Grecia, cosa c’è dietro la crisi

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/attualita3/atenebig_200_200.jpgLa crisi greca? Non solo economico e finanziaria circa i conti interni, ma un concentrato di interessi, speculazioni e scandali. Le pulsioni sociali della piazza del parlamento di Atene che ha richiamato migliaia di manifestanti, armati di bandiere e yogurth, ha radici lontane e ben definite. Ma non solo indietro di un biennio, quando ebbe inizio questa immensa nuvola di default. Bensì dalla grande illusione del crack della borsa greca di dieci anni fa. Quando per la prima volta i sogni si trasformarono in carta straccia. Anche grazie al disinteresse colposo di un’intera classe dirigente. E con, nel mezzo, la straordinaria occasione delle Olimpiadi, che di fatto hanno dato il “la” allo sfascio. Ma in questa storia di tasse non riscosse e di conti truccati, serve fare un passo indietro.

Già in occasione dell’ingresso nell’euro, l’allora premier socialista Kostas Simitis come riportarono gli organi di stampa “truccò” i conti interni, consentendo a numeri fuori parametro di essere equiparati agli altri europei. E ancora, gli scandali che in occasione dei giochi olimpici hanno toccato multinazionali come la tedesca Siemens. Fino a giungere alle condizioni del prestito – ponte avallato in primis dalla Germania, che ha previsto tra l’altro anche l’acquisto da parte di Atene, di ben due sottomarini di ultimissima generazione e di alcune fregate militari di fabbricazione tedesca, per un valore di alcuni miliardi di euro. A ciò si aggiungano due fattori che, fonti ateniesi, ritengono in qualche modo connessi, direttamente o indirettamente, al defult ellenico: i giacimenti energetici e le pulsioni terroristiche del gruppo denominato 17 novembre. Petrolio e metano sembra abbiano fatto capolino nelle acque dell’Egeo, stuzzicando gli appetiti di molti paesi.

La Cina, ad esempio, ha già preso possesso di uno scalo strategico, come il porto di Pireo, di cui ha ottenuto la concessione per i prossimi trent’anni. A ciò si aggiungano le multinazionali russe e saudite che gravitano ormai da qualche anno nell’intera area, che si estende sino a Cipro. Avviando, di fatto, una nuova zona di intensi scambi proprio sul confine longitudinale tra oriente e occidente. Quanto ai neo terroristi, vennero individuati e arrestati pochi anni fa, ma pare che ancora vi sia in circolazione qualche cellula: la domanda che alcuni addetti ai lavori si pongono è se le manifestazioni di piazza degli indignados greci siano state in qualche maniera pilotate. E non solo quelle di questi giorni, che hanno riversato in piazza circa centomila ateniesi vessati da nuovi balzelli (sono loro i veri bersagli di questa situazione). Ma soprattutto quelle verificatesi due anni fa nella stessa piazza Syntagma, quando perse la vita il giovane 14enne Alexis Grigoropulos, colpito da un proiettile partito dall’arma di un poliziotto, in occasisone di tumulti che portarono all’uscita di scena l’allora premier conservatore di Nea Demokratia Kostas Karamanlis.

 

E siamo a oggi, dove il primo ministro Giorgios Papandreu si dice pronto alle dimissioni per inaugurare una nuova fase di unità nazionale. Ma dal momento che lo stesso premier, assieme a un’altra famiglia greca, Karamanlis, ha di fatto rappresentato ininterrottamente la classe dirigente degli ultimi trent’anni, stupisce il suo stupore e la sua intenzione di farsi da parte solo ora. Davvero si vuol far credere all’Europa e al mondo intero che la fibrillazione del paese sia completamente spontanea e senza responsabili precisi? ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Autore: Francesco De Palo

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