I film della settimana

http://www.zapster.it/multimedia/3400/3326/big/locandina_del_film_Thor---01.jpg" Thor"

Di Kenneth Branagh. Con Chris Hemsworth, Anthony Hopkins, Natalie Portman, Tom Hiddleston. Stati Uniti 2011, 130’

 

Thor, il nuovo adattamento dei fumetti di un supereroe Marvel, è un’assurdità nordica. Ma è anche molto divertente. Il film dà il meglio di sé quando Thor, il dio del tuono, veste la sua armatura e rotea il suo martello magico. Chris Hemsworth sembra perfetto nei panni dell’impetuoso principe del reame eterno di Asgard, è il supereroe Marvel ideale. Ma in fondo Thor è un dramma familiare. Il padre di Thor, l’imperturbabile Odino, mette al bando il figlio, troppo arrogante e scapestrato e lo spedisce a Midgard, che poi sarebbe la Terra. Senza più i suoi superpoteri il giovane dio nordico è salvato da una donzella che ha i tratti e la voce di Natalie Portman e deve tribolare un po’ per ritrovare il suo martello magico tra le sabbie del New Mexico. Nel frattempo ad Asgard, Loki, il fratello di Thor, trama nell’ombra, come se fosse Iago, per fare fuori il padre e tenere lontano da casa il fratello. Il complesso rapporto tra i due fratelli è descritto con grande astuzia e Tom Hiddleston dà al suo Loki una certa gravitas che funziona in modo eccellente. Le scenografie, in particolare quelle di Asgard, sono impressionanti, ma il film, in 3d, non raggiunge l’apice toccato da Avatar. Nel complesso però, seguire le assurde vicende che si snodano tra Asgard e Midgard è abbastanza divertente e possiamo essere certi che in breve sentiremo ancora parlare del biondo dio del tuono.-Baz Bamigboye, The Daily Mail.

 

" Source code"

Di Duncan Jones. Con Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga. Stati Uniti 2011, 93’

 

Un techno-thriller meravigliosamente confezionato e ricco di suspense su un uomo, già morto, che cerca di salvare Chicago dalla distruzione nucleare. A Colter Stevens (Jake Gyllenhaal), un pilota statunitense che è stato abbattuto in Afghanistan, viene allungata la vita grazie al source code (che non vi venga in mente di chiedere cos’è) e, per otto minuti alla volta, infinite volte, è spedito su un treno diretto a Chicago, a caccia del terrorista a bordo. Vi chiederete com’è possibile che un film con una trama come questa non sia ridicolo. Be’, non lo è, principalmente perché tutto quello che succede a bordo del treno è estremamente realistico. Source code è un capolavoro di disciplina, un trionfo di sintassi filmica, realizzato con grande senso del ritmo, mai noioso. E Gyllenhaal, che è sempre bravissimo a trasmettere un senso d’ansia, dà alla disperazione di Stevens una sfumatura comica. Ci ricorda che la situazione in cui si trova il personaggio è comunque assurda e riesce a farci partecipare al suo divertimento come attore. Abilissimo Duncan Jones alla regia. Alla sceneggiatura invece c’è Ben Ripley che si è chiaramente ispirato a Philip K. Dick e a Ricomincio da capo, un classico delle situazioni che si ripetono all’infinito.-David Denby, The New Yorker.

 

" Angèle et Tony"

Di Alix Delaporte. Con Grégory Gadebois, Clotilde Hesme. Francia 2010, 85’

 

L’ambientazione è cruciale. Port-en-Bessin, Calvados. Scogliere sulla Manica, pescherecci che tornano dal mare, tensioni sociali. La crisi economica colpisce l’industria della pesca. Cassonetti in fiamme, cariche della polizia, crani aperti a colpi di manganello. Rapporti tesi sul piano politico e atmosfere cupe in una famiglia in cui il padre è scomparso in mare. I due figli reagiscono diversamente: Tony si preoccupa della madre, Ryan, il cadetto nervoso, insiste per cercare il cadavere del padre. Intanto si avvicina la festa del mare, dove si celebrano i dispersi. Ma il film racconta un altro preparativo, per un altro festeggiamento. Angèle ha passato due anni in prigione, non sappiamo perché. È impaziente di ricostruirsi una vita, di riprendersi il figlio. Ma deve convincere i servizi sociali, trovarsi un lavoro e un buon marito. Il buon marito è Tony, ma non sarà facile per loro imparare a fidarsi l’uno dell’altro. Questa storia di ricostruzioni affettive è raccontata con tatto, senza effetti speciali né sentimentalismi. L’inesperienza della regista e i difetti di un’opera prima si trasformano in vantaggi, sintomi di autenticità. Alix Delaporte diventa sempre più discreta, lasciando il campo libero agli attori, due interpreti che sono riusciti a rendere naturali dei ruoli costruiti con cura.-Jean-Luc Douin, Le Monde

 

" Scream 4"

Di Wes Craven. Con Neve Camp­bell, David Arquette, Courtney Cox, Rory Culkin. Stati Uniti 2011, 110’

 

A dieci anni di distanza da Scream 3, Wes Craven e Kevin Williamson tornano al titolo in cui i personaggi sembrano saperla più lunga sui film horror degli stessi autori. Facebook, Twitter, YouTube, le webcam, il torture porn e le app per gli smart phone compaiono molto rapidamente, se non altro per mostrare quanto il film sia aggiornato rispetto ai tempi. È d’aiuto il fatto che la moda, i tagli di capelli e lo slang non sono cambiati molto dai primi film della serie e anche Neve Campbell non sembra invecchiata di un giorno. Ma mentre il capostipite della serie era un film brillante e provocatorio sui luoghi comuni del genere, i vari sequel sembravano invece cadere nelle stesse trappole dei film seriali che volevano prendere di mira. E Scream 4non fa eccezione. Questo non vuol dire che non sia divertente: è bello ritrovare certi personaggi e l’inizio del film merita. Ma rimane un film sull’horror che non fa paura.-Phelim O’Neill, The Guardian

( Fonte: www.internazionale.it)

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