Educazione: la severità delle mamme cinesi è meglio?

http://www.ilsalvagente.it/immagini/aaaainternaz.jpgUna mamma italiana è capace di emozionarsi di fronte a uno sgorbio disegnato dal proprio figlio. Una madre americana anche, o giù di lì. Una madre cinese no. Una madre cinese che segua il sistema di educazione tradizionale rinvia il pastrocchio al mittente dicendo: “Mi aspetto qualcosa in cui tu abbia messo un po’ di impegno e di idee”.

Amy Chua, professoressa di legge a Yale e autrice del libro “L’inno di battaglia della madre tigre”, che sta facendo impazzire di rabbia i genitori americani (il settimanle Internazionale le dedica la copertina che vedete nella foto), è convinta che le ragioni del “sorpasso” che la Cina sta compiendo nei confronti del mondo occidentale siano tutte qui, nell’educazione. Loro corrono, - mentre noi dormiamo - perché anziché preoccuparsi della felicità dei propri pargoli, li preparano al futuro. E hanno in mente una sola cosa: disciplina, disciplina, disciplina. Il metodo educativo di Amy Chua è rigido oltre ogni aspettativa, tanto da essersi attirato le ire e a volte gli insulti delle madri americane, che in più di un’occasione l’hanno apostrofata con parole come “mostro” o “vergogna!”.

Pretendere il massimo

Nonostante ciò Chua ne va molto fiera, e nel suo libro racconta di avere fatto cose che mai un genitore occidentale sognerebbe di fare, come costringere sua figlia a suonare il piano per ore di fila, senza bere, mangiare o potere andare in bagno, finché non ha imparato un brano complicatissimo. O pretendere da lei il massimo, sempre e comunque. “Amore e disciplina” sono le regole imparate da suo padre, immigrato negli Usa quando era piccina. Un padre che quando la piccola Amy non eccelleva in qualcosa la chiamava “spazzatura”.

“Spazzatura” a parte

Roba da fare rabbrividire. Eppure il dubbio sorge, di fronte ai nostri bambini supercoccolati e ai trentenni bamboccioni. “Spazzatura” a parte, non è che la Chua un po’ di ragione ce l’ha? E che ad avere esagerato siamo stati noi, che dall’autoritarismo siamo passati al volere assecondare i nostri figli a tutti i costi? Abbiamo rivolto queste domande a Milena Manini (nella foto), docente di didattica e pedagogia speciale all’Università di Bologna e autrice di numerosi libri sul tema dell’educazione. Che, sembra di capire, non butterebbe proprio tutto del “metodo” Chua, anche se ha molto da dire in proposito.

I diritti del bambino

Per cominciare, che corrono anni luce tra i sistemi educativi del Sol Levante e la pedagogia occidentale. Basti pensare che tra i principi più largamente condivisi dalle nostre scuole di pensiero c’è quello che vede la famiglia come garante dei diritti del bambino. “Specie da quando”, spiega la Manini, “nel 1989 è stata approvata la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, i bambini sono considerati soggetti di diritto specifici, e le famiglie devono esserne garanti. E tra i diritti fondamentali, per intenderci, c’è anche quello al gioco”.

Professoressa, non avrà ragione la Chua, quando dice che l'Occidente perde terreno perché noi cresciamo esseri umani viziati e inconcludenti, loro esseri umani forti, capaci di affrontare meglio le prove della vita?

Le cose non stanno proprio così. Il discorso è molto più complesso, le nostre diversità dipendono più da fattori storici che da altro. La civiltà cinese vive decisamente una fase di crescita, pur con tutti i suoi squilibri. E’ un popolo che ha grandi traguardi da raggiungere e sta lavorando per questo, e lavora disciplinandosi. Noi siamo invece nella fase dell’abbondanza e della decrescita, non abbiamo la stessa spinta. L’educazione c’entra in minima parte con tutto ciò.

Allora siamo destinati a soccombere?

No. In caso di bisogno siamo comunque in grado di reagire. Lo abbiamo dimostrato nei casi di emergenza, durante le catastrofi. Al momento opportuno riusciamo a rialzarci e combattere, tanto quanto i cinesi.

Eppure quando si vedono certi bambini e adolescenti indolenti e viziati, viene da chiedersi: non sarebbe meglio tornare al modello autoritario?

No, decisamente no. E’ sbagliato mitizzare quel modello educativo, d’altra parte non sappiamo quello che bimbi e adolescenti facevano di nascosto al tempo delle ‘scuole delle suorine’. L’autoritarismo è sempre negativo. O educa esseri passivi o esseri ribelli. E non sappiamo quali siano i risultati dei metodi della Chua, noi conosciamo solo il punto di vista della madre, non quello delle sue figlie.

Resta il fatto che oggi la preoccupazione principale dei genitori è rendere i propri figli felici, assecondarli, e proteggerli da ogni sofferenza, sviluppare la loro autostima. E' colpa dei nostri metodi educativi "morbidi" se stiamo allevando una generazione apparentemente mediocre?

Ripeto, la nostra società è in una fase di lassismo, forse in reazione al paternalismo del passato. Forse abbiamo esagerato dall’altra parte, ma oggi stiamo cercando di trovare un equilibrio. In ogni caso non è un errore cercare di rendere felici i propri figli, il problema è in che modo raggiungere l’obiettivo. Non è detto che chi fa quello che vuole sia più felice di chi si vede negare qualcosa. Quello che è davvero pericoloso sono i genitori che non sanno gestire i propri figli: un bambino che non ha regole, non ha paletti in base ai quali orientarsi, non sa dove andare. Così come riempire un bimbo di giocattoli ha il solo effetto di diseducarlo ad apprezzare il valore delle cose.

I "no" sono necessari?

Peggio dei no sono i genitori che non danno qualità al tempo trascorso con i figli.

Chua va al di là. Sostiene che bisogna pretendere dai figli sempre il massimo, anche se apparentemente essi non sono portati per una determinata attività. Lei ripete: "Aspettati il meglio e non accettare niente di meno. E’ così?

Va bene aspettarsi il meglio, ma il meglio che ciascuno può dare secondo le proprie possibilità. Non si può prescindere dalle proprie attitudini, d’altronde anche Chua, ha ammesso che con la seconda figlia ha avuto risultati diversi che con la prima. E poi c’è qualcosa alla base della sua strategia che non può essere condiviso.

Di che si tratta?

Il sistema educativo di questa madre si basa su un modello competitivo. Ma questo modello non può essere seguito in una società democratica come la nostra. La competizione presuppone che ci siano dei vincenti e dei perdenti, che i migliori salgano e i più deboli restino indietro. La nostra società ha altre basi e si regge sul concetto che i più dotati debbano aiutare gli altri. Non c’è il vincere a tutti i costi.

A proposito di doti, la “madre tigre” è convinta che non bisogna lodare le doti, ma l’impegno...

Sono d’accordo, lodare l’impegno è più importante. Le doti riguardano la complessità della persona e lodarla è come dire ‘sei migliore’. Senza contare che dire :”Hai fatto male serve di aiuto per crescere e superare le difficoltà. Ma l’impegno e la disciplina fini a se stessi non hanno senso. La donna racconta di avere costretto la piccola a suonare il piano per ore. Ma non si capisce a quale scopo. Per diventare cosa? Che senso ha?

( Fonte: www.ilsalvagente.it)

Autore: Giorgia Nardelli

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog