Ecco il golpe strisciante del Caimano

http://www.ilfuturista.it/images/stories/UTILITA/copertina6b.jpgTutto come da copione: il presidente del Consiglio, dopo la sconfitta elettorale, affila i denti. Altro che ammorbidimento, altro che “uscita di scena”, altro che “nuovo corso”, altro che democratizzazione, primarie e congressi. C'è solo un rovello, nella testa del Cavaliere: non far crollare il castello di potere che si è costruito in tutti questi anni. Perché, molto semplicemente, non può permetterselo. E soprattutto perché è convinto di avere ancora una partita, da giocarsi. Quella finale, che – nei suoi sogni di gloria – lo condurrà in pompa magna al Quirinale.

 

Ecco spiegata la vera strategia berlusconiana di queste settimane passate e di quelle che verranno. La nomina feudale di Angelino Alfano è solo un diversivo, cui solo gli ingenui (o gli interessati) potevano credere. E lo stesso vale per la promessa di rinnovare il partito, di renderlo più democratico e aperto, di trovare nuove alleanze in nome del popolarismo europeo, di fare la riforma del fisco, di rilanciare l'economia. L'unica cosa che conta è puntellare un sistema in via di disfacimento. E farlo in fretta, con le buone o con le cattive.

 

Due gli obiettivi, come in ogni golpe “strisciante” che si rispetti: la giustizia e i mezzi di informazione. Ecco allora gli attacchi alle toghe rosse, le accelerazioni sull'epocale riforma che deve solo garantire l'impunità del premier. Ed ecco avviata la battaglia di viale Mazzini, l'atto di forza con cui il premier spera di incatenare a sé l'intero servizio pubblico televisivo, mettendo a tacere i nemici, i traditori, i dissidenti (colpevoli, lo ha detto lui stesso, di avergli fatto perdere le elezioni) e sommando il controllo della televisione di Stato alla gestione di quella privata.

 

Siamo allo scontro finale: il nodo del conflitto di interessi non solo non si è mai risolto, ma si è ingigantito fino a trasformarsi in un orrore della democrazia, anzi nello sgabello con cui il Caimano spera di salire al trono.

 

È per questo che serve una presa di coscienza collettiva. Dopo la vittoria delle opposizioni alle amministrative, il quorum ai referendum di sabato e domenica può essere un altro ostacolo sulla marcia distruttiva di Silvio Berlusconi. Ma lo scontro sarà lungo, e il peggio, forse, deve ancora arrivare. Per questo ogni mano tesa al presidente del Consiglio o alla sua cricca è, ora più che mai, un penoso atto di complicità compiuto sulla pelle del paese. E per questo gli italiani che hanno capito la posta in gioco non possono che unirsi al di là delle differenze, per affrontare quello che si profila, ormai oltre ogni possibile dubbio, come un assalto alle fondamenta della nostra democrazia. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Federico Brusadelli

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