Governabilità, democrazia e separazione dei poteri

http://www.valbrembanaweb.org/varie/FERROVIA/Ferrovia-Valle-Brembana-dsc0172l.jpgCon la scusa della governabilità faranno una legge elettorale che sarà ancora più discriminatoria per le minoranze, le quali saranno sempre meno rappresentate. Diranno che una minore rappresentatività è il prezzo da pagare per la necessaria governabilità. Non è vero: una minore rappresentatività è il prezzo da pagare per l’assenza di separazione dei poteri, che, se ci fosse, garantirebbe il massimo possibile di rappresentatività e il massimo possibile di governabilità.  Inoltre, e non sarebbe cosa di poco conto, la separazione dei poteri consentirebbe di dare una bella sfoltita ai parassiti tutti, e soprattutto di iniziare un processo che necessariamente, nel tempo, porterebbe a una loro drastica e sempre più veloce diminuzione (e quindi a una drastica e sempre più veloce diminuzione delle dimensioni dello Stato). Chiaramente, e per ovvi motivi, nelle ‘riforme’ che essi faranno, loro non penseranno nemmeno lontanamente di mettere in atto una separazione dei poteri. A mio parere, tuttavia, è importante che le persone sappiano che il trade off fra rappresentatività e governabilità è falso e che rappresentatività e governabilità possono esserci solo con la separazione dei poteri, cioè che sono prese in giro. Prima di capire perché, è necessario fare due premesse.

La prima (che purtroppo non si può mai evitare di ripetere, altrimenti il rischio è quello della confusione) riguarda il concetto stesso di separazione dei poteri. Oggi generalmente si ritiene che, essendoci separazione fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ci sia separazione dei poteri. Niente di più falso: se non c’è separazione fra potere legislativo e potere politico (due poteri che oggi sono sommati e confusi l’uno con l’altro) non ci può essere separazione dei poteri. Il potere legislativo è il potere di scoprire, custodire e difendere la legge intesa come principio generale e astratto (e cioè come regola di comportamento individuale che è il risultato, come le regole della lingua, di un processo spontaneo e antico di selezione di usi e convenzioni di successo). Il potere politico, viceversa, è il potere di approvare misure particolari, le quali, pur essendo oggi chiamate ‘leggi’ perché a esse sia trasferita la stessa autorevolezza e lo stesso rispetto che le persone perbene hanno per la legge, al contrario della legge esistono solo come espressione della volontà di chi detiene questo potere. In altre parole, l’attuale non separazione fra potere legislativo e potere politico deriva dalla sostituzione della legge (il principio generale e astratto, il limite al potere) con la ‘legge’ (il provvedimento particolare, lo strumento di potere). La separazione del potere politico da quello legislativo implica la sottomissione del primo al secondo, e cioè che ogni provvedimento particolare debba rispettare la legge intesa come principio. In assenza di separazione del potere politico da quello legislativo (e quindi di sottomissione del primo al secondo) la ‘separazione’ fra potere esecutivo, legislativo e giudiziario è del tutto inutile se non inesistente (si veda per esempio la depenalizzazione parziale e ad hoc del reato di falso in bilancio da parte della maggioranza Berlusconi).

La seconda premessa riguarda l’importanza della rappresentatività, e quindi il concetto di democrazia. Ci sono, a grandi linee, due idee opposte di democrazia: come dice J. L. Talmon in The Origins of Totalitarian Democracy “Insieme alla democrazia liberale emerse dalle stesse premesse nel diciottesimo secolo un movimento verso quella che propongo di chiamare la democrazia totalitaria. Queste due correnti sono esistite fianco a fianco a partire dal diciottesimo secolo. La tensione fra di esse è stata un capitolo importante della storia moderna, ed è adesso diventata la questione più vitale del nostro tempo“.  La prima idea di democrazia corrisponde alla legge intesa come principio e alla separazione dei poteri (e quindi allo Stato minimo); la seconda (la dittatura della maggioranza), corrisponde alla ‘legge’ intesa come provvedimento particolare e alla non separazione dei poteri (e quindi al potere politico illimitato e allo Stato totalitario). Per la prima idea di democrazia, le decisioni prese a maggioranza sono un male in quanto implicano coercizione di alcuni da parte di altri, non un bene: quindi meno ce ne sono e meglio è. Secondo questa idea una decisione presa a maggioranza è democratica solo se è indispensabile per la difesa della sovranità della legge intesa come principio e se è da questa limitata: una decisione mediante la quale la maggioranza sceglie il colore dei miei abiti non sarebbe quindi democratica. Viceversa, per la seconda idea di ‘democrazia’ (quella che purtroppo viviamo oggi) le decisioni prese a maggioranza sono un bene in quanto la ‘democrazia’ (quella fra virgolette) si identifica proprio con la regola della maggioranza: quindi più ce ne sono e meglio è. In base a questa seconda idea di ‘democrazia’ una decisione è ‘democratica’ se è presa a maggioranza, quindi una decisione mediante la quale la maggioranza sceglie il colore dei miei abiti sarebbe ‘democratica’. La prima idea di democrazia non è un fine: è un mezzo (uno dei tanti possibili); il fine è quello della sovranità della legge intesa come principio. La seconda idea di ‘democrazia’ è un fine, non un mezzo: il mezzo è la ‘legge’ intesa come provvedimento particolare, come strumento di potere. Detta in altro modo (e parafrasando Bastiat) la seconda idea di ‘democrazia’ è il mezzo attraverso il quale tutti, e in particolare la casta politica e i parassiti, possono vivere alle spalle di tutti gli altri.

Autore : Giovanni Birindelli, 3 marzo 2013 – Fonte: http://catallaxyinstitute.wordpress.com/2013/03/03/governabilita-democrazia-e-separazione-dei-poteri/

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