" I gattopardi e le iene" di Marco Bazzi

" Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueranno a credersi il sale della terra". È una di quelle frasi che valgono un romanzo intero. Che ne racchiudono l'essenza profonda. Il romanzo è Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Feltrinelli). Romanzo storico o semplicemente letterario? Su questo i critici si sono divisi. Di certo, lo sfondo del racconto è il Risorgimento, l'annessione della Sicilia, la spedizione di Garibaldi e l'Unità che l'Italia si appresta a festeggiare: nel 2011 sarà il 150esimo anniversario. Dopo l'annessione, un funzionario piemontese, il cavaliere Chevallay, si reca dal Principe Fabrizio Salina e gli offre la carica di senatore del Regno. Ma il nobiluomo rifiuta. Da vero aristocratico non intende accettare il degrado del cambiamento storico. " Ma Principe - protesta il cavaliere - il Senato è la camera alta del Regno! (…) Quando avrà accettato di prendervi posto, lei rappresenterà la Sicilia al pari dei deputati eletti, farà udire la voce di questa sua bellissima terra che si affaccia adesso al panorama del mondo moderno, con tante piaghe da sanare, con tanti giusti desideri da esaudire".
È a Chevallay che il Principe rivolge la frase sui Gattopardi. E la filigrana del Gattopardo, in particolare il dialogo tra il diplomatico e il nobile, sembra riemergere nei vizi che l'Italia ha mostrato in questi mesi, nelle trame e nelle lotte di potere, dove il Meridione resta ancora, tutto sommato, nulla più che una riserva di voti a cui attingere. Il ponte sullo stretto di Messina, tanto caro al cavaliere moderno, Silvio Berlusconi, sembra essere l'ennesimo " sbarco".
Dice il Principe: " Noi siciliani siamo stati avvezzi da una lunga, lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si scampava dagli esattori bizantini, dagli emiri berberi, dai viceré spagnoli (…).
Da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere ad un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento". E il Principe aggiunge: "Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana". ( Fonte: www.caffe.ch)

 

Swarovski

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