" I deputati erranti" di Mario Ajello

http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/11/mignottocrazia_fondo-magazine1.jpgFregolismo spinto. Cambi di casacca a ripetizione. E record di deputati erranti. Centoventi, nel Grand Hotel Montecitorio, vagano fra un gruppo e l'altro, entrano ed escono dai partiti, tradiscono e si pentono, rilanciano e arretrano, ieri con Fini e contro Silvio, ora con Silvio e contro Fini, e domani chissà. La transumanza parlamentare ha questo di bello: è frenetica, spiazza, impazza. E siamo al record storico del viavai. Nessuna legislatura ha avuto un tasso così alto di conversioni politiche. Tutte, ovviamente, motivate da alte e nobili spinte morali. Chi diventa Fregoli «per salvare le istituzione». Chi lo fa «in nome del buon nome dell' Italia». Chi lo fa, addirittura, per motivi religiosi.

 

Come Roberto Rosso. II quale, dopo aver aderito al Pdl e poi via dal Pdl per Fli e poi via da Fli per il Pdl con un bel ritorno all' ovile in cambio forse di un sottosegretariato, così illustra la sua ultima mossa ovviamente «disinteressata»: «Rientro nella maggioranza di governo perché ho uno zio salesiano e Berlusconi è andato a scuola dai salesiani». Ecco, si cambia casacca per una strana proprietà transitiva. Oppure c'è chi, Maria Grazia Siliquini, dà la colpa della propria transumanza alle donne: «In un nano-secondo ho deciso di aderire a Fli, perchè nel Pdl le donne sono veline». Ma poi, prima del voto di fiducia del 14 dicembre: «Vado alla toilette, mi guardo alla specchio e decido se tornare o no con Berlusconi». ci torna, anche perché: «Le donne finiane hanno mutuato dalla sinistra il difetto di sentirsi colte e pensose». Proprio la Siliquini, quando abbandonò i finiani, fu bollata da Luca Barbareschi: «Si tratta di un caso di corruzione politica». Ora invece è il regista del «Trasformista» a fare il Siliquini: «Sono deluso da Fini». Torna da Silvio, di cui aveva detto: «Sono deluso da Berlusconi. Anche perchè…. «Sono due anni che lo chiamo al telefono, e lui non mi risponde». Ma negli ultimi giorni, il telefono di Silvio non faceva in tempo a squillare, e il premier rispondeva: «Luca, hai bisogno di qualcosa?». «Di appalti televisivi!», malignano i finiani che si sentono traditi e abbandonati. Quindi Luca torna nel Pdl? «Se si azzarda, cinquanta di noi lasciano il gruppo», annuncia La Russa. Non dimentico che Barbareschi aveva detto del Cavaliere che rappresenta «la corruzione» e «fanti-democrazia». Dunque, Gruppo Misto e non universo azzurro per il grande inventore di Futuro e Libertà, che proprio a Barbareschi deve il suo nome altisonante.

 

Ognuno ha le sue motivazioni, eticissime e gravi. Si cambia casacca perchè «Silvio è buono» o perchè «Fini è freddo» o perché, ci risiamo, «Di Pietro non mi risponde al telefono», come disse Scilipoti, o perché la Mondadori pubblicherà la sua autobiografia, come nel caso dell' ex italovaloriale Razzi, quello che ancora aspetta che gli paghino il mutuo. E di fatto, sulla spinta di queste esigenze morali o di questi slanci sentimentali («Anche quando avevo abbandonato il Cavaliere in realtà continuavo a volergli bene perché lui è uomo così buono e mite», parola di Rosso), i 120 Fregoli di questa legislatura surclassano numericamente, fra entrate, uscite, rientrate, riuscite, abbandoni, ritorni, esodi, contro-esodi (Guzzanti, per esempio, ha fatto quattro giravolte), i 103 deputati che vagarono fra un gruppo e l' altro nella legislatura 2001-2006. Ma quella durò cinque anni, questa è appena al terzo.

 

Guai a insinuare che qualcuno cambi casacca sulla base di basse convenienze individuali. II Guzzanti che tuonava contro la «mignottocrazia» berlusconiana, ora veste i panni del paladino di Silvio – «Ma il mio appoggio a lui è solo indiretto, perché non sono un tipo che fa sconti». Replica dei finiani: «L' hanno acquistato a prezzo pieno!» – annunciando: «Impedirò il golpe delle piazze di sinistra contro il governo!». Intanto, è tornato a scrivere sul «Giornale». Gli ex finiani che si riberlusconizzano lo fanno un po' perché gli sta antipatico Bocchino e un po' – vedi Suad Sbai o il Bellotti o Moffa, i due insospettabili su cui i colleghi giuravano: «Staranno sempre e comunque con Gianfranco», e invece… – perché temono «l' incesto fra Fli e la sinistra». La Siliquini vide materializzarsi lo spettro dell' inciuco Fini-Vendola quel giorno che andò in bagno, a interrogare «la mia coscienza». Un altro futurista rivolato nel cielo berlusconiano si chiama Maurizio Saia e più che di Nichi ha paura che venga meno la «stabilità e la governabilità» italiana. E allora, in nome della «re-spo-nsa-bi-li-tà!», annuncia: «La mia scelta nasce dal fatto che vanno salvaguardate le istituzioni». La scelta della sud-tirolese Thaler – parlamentare della Repubblica Italiana che ieri ha detto: «Mai cantato l' Inno di Mameli, intono solo canzoni austriache» – è quella di mollare il gruppo in comune con l' Udc, troppo anti-berluscon i ano, e di soccorrere il Cavaliere. Con questo motto: «Sto con tutti, basta che condividano le mie idee». L' ex dipietrista Scilipoti – sosia dell' attore Danny De Vito così come il gelatissimo transfuga ex finiano Bellotti potrebbe essere il gemello dell' allenatore Spalletti anche se gioca in attacco: è il bomber della nazionale dei parlamentari «per non lasciare il Paese allo sbando» s'è arruolato nei Responsabili. E ieri, dopo che Silvio gli ha regalato una cravatta e lui ha retto il microfono con aria estatica alla convention del neo-partitino a cui il premier s'è collegato telefonicamente, ha proposto di assegnare il premio Leonardo Sciascia a Berlusconi: perchè i due «hanno la medesima concezione della giustizia».

 

Si cambia casacca – nel Pd lo hanno fatto in undici, nella Lega non lo ha fatto nessuno – anche spinti dalla convinzione così riassunta da Bruno Cesario. Ex Pd, ex Api rutelliana e neo-Responsabile, spiega: «Sono una macchina di voti, porto la vittoria a chi me la chiede». Oppure, Moffa (o è Aldo Moro?): «Noi dell' area della Responsabilità siamo una grande forza che può dare una svolta al Paese, qualcosa di estremamente serio, un coagulo politico e culturale che si è sedimentato nelle coscienze….». Ah, la Coscienza. Quella di Barbareschi trasudava lacrime sul palco del battesimo finiano di Bastia Umbra («E' il giorno più bello nella mia vita di spettacolo e di attore») e s' indignava contro Silvio: «Ha trasformato lo Stato in un bordello». La Coscienza di Rosso – ora tornato all' ovi le azzurro – gli faceva gridare: «Vado via perché nel Pdl siamo tutti camerieri in livrea di chi ci nomina». Giampiero Catone, ex centrista, ex berlusconiano, ex finiano, neo-berlusconiano, ha una Coscienza veloce e scattante, molto smart: lasciò il Pdl il 23 novembre e vi tornò il 3 dicembre. La sua crisi morale è durata appena settanta giorni.

 

Un movimentismo a tutto campo, per effetto del quale è un fiorire a raffica di sigle e mini-sigle e così il governo può vantare, al momento, ben sei Dc bonsai che lo sostengono, ovviamente in nome della «governabilità»: quella di Rotondi, quella di Scotti (lo chiamavano Tarzan ai tempi dello Scudo Crociato perla sua agilità a volare da una corrente all' altra del partito come fosse

 

su una liana), quella di Pino Pizza (attuale sottosegretario all' Istruzione), quella di Pionati, quella di Mannino e Saverio Romano, quella di Giovanardi. Magari stanotte ne sarà nata un' altra. Mentre il grande bisogno etico, e nazionale, di «responsabilità» sembra un virus benefico. Che fa contenti tutti, a cominciare dal Grande Seduttore, e risponde in fondo a un bisogno d' amore. Spiega infatti il berlusconiano, poi finiano e adesso ri-berlusconiano, Menardi: «E' come quando t' innamori di una donna. Ti piace, ti rende felice. Poi la conosci meglio, e capisci che non è più il tuo tipo. Allora la lasci e ti metti con un' altra. Ti delude anche quella e lasci pure lei….». Magari, come nel caso del Menardi,, per tornare a quella degli inizi. Da Silvio a Silvio e, come recita uno sfottò sulla parabola di Fini, «da Fiuggi al fuggifuggi». ( Fonte: www.lamianotizia.com)

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