Fine del Ramadan: Sallusti, Belpietro e la maledizione della Mezzaluna

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/ramadan_200_200.jpgOgni anno in Argentina viene celebrata la festa delle comunità. In questo modo il paese ricorda la sua storia, la polpa eterogenea della sua società, in parte nata sulle scalette di discesa dai barconi. È un momento di festa, pensato per ricordare che, al di là della provenienza, si è tutti argentini, figli naturali o acquisiti della stessa terra che non si è sottratta a donare ospitalità. E, in ogni occasione, i politici di turno presenziano, parlano, brindano con loro.

 

Con italiani, spagnoli, polacchi, libanesi, portoghesi. Con ebrei e musulmani. E mai si sente dire che se un sindaco o un ministro visita la sinagoga è filo sionista o anti sionista se rende omaggio alla comunità islamica. Certo, l’Argentina ha avuto decenni per metabolizzare le diversità culturali, etniche e religiose, ma ce l’ha fatta, salvo qualche squallido residuo di razzismo o, semplicemente, di classismo.

 

Ieri in Italia la fine del Ramadan ha suscitato il solito esagerato clamore. Soprattutto chi vive nelle grandi città ha avuto la possibilità, e la fortuna, di incrociare per strada immigrati islamici vestiti a festa. Notando anche lo stupore dei passanti, ignari delle ragioni di un vestiario non da tutti i giorni. Sarebbe stato opportuno che madri e padri avessero spiegato ai bambini il perché in modo da abituare i futuri adulti alla diversità di colori e fede. Eppure c’è chi ancora istiga alla diffidenza.

 

Non per hobby né per mission, c’è da sottolineare ancora una volta i toni spropositati dei quotidiani dell’ortodossia berlusconiana. Ieri Libero e il Giornale, aggrappandosi a dichiarazioni altrui, hanno criticato il vicesindaco di Milano, Maria Grazia Guida, perché ha voluto portare il saluto del comune alla comunità islamica. Apriti cielo, ecco l’islamizzazione della città di Sant’Ambrogio di cui Lega e Pdl parlavano in campagna elettorale. Pensiero destabilizzatore della coesione sociale confermato dal presidente del consiglio regionale lombardo, il leghista Davide Boni, che ha parlato di «un atto che dimostra come l’attuale amministrazione, dopo le generose aperture nei confronti dell’edificazione di una grande moschea a Milano e di una sorta di sanatoria per i centri di preghiera abusivi, abbia già scelto chi sono le persone con le quali intende dialogare». Aggiungendo: «Chissà che il prossimo passo della giunta Pisapia non sia quello di issare la Mezzaluna sul balcone di Palazzo Marino». Insomma, secondo l’esponente del Carroccio in tal modo la giunta milanese ha mancato di rispetto agli italiani, concetto ripreso da un titolo di Libero. Chissà se pensa lo stesso dei rappresentanti della chiesa “di Stato” e di Comunione e liberazione giustamente presenti all’evento milanese.

 

Stesso sdegno riservato al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Anch’egli ha voluto partecipare a un momento importante per una comunità altrettanto importante della grande città meridionale e tollerante. Toni diversi, però, per il sindaco di Roma. Secca, ad esempio, la cronaca del Giornale: Gianni Alemanno si è recato alla Grande moschea di Roma, incontrando Mario Scialoja e via dicendo. È chiaro che, anche sotto l’ombra della Mezzaluna, non tutti sono uguali per la stampa vicina all’esecutivo. Anche se i discorsi a Milano, Napoli e Roma sono stati identici, tutti tesi alla conquista della migliore convivenza e rispetto delle diversità, compreso il lurido kebab vietato dagli editti di Pontida. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Autore: Eugenio Balsamo

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