Enrico Letta pronto all’incasso - di Matteo Mascia

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1366997902.jpgIl governo di Enrico Letta è destinato ad incassare la fiducia delle Camere tra lunedì e martedì. Partito democratico e berlusconiani sono pronti a stringere un patto per permettere la nascita del nuovo esecutivo.
Le principali divergenze sono state annullate da un serrato contatto tra gli ambasciatori dei due principali partiti, il Cavaliere è arrivato al punto di dichiarare di non essere particolarmente interessato ai nomi dei ministri provenienti dai ranghi azzurri. Un segno di distensione utile per mettere a tacere i “falchi” del suo partito, nella giornata di ieri sono infatti nati nuovi distinguo tra le varie anime di via dell’Umiltà. Qualcuno avrebbe preferito rompere l’armonia con il centrosinistra per correre verso nuove elezioni, un’evoluzione dello scenario poco gradita ai vertici del partito. Non a caso, durante un lunghissimo incontro ospitato nelle stanze di Palazzo Grazioli è comparso anche Gianni Letta.
L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha sicuramente preso contatti con il nipote, in predicato di diventare presidente. Il programma di Enrico Letta sarà in sintonia con i voleri dei nostri “interlocutori internazionali”, quanto spiegato durante la conferenza stampa di ieri deve far riflettere. Il vicesegretario del Pd si è detto pronto a rivedere l’istituto della cassa integrazione, una specie di “vecchio arnese” che sarebbe stato utile sino a qualche mese fa ma non più applicabile. Le parole dell’ex ministro ulivista sono pericolose per le migliaia di lavoratori percettori di ammortizzatori sociali, una declinazione dello stato sociale fondamentale in un periodo di forte crisi. Cancellare la cassa integrazione non è sicuramente auspicabile, anche perché non è ben chiaro quale sarebbe la misura che andrebbe a surrogarla. Gli interrogativi dovrebbero circondare anche le proposte di riforma costituzionale. Continuare a parlare di riduzione del numero dei parlamentari espone il Paese ad un grave rischio: quello di essere rappresentato da un potere legislativo ancora meno rappresentativo del corpo elettorale.
I piccoli territori sarebbero poi messi nella condizione di non poter contare in maniera adeguata. Una sicura involuzione pensata da chi pretende di assecondare la cosiddetta antipolitica tentando di somministrare ricette in grado di sorridere alla tecnocrazia imperante. Letta dovrà presto fare i conti con i dissidenti del suo partito. Uno di questi è il deputato Lombardo Pippo Civati (foto). Minacciato di espulsione a causa della sua contrarietà alle larghe intese prospettate dagli “azionisti di maggioranza” del Nazareno. “Mi fanno ridere quelli che nel Pd la settimana scorsa dicevano mai al governassimo e ora lo votano”, ha detto l’ex consigliere regionale intervenendo durante una trasmissione radiofonica. “Quelli a disagio sono cinquanta, quelli che invece si manifesteranno sono la metà”, questo il numero dei mal di pancia contati di fronte a ipotesi, sempre più concrete, di un governo di larghe intese. “Io vorrei – spiega il “dissidente” - un governo di scopo, limitato nel tempo con degli impegni precisi e senza politici ingombranti come quelli che abbiamo appena nominato”. E a chi gli fa notare che un dissenso in Aula potrebbe equivalere all’espulsione dal partito, replica che il varo di quel governo ingombrante “potrebbe essere uno degli ultimi giorni del Pd, più che altro”. Sulla stessa lunghezza d’onda la collega di partito Laura Puppato, desiderosa di voler limitare il numero di ministri provenienti dal centrodestra.
La Lega Nord ha comunicato che farà sapere la sua decisione nelle prossime ore, se Letta si dimostrerà vicino alle istanze dei nordisti potrebbe anche arrivare un voto di fiducia. Adesione che lascerebbe l’opposizione a Fratelli d’Italia, pentastellati e Sel. Proprio dalle file della sinistra è arrivata una pesantissima critica a Letta. A farla è stato Alfonso Gianni, ex deputato di Rifondazione e dirigente del partito vendoliano sino a qualche mese fa. Gianni ha ripreso le frasi di Lapo Pistelli, dirigente esteri del Pd: “Letta è l’Amato del Duemila perché al pari di Giuliano è dentro tutti i giochi. In quelli di Prodi e in quelli di Walter Veltroni, in quelli di Massimo D’Alema e in quelli di Pierferdinando Casini. Addirittura in quelli di Giulio Tremonti”. Un’accusa pesante unita a quella di essere socio di Trilateral Commission e Bilderberg. Vicinanze che avranno una sicura influenza sull’indirizzo politico declinato da Letta e dalla sua maggioranza.
Bonanni (Cisl) sragiona su diritto del lavoro e regionalismo

Il numero uno della Cisl ha deciso di conquistarsi ampi spazi sulle pagine dei quotidiani. La sua visita in Friuli è stata utile per raccogliere un paio di posizioni piuttosto eccentriche. Il sindacato vicino alle posizioni centriste si dice contrario ad una riforma della cosiddetta “legge Fornero”. Modifiche responsabili di aver aumentato il numero di licenziamenti e di aver reso più difficile l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro; un’analisi condivisa da numerosi analisti e dalla stessa Confindustria. Il segretario generale Raffaele Bonanni,ha stoppato l’eventuale revisione, da parte del nuovo governo, delle modifiche intervenute durante il mandato dei “tecnici”. “Noi vorremmo che la materia del lavoro non si toccasse più. Se si dovesse rivedere qualcosa, lo faranno i sindacati insieme agli imprenditori. In Parlamento entra una rana ed esce un cavallo. Non ci interessa affatto che materie così delicate possano essere affidate a Parlamento e Governo”, ha detto Bonanni a margine del congresso della Cisl Friuli-Venezia Giulia a Udine. Il cerchio si è chiuso con un attacco alla Sicilia ed alla Sardegna, regioni a Statuto speciale accusate di declinare in maniera errata le prerogative che derivano da leggi costituzionali. Per il responsabile del sindacato, solo il Friuli sarebbe un modello di autonomia per gli altri governatori italiani. Parole in libertà - peraltro avulse dalla realtà – che hanno causato dure repliche a Palermo come a Cagliari.
Ma. Mas.

Bonanni (Cisl) sragiona su diritto del lavoro e regionalismo
Il numero uno della Cisl ha deciso di conquistarsi ampi spazi sulle pagine dei quotidiani. La sua visita in Friuli è stata utile per raccogliere un paio di posizioni piuttosto eccentriche. Il sindacato vicino alle posizioni centriste si dice contrario ad una riforma della cosiddetta “legge Fornero”. Modifiche responsabili di aver aumentato il numero di licenziamenti e di aver reso più difficile l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro; un’analisi condivisa da numerosi analisti e dalla stessa Confindustria. Il segretario generale Raffaele Bonanni,ha stoppato l’eventuale revisione, da parte del nuovo governo, delle modifiche intervenute durante il mandato dei “tecnici”. “Noi vorremmo che la materia del lavoro non si toccasse più. Se si dovesse rivedere qualcosa, lo faranno i sindacati insieme agli imprenditori. In Parlamento entra una rana ed esce un cavallo. Non ci interessa affatto che materie così delicate possano essere affidate a Parlamento e Governo”, ha detto Bonanni a margine del congresso della Cisl Friuli-Venezia Giulia a Udine. Il cerchio si è chiuso con un attacco alla Sicilia ed alla Sardegna, regioni a Statuto speciale accusate di declinare in maniera errata le prerogative che derivano da leggi costituzionali. Per il responsabile del sindacato, solo il Friuli sarebbe un modello di autonomia per gli altri governatori italiani. Parole in libertà - peraltro avulse dalla realtà – che hanno causato dure repliche a Palermo come a Cagliari.

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