" Figlio unico, cane unico, legge cinese" di Chen Xinxin

http://www.elisabistocchi.org/wp-content/uploads/2010/07/cane_pechinese.jpgEra il 1979 quando la Cina varava la politica del figlio unico, per porre sotto stretto controllo il processo di crescita demografica. Più di 30 anni dopo, nella vibrante Shanghai della seconda potenza economica mondiale, è entrata in vigore la politica del cane unico. Sono passati i tempi in cui nella Repubblica Popolare avere un cane era una «follia borghese» e ormai tra la classe media cinese, e non solo, i cuccioli sono una moda e si diffondono sempre più le associazioni di animalisti. E’ l’ennesimo segnale dei cambiamenti avvenuti nel gigante d’Asia nell’ultimo trentennio.

 

La sera negli hutong di Pechino, dove la legge del cane unico è in vigore da cinque anni, accanto ai padroni, dediti al gioco e alle chiacchiere con il vicinato, siedono i loro amici a quattro zampe. A Shanghai, culla del Partito comunista, i cani passeggiano tra la folla di cinesi che ogni giorno si sposta nei quartieri residenziali. Immagini che dalla Cina non sarebbero mai potute arrivare 30 anni fa. Sembra che la politica del cane unico sia arrivata dopo un percorso paradossalmente simile a quello che portò all’approvazione della legge del figlio unico.

 

Per molto tempo una famiglia numerosa, con tanti figli, è stata considerata in Cina essenziale per contribuire al benessere dello Stato, per l’incremento della forza lavoro. Poi la forte crescita demografica ha determinato l’introduzione delle severe misure di controllo delle nascite, che hanno portato tra l’altro ad aborti selettivi e al fenomeno di milioni di bambini fantasma (non registrati per evadere la legge), ma anche a un aumento del numero degli anziani e della popolazione maschile. Tutti problemi con cui oggi il gigante d’Asia si trova a dover fare i conti.

 

Dall’ultimo censimento effettuato nel 2010 (il sesto nella storia della Repubblica Popolare) è emerso che la popolazione cinese, 1,34 miliardi di persone, è sempre più vecchia. Il 13,3% dei cittadini ha più di 60 anni, mentre ha meno di 14 anni solo il 16,6%. Ma in molti sono convinti che il governo non abbia lasciato trapelare i risultati veri di questa impresa colossale, accolta con diffidenza da una popolazione sempre più consapevole del concetto di privacy e sempre più ostile a ogni forma di controllo da parte delle autorità. A più di 30 anni dall’introduzione della politica del figlio unico, a Pechino regna ancora la convinzione che si sia trattato di misure utili a favorire la crescita economica e la riduzione della povertà.

 

Allo stesso modo, dopo aver lavorato per la diffusione del benessere tra la società, con la politica del cane unico le autorità cinesi continuano a interferire nella vita privata dei cittadini. L’obiettivo, questa volta, sembra essere quello di combattere la diffusione della rabbia e degli attacchi da parte di cani randagi. A sostegno della nuova normativa le autorità cinesi non hanno perso tempo a diffondere dati. A Shanghai, metropoli con 23 milioni di abitanti, vivono circa 800mila cani, solo 140mila dei quali erano ufficialmente registrati, e quindi vaccinati, prima che a metà mese entrasse in vigore la legge. In città, sottolineano i media cinesi, ogni anno dal 2006 si registrano oltre 100mila casi di attacchi di cani. Un cane per famiglia, con Chip e vaccinazioni, secondo le autorità, dovrebbe servire ad arginare i “problemi” causati dai migliori amici dell’uomo.

 

La nuova normativa è stata accolta con poco entusiasmo dagli abitanti di Shanghai. Per evitare troppe contestazioni e facilitare le registrazioni, le autorità hanno deciso di ridurre la tassa – da 2.000 (220 euro) a 500 yuan all’anno per il centro città e 100 yuan per la periferia – e di consentire alle famiglie che già hanno due cani di tenerli entrambi. Ma cosa ne sarà dei cuccioli?

 

Il timore è che la storia, se certo non si può dire che si ripeterà, almeno farà rima con quanto accaduto con la politica del figlio unico. In più di 30 anni per evadere gli obblighi imposti dallo Stato si è ulteriormente diffuso il fenomeno della corruzione dei pubblici funzionari, i figli sono stati spesso “parcheggiati” da parenti e amici quando erano previsti i controlli e l’infanticidio è divenuta una pratica diffusa. Ora per sfuggire alle multe salate previste per chi a Shanghai non registrerà i cani, è possibile che molti decidano di abbandonare gli animali domestici o ricorrano all’antica tradizione della corruzione. E il timore delle associazioni di animalisti è per la sorte dei cani che verranno abbandonati, in un Paese in cui la carne degli amici a quattro zampe è divenuta negli anni un piatto prelibato. ( Fonte: www.ilmondodiannibale.it)

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