Fiat Serbia: la rivolta dell’operaio pagato 306 euro al mese

http://l1.yimg.com/bt/api/res/1.2/.6jBOwl_ZFpfwqPyfH1aJA--/YXBwaWQ9eW5ld3M7Zmk9aW5zZXQ7aD0zMzM7cT04NTt3PTUwMA--/http://media.zenfs.com/it_IT/News/LaPresse/20130408_ECO_NW01_0033.JPGSe a qualcuno fosse venuto in mente che la delocalizzazione della Fiat avrebbe portato il benessere altrove, via da Mirafiori, da Melfi o da Pomigliano d’Arco, ma, per esempio, nella Serbia dalla disoccupazione al 25% e l’inflazione al 10%, quel qualcuno sappia che non è così. Lo schema fordista in epoca post-moderna - per giunta se trapiantato da un giorno all’altro in un Paese allo stremo delle forze - è un giocattolo rotto, il sussulto di un animale morente.

L’accordo fra Fiat e lo Stato serbo è stato preso nell’aprile 2008, ma lo stabilimento di Kragujevac è diventato operativo solamente la scorsa estate. Ora, a nemmeno un anno dall’avvio della produzione, fra gli operai dello stabilimento serbo si sta raggiungendo la temperatura di ebollizione.

Se fino alla scorsa estate i bocconi amari venivano ingoiati in nome di uno stipendio che, seppur esiguo, era pur sempre meglio di niente, ora la misura sembra essere piena.

Durante il turno di notte fra venerdì e sabato scorso un operaio, scontento del proprio salario da 306 euro al mese, ha preso un attrezzo metallico e ha danneggiato trentuno autovetture incidendo sulla carrozzeria una scritta inequivocabile: “Mangiatori di rane andate via dalla Serbia”. Inutile aggiungere che i mangiatori di rane in questione sarebbero gli italiani. 

La Fiat di Sergio Marchionne non è più la benvenuta. In Serbia alle “terre promesse” non crede più nessuno, non dopo le ferite lasciate dal comunismo, non dopo le bombe del conflitto di vent’anni fa che hanno inquinato i corpi, le memorie e le speranze.

Dallo scorso mese di marzo a Kragujevac si produce la 500L e, proprio in questi giorni, i primi modelli prodotti in Serbia stanno arrivando negli Stati Uniti. Zoran Mihajlovic, vicepresidente dell’Unione dei sindacati indipendenti della Serbia, ha condannato l’episodio – che ha arrecato a Fiat un danno di 50mila euro – ma non ha nascosto come un gran numero di lavoratori siano sottoposti a “ritmi infernali” e “sotto un forte stress” che sta creando una situazione di grande insofferenza nei confronti del management.

Per la nuova 500L c’è un forte domanda sia da parte dell’Europa che da parte del mercato nordamericano e i ritmi produttivi sono aumentati costantemente. Tanto che si lavora fino a 12 ore al giorno per portare a casa 34mila dinari ovverosia 306 euro, circa un quarto al di sotto di un salario medio serbo (46mila dinari, 414 euro) e un quinto dello stipendio di un operaio italiano.

Oltre agli straordinari anche i turni di lavoro sono stati triplicati e con uno Stato ormai allo stremo, l’inflazione galoppante e la disoccupazione al 25% rifiutare un salario garantito diventa difficile. Prendere o lasciare, d’altronde, è il modus operandi di Marchionne, tanto in Italia, quanto all’estero.

La direzione di Fiat Serbia ha avviato un’inchiesta interna: la grafia dei messaggi è identica e si pensa che sia stata un’unica mano a “redigere” il commento contro gli italiani. Nello stabilimento della Fiat Automobiles Serbia lavorano circa 2000 dipendenti di cui 1700 sono operai, il resto dirigenti e impiegati amministrativi. Fra questi molti italiani che hanno perso, in tempi molto brevi, l’immagine dei benefattori venuti da lontano.

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