Italia: Grillo frantuma la vetrata dell’ipocrisia

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1368725129.jpgÈ diventato difficilissimo discutere di ius soli e ius sanguinis in maniera seria e pacifica. Logiche da ultras e facili etichette sono dietro l’angolo e, puntualmente, si finisce per trovarsi davanti agli occhi solo polverose collezioni di ovvietà.
Che lo ius soli integrale esista in paesi quali Stati Uniti, Canada, Argentina e Brasile, totalmente diversi dal nostro, per storia e flussi migratori, poco importa agli integrazionisti a tutto spiano; meno ancora sembra interessare, agli apostoli “della porta chiusa”, una revisione dello ius sanguinis rigido, ormai datato e carente nelle sue applicazioni pratiche.
Basta discostarsi anche solo di qualche centimetro appena dalla linea di “sicurezza” (per il sistema) del partito preso, per sollevare un vespaio e finire nel tritacarne dei soliti noti. Farà discutere, ne siamo certi, il post sui “Kabobo d’Italia” pubblicato sul blog di Beppe Grillo, già messo più volte sulla graticola, in passato, per le sue posizioni tutt’altro che demagogiche in materia di immigrazione.
Prendendo ad esempio le vicende di un cittadino portoghese originario dell’Angola, responsabile di gravissimi atti di violenza tra via Melzo e Porta Venezia, a Milano, dell’ormai tristemente noto picconatore del quartiere Niguarda, già noto all’autorità giudiziaria italiana per i suoi bollori e per un permesso di asilo politico negato ed infine di un senegalese omicida di Castagneto Carducci, l’ex comico genovese mette a nudo le inefficienze e l’incapacità di chi dovrebbe garantire il rispetto della legge, quella a parole uguale per tutti, e la sicurezza dei cittadini.
Tre casi diversi uniti, però, da un filo rosso di sangue e vergogna.
“Un comunitario portoghese che doveva (deve) stare in carcere, qui o al suo Paese, e comunque va rimpatriato. Un ghanese che doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza. Un senegalese il cui decreto di espulsione non è mai stato applicato”.
“Chi è responsabile?”, si chiede il leader del Movimento Cinque Stelle. La sua risposta, intrisa di sarcasmo, è lo specchio di uno sfascio su tutti i fronti celato in maniera pessima e solo in minima parte da lacci, cavilli e ridicoli ritornelli.
“Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia”.
Chi è allora il colpevole?
“Nessuno - conclude Grillo - forse neppure Kabobo. Se gli danno l’infermità mentale presto sarà di nuovo un uomo libero”.
E poi via di nuovo a far danni in tutta tranquillità in un paese ridotto alla miseria e stuprato quotidianamente da chi bivacca nelle stanze dei bottoni.
Autore: Ernesto Ferrante
Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=20959

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