Gianrico Carofiglio: «Quel potere che distorce parole e significati...»

http://www.ilfuturista.it/images/stories/INTERVISTA/carofiglio150.jpgLa neolingua immaginata da Orwell in 1984? Non fantascienze, ma quasi realtà. Perché c'è un potere politico – nella democratica Italia di oggi – che riesce nell'impresa di distorcere le parole, di corrodere i significati, di manipolare le coscienze. Ne è convinto Gianrico Carofiglio, senatore, scrittore e saggista: il pericolo più grande che corriamo oggi è la "manipolazione delle parole". Che non a caso è il titolo del suo nuovo libro.

 

Si sta dunque materializzando il fantasma della “neolingua” immaginata da George Orwell in 1984?

Io userei un tempo verbale diverso: quel fantasma si è già materializzato. E si è manifestato attraverso una sorta di “conversione” della lingua comune all’ideologia dominante.

Naturalmente ciò non è accaduto nei modi spaventosi e apocalittici descritti nell’utopia negativa di Orwell, ma non c’è dubbio che esista oggi - nel nostro paese, più che altrove - un problema di manipolazione del “consenso acritico”.

 

E che ruolo gioca, in tutto questo, il sistema mediatico tradizionale? La televisione pubblica, dopo aver in qualche modo creato la nostra lingua comune, la sta distorcendo?

È innegabile la funzione storica svolta in passato dalla Rai nella nostra “educazione collettiva” e nella costruzione di una lingua comune italiana. Ma ora quella stessa televisione pubblica, in un sistema distorto in cui c’è un signore che è padrone di tre televisioni private e di almeno due di quelle pubbliche, si trasforma nel mezzo principale di diffusione della “neolingua”. In fondo, la manipolazione delle coscienze non si nutre solo di bugie e di omissioni (che pure ci sono, e basta pensare all’orribile telegiornale della prima rete...), ma si regge sulla capacità di nominare impropriamente le cose.

 

Come funziona questo slittamento semantico? Su quali parole agisce?

Amore, democrazia, popolo: parole che sono patrimonio collettivo e che vengono piegate dal potere a proprio uso e consumo. Ma penso soprattutto all’impossessamento abusivo della parola “libertà”, trasformata in marchio di proprietà di un partito-azienda in cui poi si pratica esattamente tutto l’opposto (come l’elezione di un segretario senza che venga proposta alcuna alternativa, una cosa unica nelle democrazie occidentali, uno spettacolo che se non fosse fosco e drammatico sarebbe ridicolo...).

 

Ma il web pare sfuggire al controllo: è un antidoto alla neolingua?

Internet è innanzitutto un antidoto alle menzogne e alle omissioni realizzate in maniera, diciamo così, più grossolana. L’assenza di filtri e di censure ha permesso alla Rete di ridurre progressivamente l’interferenza nelle coscienze del racconto manipolatorio del potere.

 

Sarà la Rete a costruire una sorta di “globalizzazione della consapevolezza”?

La libertà di racconto garantita dal web non necessariamente diventa anche liberazione del linguaggio. Ma già il fatto che si parli di queste cose può mettere in moto un meccanismo di recupero del rispetto delle parole. Che - e ci tengo a dirlo - non è un fatto estetico, ma sostanziale. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Autore: Franco Torri

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