Giochi d’azzardo: un triste primato italiota

http://pickline.it/wp-content/uploads/2012/11/giochi-d-azzardo-pickline.jpgArticolo di Enrico Giardino – Fonte: pickline.it

La pubblicità che incentiva giochi d’azzardo sta montando ovunque: in TV, sui giornali, sui cartelloni stradali e sui pannelli di tram e bus. Se ne parla poco, ma è un grande business commerciale che ha in Italia il top del consumo pro-capite e che interessa anche mafiosi e malavitosi.

Quella del gioco d’azzardo è la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. Se si analizza la spesa pro-capite, l’Italia ha il primato mondiale con oltre 500 euro a persona. La spesa per il gioco d’azzardo degli italiani è aumentata del 20% nel 2007 rispetto al 2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del PIL). In ML di euro: 14,3 nel 2000, 18 del 2002, 23 nel 2004, 28 nel 2005, e 35,2 nel 2006. (fonte: giornata di lavoro “Direttrici di ricerca sul gioco d’azzardo”- Torino 10/2011).

Un aumento imputabile soprattutto al raddoppio del fatturato del ‘Gratta e Vinci’ e all’aumento (del 22%) delle ‘macchinette’ (19 ML di euro nel 2007 con 2,2 ML di entrate erariali). Ai giocatori va attualmente il 68% della raccolta, con un leggero incremento annuale, ovviamente per invogliarli a giocare di più. Il gioco in Italia coinvolge maggiormente le fasce piu’ deboli. Secondo i dati Eurispes 2005, investe di piu’ chi ha un reddito inferiore: il 47% degli indigenti, il 56% del ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Ancora una volta le attività del gioco d’azzardo, e in particolare le “slot machine “da bar, entrano nelle inchieste dell’antimafia. Cifre tra i 20 mila e i 50 mila euro al giorno guadagnate illegalmente, senza dichiarare un euro al fisco e stando al sicuro da multe salatissime dei  Monopoli di Stato. Si stima che il mercato del gioco d’azzardo in Italia vale oggi circa 60 ML di euro all’anno.

A farla da padrone sono le slot-machine che nel 2010 hanno totalizzato un giro d’affari di poco superiore ai 24 miliardi di euro. Seguono le lotterie (circa 12 miliardi), Lotto (11 miliardi), più staccati i giochi numerici per 8 ML, chiudono infine Bingo, scommesse sportive, Poker e scommesse ippiche, che generano fatturati tra il miliardo e il mezzo miliardo. Il trucco per evadere il fisco – cioè il controllo in rete affidato ad AAMS  (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), l’ente del Ministero dell’Economia che gestisce giochi e scommesse e che dovrebbe vigilare sulla regolarità delle apparecchiature – è quello di staccare le “macchinette “ dalla rete, in modo da nascondere gli introiti. Inoltre le macchinette installate sono spesso fuori norma e al Monopolio di Stato vengono trasmessi dati falsati. Sono molti i fascicoli di indagine e di incriminazione aperti dalla guardia di finanza nel settore.

Ma non è solo un problema di evasione fiscale e di business illeciti e truffaldini. L’aspetto più preoccupante riguarda la politica commerciale dell’offerta adottata dai grandi gestori del settore ai danni dei giocatori, in modo particolare giovani e studenti di giovane età. Ne fornisce un quadro illuminante e recente l’articolo del sito Comidad.org dal titolo: Il progetto per le nuove generazioni: gioco d’azzardo e debiti. E’ lo Stato “biscazziere” affiancato anche da grossi gruppi privati, come ad esempio la Glaming, società specializzata in giochi online, di proprietà della Mondadori: grazie ad una delle tante leggi “ad aziendam” di Berlusconi, l’offerta di gioco d’azzardo aumenta, diventa telematica e si diversifica. Sembra che sia l’unico settore in sicura crescita.

Vi sono state una serie di iniziative di amministrazioni locali per cercare di limitare la presenza di “slot machine” in luoghi prossimi a scuole o frequentati da studenti. Ma arrivano le “slot machine on line” che vanificano ogni limitazione. L’annuncio del nuovo business è stato lanciato trionfalmente dalla stessa AAMS che vede con favore maggiori introiti per uno Stato indebitato.   Secondo una ricerca del CNR di due anni fa, la media degli studenti, anche minorenni, coinvolti nel gioco d’azzardo si avvicina ormai alla soglia del 50%, e risulterebbe in aumento: ”Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%”, spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice del CNR e responsabile Espad (European school project on alcohol and other drugs) per l’Italia. ”L’aumento maggiore è fra le ragazze, passate dal 29 al 36%, i maschi passano invece dal 53 al 57%. Tra gli studenti, nonostante il divieto di legge, 550.000 sono i minorenni, pari al 43% dei minori scolarizzati (dati 2009, crescita del 38% rispetto a 2008)”. Gli studenti rappresentano oggi anche uno dei maggiori target dei servizi finanziari. L’anno scorso ha fatto scalpore la proposta del senatore Pietro Ichino di aumentare drasticamente le tasse universitarie, compensandole con la possibilità per gli studenti di accedere a “prestiti d’onore”. La proposta di Ichino è in linea con le indicazioni dello FMI, che persegue questo modello di finanziarizzazione dell’Università.

In realtà anche grandi gruppi bancari – come Unicredit, Intesa-San Paolo, BancoPosta e BNL – si muovono in questa direzione, con una serie di offerte finanziarie per studenti. Unicredit mette a disposizione una gamma di servizi finanziari per dare agli studenti la possibilità di gestire la propria “indipendenza” (sic!). Il tutto è corredato da una ricca scelta tra vari tipi di carta di credito. Le banche stanno dunque entrando nel grande business del gioco d’azzardo e nel business dei prestiti, o dei debiti, per studenti. Ad esempio la Deutsche Bank è entrata in grande stile nel grande affare del gioco d’azzardo a Las Vegas. Una città che, com’è noto, è un concentrato di hotel con giochi d’azzardo e “slot machine” che funzionano 24 ore su 24. Mi fece impressione vedere giovani ed anziani che, con le mani annerite, muovevano per ore la leva della macchina, nel tentativo di vincere qualcosa e di rifarsi delle perdite crescenti.

Dunque anche in questo settore, come in ogni altro della nostra vita, stiamo inseguendo “con successo” il nostro squallido modello che ci colonizza sempre più, gli USA. Ha ragione Costanzo Preve nel definire la “Obamamania, come una forma di subordinazione e di interiorizzazione della collocazione della sinistra nell’impero USA (wishful thinking), preferendo l’imperatore buono invece che  quello cattivo, Traiano invece che Nerone”. In altre parole, è la interiorizzazione della subalternità italica permanente e definitiva.

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