I buoni e i cattivi dell'editoria scientifica

Avere finalmente libero accesso alle pubblicazioni scientifiche senza rinunciare alla peer review è un sogno che la comunità accademica accarezza da tempo. I tentativi in questa direzione sono stati molti, ma trovare fondi e punti di vista condivisi non è facile. Una nuova impresa editoriale finanziata dal governo francese e appoggiata da Timothy Gowers, medaglia Fields nel 1998, sembra avvicinarsi al traguardo di Roberta Fulci.

http://www.lescienze.it/images/2013/02/07/125057658-cae88ce5-a067-4540-893a-4ac61d7175b9.jpgNon più tardi di aprile: questi i tempi previsti per la pubblicazione online dei primi articoli di Episciences Project, un archivio multimediale di riviste scientifiche finalmente open access. Con, in più, la garanzia di una rigorosa peer review. L'impresa parte da un'idea di Jean-Pierre Demailly, matematico all'università di Grenoble: sfruttare una piattaforma pubblica già esistente, arXiv, per sviluppare un processo di revisione interamente gestito dai suoi fruitori. “Senza altre spese", precisa lo studioso in un'intervista pubblicata da Nature, "che quelle di manutenzione del sito”. Erano otto anni che Demailly teneva questa trovata nel cassetto, ma non ha potuto realizzarla finché non ha trovato il supporto del Centre pour la Communication Scientifique Directe (CCSD), un ente di ricerca francese già impegnato nella gestione di HAL, un sito simile ad arXiv.
Con l'espressione open access si indica un sistema di pubblicazione che non prevede nessun pagamento da parte di chi legge. È open access qualsiasi giornale online i cui articoli si possano vedere per intero senza sottoscrivere abbonamenti o contributi di alcun genere. Di norma, le riviste scientifiche  non funzionano così: il ricercatore può accedere ai contenuti di una tradizionale pubblicazione specializzata solo se la sua istituzione ha comprato l'abbonamento – tipicamente costosissimo - alla rivista in questione.

Certo, si potrebbe argomentare, è il prezzo della peer review. La "revisione tra pari" è il meccanismo consolidato secondo cui ogni articolo specialistico, prima di essere pubblicato, viene valutato da due o tre esperti dell'argomento - i referee - che sono designati dal comitato editoriale della rivista e rimangono anonimi. Questo controllo costituisce da decenni un'importante garanzia di serietà per i lettori di riviste scientifiche. Ma i referee non sono affatto pagati per farlo. I costi sostenuti dalle riviste peer review quindi sono costituiti solo dalle spese redazionali e di stampa – sempre meno, ora che la loro diffusione è in gran parte digitale. E queste spese non giustificano prezzi così alti.
Ecco cosa ha fatto indignare, un anno fa, Timothy Gowers, matematico all'università di Cambridge e vincitore della Medaglia Fields nel 1998. Al punto da indurlo a organizzare una raccolta di firme – oggi, oltre tredicimila – di scienziati che si sono impegnati a non collaborare più con la Elsevier, gigante olandese dell'editoria scientifica che pubblica centinaia di riviste specializzate. Il paradosso, secondo Gowers, è evidente: la Elsevier, e molti altri gruppi editoriali, pretendono dalle istituzioni cifre esorbitanti per l'accesso ad articoli in gran parte realizzati dai dipendenti di quelle stesse istituzioni.

I presupposti di Episciences Project sono diversi. Il sito arXiv, finanziato dalla Cornell University, è frequentato da migliaia di scienziati - soprattutto fisici, matematici e ingegneri - e nasce come deposito di preprint, cioè articoli non ancora pubblicati, e quindi non ancora passati attraverso la peer review. È un modo per confrontarsi con i colleghi senza bisogno di aspettare i tempi, spesso lunghissimi, delle riviste. Per il momento il problema delle piattaforme autogestite come arXiv è che non prevedono alcuna forma di selezione.

Il nuovo progetto dovrebbe superare questo limite. Il sito ospiterà un certo numero di riviste che faranno capo ad arXiv. Ognuna avrà un suo comitato editoriale, ma ci sarà anche un coordinamento generale, guidato dallo stesso Demailly. Ogni autore potrà scegliere di sottoporre a una certa rivista il suo preprint, e il sistema di revisione sarà organizzato dalla CCSD. Una volta che il lavoro è stato valutato, a fianco del preprint, i lettori troveranno anche la versione riveduta dell'articolo.

Non è escluso che in futuro i lettori di Episciences Project possano contribuire alle spese di manutenzione, ma si tratterebbe di somme commisurate ai costi effettivi, e non confrontabili con i prezzi degli abbonamenti tradizionali. Lo stesso Gowers, che ha reso noto il lancio di Episciences Project sul suo blog, sarà nel comitato editoriale di una delle riviste coinvolte.
Fonte: www.lescienze.it

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