Hanno ammazzato TROY DAVIS

http://www.ilpost.it/files/2011/09/davis.jpgTroy Davis, condannato a morte nel 1991 per l’uccisione di un poliziotto, è stato ucciso ieri nella Georgia Diagnostic and Classification Prison (GDCP), la prigione più grande dello stato statunitense della Georgia, vicino alla città di Jackson. Davis è entrato nella camera delle esecuzioni per essere ucciso tramite iniezione letale poco prima delle 11 di sera, le cinque del mattino in Italia, quattro ore dopo l’orario previsto inizialmente per l’esecuzione, ed è morto alle 23.08.

 

All’esecuzione hanno assistito quelli che il New York Times definisce “una dozzina di sostenitori della pena di morte, tra cui persone che conoscevano la famiglia del poliziotto ucciso, Mark MacPhail”, separati da una barriera dai familiari di Davis e dai suoi amici. Durante la serata, la polizia in tenuta antisommossa ha contenuto i circa 500 manifestanti che protestavano per l’esecuzione al di là dell’autostrada che passa davanti all’entrata della prigione.

 

Troy Davis, che aveva 42 anni, era stato condannato a morte nel 1991 per l’uccisione di un poliziotto fuori servizio di 27 anni, Mark MacPhail, che la sera del 18 agosto 1989 stava lavorando come guardia giurata in un Burger King di Savannah, Georgia, ed era intervenuto a sedare una rissa tra Davis, due suoi amici e un uomo senza fissa dimora nel parcheggio del fast food. MacPhail era stato ucciso con due colpi di pistola.

 

Il processo a Davis è stato accusato di diverse mancanze, con testimoni contraddetti e la difesa che ha sempre sostenuto Davis sia stato scambiato per un altro: e molte associazioni statunitensi contro la pena di morte e per i diritti degli afroamericani hanno cercato fino all’ultimo di ottenere un rinvio dell’esecuzione, che era già stata rimandata nel 2007, nel 2008 e nel 2010.

 

Nella giornata di ieri le associazioni che sostenevano Davis sono state in contatto con la Corte Suprema, con il Consiglio Statale della Georgia per le grazie e la libertà vigilata (che ha votato per rifiutare la grazia a Davis con un solo voto di scarto, 3 a 2) e con il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti (sperando in un intervento sulla base di violazione di diritti civili nel processo e nell’indagine), ma tutti i ricorsi e le richieste sono state respinte o non prese in considerazione, tra cui anche quella di effettuare un nuovo test con la macchina della verità.

 

Fino all’ultimo Troy Davis ha sempre sostenuto la sua innocenza. Secondo l’Associated Press, le sue ultime parole sono state:

 

Vorrei rivolgermi alla famiglia MacPhail. Lasciate che vi dica, nonostante la situazione in cui siete: non sono la persona che ha ucciso vostro figlio, vostro padre, vostro fratello. Io sono innocente.

 

L’incidente che è successo quella notte non è colpa mia. Non avevo una pistola. Tutto quello che posso chiedere… è che voi consideriate più a fondo questo caso, in modo da poter finalmente trovare la verità.

 

Chiedo alla mia famiglia e ai miei amici di continuare a combattere questa battaglia.

 

Per quelli che stanno per prendermi la vita, Dio abbia pietà delle loro anime. E che Dio vi benedica.

( Fonte: www.ilpost.it)

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La probabile esecuzione della pena di morte inflitta a Troy Davis, condannato per l’uccisione di un poliziotto nel 1989, sta facendo molto discutere in questi giorni negli Stati Uniti e rinnovando il dibattito su come i pregiudizi razziali possano a volte viziare le sentenze. Davis sembra avere esaurito tutte le possibilità di appello e dovrebbe essere ucciso oggi nel carcere di Atlanta in cui è detenuto da ventidue anni. In favore di un annullamento della pena di morte si sono espressi più volte l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter e l’attuale papa, Benedetto XVI.

 

Troy Davis fu condannato a morte per l’omicidio di Mark MacPhail nonostante l’arma del delitto non fosse mai stata ritrovata e nonostante molti dei testimoni che lo avevano inizialmente indicato come colpevole avessero poi ritrattato. Davis si è sempre detto innocente e i suoi avvocati sostengono sia stato oggetto di uno scambio di persona. Circa duemila persone si sono radunate ieri davanti alla prigione di Atlanta in cui si trova Davis per protestare contro la sua condanna a morte.

 

L’esecuzione della pena è già stata rinviata tre volte negli anni scorsi. La prima volta, nel 2007, fu rinviata dal tribunale della Georgia poche ore prima che venisse eseguita per «assicurare che non ci siano dubbi sulla colpevolezza dell’accusato». Nel 2008 fu rinviata a soli novanta minuti dall’esecuzione grazie a un intervento della Corte d’Appello, che poi però rifiutò di concedere un’altra udienza. La terza volta è stata nel 2010, quando la Corte d’Appello ha accolto la richiesta dell’avvocato di Davis di sentire nuove testimonianze. Durante l’udienza del giugno 2010 i testimoni confessarono di avere mentito per incriminare Davis, ma i giudici confermarono la condanna dicendo che quelle testimonianze erano già state respinte in passato.

 

L’ultima richiesta per commutare la pena presentata dai legali di Davis è stata respinta lunedì. La figlia di MacPhail, che aveva un anno quando il padre fu ucciso, ha detto che la pena di morte è la giusta risposta che si deve dare e che a Davis è stato concesso fin troppo tempo per difendersi. Davis ha rifiutato il suo ultimo pasto e sta passando quelle che probabilmente saranno le sue ultime ore con la sua famiglia, dopo aver chiesto un test della macchina della verità. «La mia lotta non si fermerà con la mia morte», ha fatto sapere tramite i suoi avvocati. «Questa lotta è per tutti i Troy Davis che ci sono stati prima di me e che verranno dopo di me. Non smetterò di lottare fino all’ultimo respiro». ( Fonte: www.ilpost.it)

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