Guai in vista per la Moratti: Milano rischia di perdere l’Expo?

Che i lavori e i progetti in vista dell’Expo del 2015 siano in alto mare non è una più notizia: da ormai due anni i giornali parlano dell’esposizione universale di Milano esclusivamente per raccontarne i ritardi nella progettazione delle strutture, le polemiche sugli incarichi, le risse fra gli enti locali, le infiltrazioni delle organizzazioni criminali negli appalti. Che tutto questo possa portare alla drastica soluzione di rinunciare direttamente all’Expo è un’ipotesi del tutto nuova, formulata ieri da ItaliaOggi e ripresa oggi dal Giornale e da altri quotidiani.

Pierpaolo Albricci sostiene che le notizie sulle difficoltà di Expo 2015 siano arrivate in Turchia, il paese che nel 2008 sfidò la candidatura di Milano con quella di Smirne. E il governo turco avrebbe avanzato delle offerte che a questo punto potrebbero far contenti tutti.

Da Ankara infatti sono venute delle offerte di disponibilità a subentrare a Milano nelle migliori condizioni cioè nell’ambito di un ben più ampio contratto di amicizia e collaborazione con Milano e la Lombardia e, in genere, con l’Italia intera. La Turchia, nei riservati pour parler, che vengono rivelati in esclusiva da ItaliaOggi, sarebbe, non solo disposta a rifondere i costi già sin qui sostenuti dagli organizzatori dell’Expo meneghina, ma anche a fornire una congrua somma a mo’ di avviamento-risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che Tremonti ha aperto nei conti degli enti locali milanesi e, in particolare, della Regione Lombardia che, dalla manovra del governo (pur essendo la regione più efficiente d’Italia; anzi, proprio per questo) ha tratto il massimo danno.

ItaliaOggi dice che l’offerta “viene seguita con grande attenzione” dai leader della politica lombarda. L’obiezione che verrebbe da fare rispetto a questo scenario è elementare: perché mai gli amministratori locali della Lombardia dovrebbero rinunciare all’Expo e alle sue enormi risorse e opportunità? Il giornalista fornisce questa spiegazione.

L’alternativa è: fare una brutta figura adesso, o farla al momento dell’inaugurazione dell’avvenimento? Farla adesso significa non perdere risorse. Anzi, averne di nuove ed aggiuntive. Oltretutto, molte opere complementari all’Expo (come la Pedemontana, l’alta velocità a Malpensa e le nuove linee metropolitane a Milano sono già state in gran parte finanziate o sono addirittura in corso di realizzazione). E poi, questa soluzione di rinuncia, potrebbe essere attribuita (peraltro motivatamente) alle conseguenza della crisi economica internazionale che, tagliando i bilanci pubblici, ha tolto ossigeno anche a questa grande iniziativa. Fallire a ridosso dell’inaugurazione invece (con padiglioni ridimensionati, partecipazioni nazionali ridotte e cosi via) sarebbe un insuccesso che verrebbe attribuito, a livello internazionale, alla incapacità di portare a termine questo grande progetto e quindi con un’inaccettabile ricaduta negativa sull’immagine complessiva dell’Italia a livello mondiale.

La seconda obiezione riguarda la reale capacità della Turchia di sobbarcarsi un simile sforzo, ma qui la spiegazione è più semplice. La Turchia cresce del 4,5 per cento l’anno, l’Italia dell’1 per cento. Ed è avida di palcoscenici internazionali per rafforzare il proprio profilo e la propria leadership nell’area.

Oggi il quotidiano ritorna sulla questione, chiedendo pareri sul tema ad alcuni leader politici lombardi. Filippo Penati dice che il passo indietro sull’Expo “sarebbe gravissimo, ma si potrebbe dire che è stato ampiamente annunciato”. L’ex presidente della provincia di Milano fa riferimento alle recenti dichiarazioni di Roberto Castelli, viceministro delle infrastrutture, lombardo e leghista, secondo cui l’intera operazione andrebbe ridimensionata a causa della crisi economica. La proposta di Castelli era stata applaudita da Guido Podestà, attuale presidente della provincia di Milano. Bossi aveva proposto invece di dare la gestione dell’Expo alla Fondazione Fiera, non a caso presieduta da un leghista. Il PD lombardo ha chiesto agli amministratori locali di smentire quanto contenuto nell’indiscrezione di ItaliaOggi e chiarire quanto dovuto sullo stato dei lavori in vista dell’Expo.

«Solo pochi giorni fa il viceministro Castelli ha sostenuto la necessità di ridimensionare il progetto iniziale, seguito il giorno seguente dal presidente della provincia di Milano, Guido Podestà. Inoltre, non è ancora stato sciolto il problema dell’acquisizione delle aree perché gli enti preposti continuano a perseguire strade impraticabili. E oggi si aggiunge la notizia di una possibile resa. Il solo fatto che questa ipotesi, purtroppo realistica, sia comparsa su una testata giornalistica la dice lunga sui danni che i continui conflitti e le incapacità del centrodestra hanno già prodotto, rischiando di compromettere quella che deve essere una irripetibile opportunità per Milano e per il Paese» ( Fonte: http://www.ilpost.it)

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