Fombio: Akzo, passi avanti nella bonifica

Ulteriori passi in avanti nel delicato procedimento di smantellamento e bonifica del sito dismesso dell’Akzo Nobel di Fombio, l’azienda chimica di vernici che il 30 giugno scorso ha chiuso definitivamente i battenti mettendo in mobilità circa 160 operai.

Presso lo sportello unico per le imprese del Comune di Codogno, sono giunte le richieste di autorizzazione per la rimozione di impianti tecnologici, lo smaltimento di manufatti contenenti amianto e la demolizione di fabbricati all’interno della maxi superficie. L’iter autorizzativo, almeno per quanto riguarda lo sportello unico del Comune, potrebbe anche terminare in tempi brevi, tenuto conto che la conclusione del procedimento deve avvenire entro trenta giorni. Resta però il fatto che sul tavolo degli organismi preposti mancavano, almeno fino a qualche giorno fa, ancora alcuni documenti importanti tra cui il piano di lavoro per smaltire l’amianto e la relazione sui tempi e modi delle analisi dei terreni e delle acque sottostanti.

Al termine della produzione delle vernici era stata avviata la messa in sicurezza degli impianti, che ha comportato il trattenimento in fabbrica di una ventina di addetti, mentre ora si punta alla bonifica. Il 30 giugno scorso la chiusura dello stabilimento ha comportato l’apertura di ben 160 procedure di mobilità per altrettanti operai, alcuni dei quali sono riusciti ad essere ricollocati in altri siti “gemelli” del gruppo. Resta ancora il punto interrogativo sulla reindustrializzazione del sito e sulle politiche per agevolare la rinascita della storica area produttiva. Proprio per mettere al centro della discussione questa importante tematica le tre sigle sindacali dei chimici, la Filctem Cgil, la Femca Cisl e la Uilcem Uil, hanno organizzato per domani pomeriggio dalle 15 alle 17 un presidio davanti alla sede della Provincia di Lodi. Alle 16,30 è previsto un incontro con il vicepresidente Claudio Pedrazzini.

Per quanto riguarda il futuro delle aree dismesse, il tema riguarda da vicino pure l’area polveri della Lever di Casale, che rappresenta la stragrande parte del sito, e che attende un rilancio dopo il trasferimento all’estero di quella tipologia di produzione. ( Fonte: www.liberta.it)

Autore: Matteo Spagnoli

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