" I giullari precedono sempre la verità " di Giancarlo Governi

http://www.globalist.it/QFC/NEWS_19977.jpgSono andato a vedere Enrico Brignano al Palazzo dello Sport di Roma. Ho visto tutti i suoi spettacoli e ho potuto assistere alla straordinaria crescita di questo talento. Oggi Brignano in teatro è tra i numeri uno, capace com'è di tenere l'attenzione di migliaia di spettatori per oltre tre ore di monologo senza intervallo. Chi ci riesce, oltre a lui? Roberto Benigni senz'altro e anche Luigi Proietti, di cui Brignano è allievo... altri non mi vengono in mente.

Brignano gioca molto sul suo essere romano però è adorato anche dai milanesi; racconta le esitazioni e le frustrazioni della sua generazione e anche di quella dei suoi genitori; parla dei tic del nostro tempo, ma premette a tutto questo in un tempo interminabile, punteggiato da risate a getto continuo, un monologo "politico" sugli argomenti di attualità. Brignano parla di Scajola, di Bossi, del Trota, di Lusi, delle malefatte dei politici, dei costi assurdi della politica, dei sacrifici che vengono chiesti agli italiani a getto continuo, il tutto in boati di risate, che sono risate di indignazione che riflettono uno stato d'animo oramai molto diffuso in tutta Italia. Confesso che quella ora e passa di monologo mi ha lasciato l'amaro in bocca e mi ha fatto riflettere più della lettura degli articoli dei più importanti editorialisti italiani. Gli italiani odiano i politici, li considerano, quando non li considerano ladri, incapaci, profittatori, parolai, ignoranti, parassiti. Rispettano Monti perché lo considerano un commissario a riparare le malefatte e le incapacità dei politici.

Ora è uscito un dato sconvolgente: dal 1994 l'erario ha erogato ai partiti, come rimborso elettorale, qualcosa come 2 miliardi e 200 milioni di euro, a fronte di una spesa reale di 500 milioni. Sono dati sconvolgenti che fanno domandare: potranno questi politici di oggi riprendere a gestire la democrazia dopo il periodo di commissariamento? Possono questi uomini che, di fronte a questi dati rifiutano di tagliare di netto i contributi statali, ma rimangono abbarbicati alle loro posizioni di sostanziale difesa dei loro privilegi, proporsi come garanti di fronte a questo malcontento generalizzato? Io penso che la democrazia sia in pericolo di vita perché il suo destino è legato a coloro che l'hanno messa in questa brutta situazione.

Io sono della generazione che è cresciuta a pane e politica, che ha creduto che la democrazia che i nostri padri ci avevano conquistato sarebbe stata eterna e che mai sarebbe più stata messa in discussione dopo venti anni di dittatura e cinque di una guerra terribile, e mai avremmo supposto che a metterla in discussione sarebbero stati proprio quei partiti che la Costituzione mette a cardine e garanzia del sistema, come organizzatori del consenso e del dissenso. Forse ha ragione Luciana Littizzetto (i "giullari" arrivano alla verità prima degli altri) quando dice: "Finanziamento ai partiti nisba!", che si arrangino con i loro iscritti, ricomincino daccapo e forse questo sarebbe un modo per ristabilire i giusti rapporti con i cittadini. ( Fonte: http://www.globalist.it)

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