Ecco chi è Beatrice Lorenzin, quella che vuole chiudere gli ospedali di Codogno, Casalpusterlengo e Sant'Angelo Lodigiano

http://www.romah24.it/wp-content/uploads/2013/01/berlusconi-e-lorenzin-2.jpgQuando il Presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta, comunicò la lista dei Ministri che avrebbero composto il primo esecutivo “delle larghe intese” della nostra storia repubblicana, il commento della stampa scritta fu unanime: nomi di basso profilo.

Personaggi di terza fascia, all’interno dei rispettivi partiti di appartenenza, nessun “Big” aveva voluto “bruciarsi” in un esecutivo, nato debole (a dispetto dell’ampia maggioranza parlamentare) e a termine (una volta si diceva “balneare”), e con l’unico scopo di prendere decisioni impopolari.

I nomi erano perlopiù sconosciuti agli italiani e la scelta, nella quasi totalità dei casi, non era stata dettata dalla competenza specifica del Dicastero che andavano a dirigere.

Fra questi una ragazzotta romana (di Casal Palocco, per la precisione) figlia di un dipendente dell’Alitalia che all’interno del Pdl ha fatto una certa carriera, tal Beatrice Lorenzin, scelta come nuovo Ministro della Salute.

Ma gli italiani sanno a chi è stato dato in mano un Ministero che ogni anno spende la bellezza di 112 miliardi di euro? Ebbene sì ho detto 112.000.000.000 di euro!

Allora facciamo un po’ di storia.

La Lorenzin nasce nel 1971, ottiene il diploma in un liceo classico, ma per lei l’Università rimarrà un tabù. Si iscrive a Giurisprudenza, ma, nonostante i disastrati atenei italiani una laurea non la negano a nessuno (se non in casi disperati), per la Lorenzin conseguire l’agognato “pezzo di carta” rimane un’aspirazione.

Ed allora arriva ai 25 anni, è un’età molto particolare, quando, normalmente, si inizia l’attività lavorativa dopo aver terminato il corso di studi.

L’età in cui una persona, prima di entrare nel mondo del lavoro, si chiede: “Io che cosa so fare”

E se la risposta è: “Niente”

Allora si comincia a pensare di entrare in politica.

Dopotutto è uno dei settori in cui non viene richiesta una competenza specifica, basta saper scendere a tutti i compromessi ed avere una bella faccia di bronzo.

Il periodo (siamo nel 1996) è poi particolarmente proficuo, in Italia, da poco, è accaduto un vero e proprio terremoto, un’intera classe politica è stata spazzata via e c’è quindi posto per delle giovani leve che vogliono intraprendere questo “nobile” mestiere.

Certo bisogna decidere da che parte stare, ma anche da questo punto di vista la scelta, per la Lorenzin, è praticamente obbligata, si è appena affermato con un successo elettorale che non ha precedenti nel nostro Paese, un partito politico, “Forza Italia”, il primo partito politico “personale”.

Fondato dal più “potente” (all’epoca) e vincente personaggio che aveva scombussolato il modo di far “impresa” in Italia e si stava apprestando anche a rivoluzionare (nelle intenzioni) il modo di fare politica, Silvio Berlusconi.

Insomma, entrare in politica, per la Lorenzin, era una grande opportunità, il posto c’era e non richiedeva conoscenze di alcun tipo, naturalmente bisognava tuffarsi sul carro dei vincitori.

E lei, l’opportunità, non se la lascia scappare, quindi, come tutti, comincia dalla gavetta, i circoli di circoscrizione, prima ad Ostia e poi a Roma, ma la ragazza ci sa fare, come detto ha faccia tosta ed è anche “gradevole” dal punto di vista fisico, tutte qualità che, in Forza Italia, rendono.

Ed eccola quindi bruciare ben presto le tappe fino all’incontro, determinante per la sua carriera politica, con Paolo Bonaiuti.

La Lorenzin, a trentatré anni, viene messa a capo della Segreteria Tecnica del più volte Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e portavoce di Silvio Berlusconi, col quale affina le sottili armi del mestiere, impara in particolare a dotarsi della miglior qualità per un personaggio politico, l’essere un voltagabbana.
Da questo punto di vista non poteva avere maestro migliore, Bonaiuti, infatti, all’inizio del 2004, dalle colonne del Messaggero, di cui era vicedirettore, sferrò un attacco velenoso contro Silvio Berlusconi additandolo come un “dittatorello” insofferente verso coloro che non lo adulavano.

Ma poco tempo dopo, quando decise di entrare in politica, con chi si schiera? Con Forza Italia, naturalmente, sempre per essere coerente.

Ma torniamo alla nostra Lorenzin, che, dopo quell’incontro, affinate le “qualità”, che comunque aveva innate, è sempre più lanciata verso l’obiettivo che ora è alla portata: diventare Onorevole della Repubblica italiana.

Infatti, dopo la nomina a coordinatore regionale di Forza Italia per il Lazio (nel 2005) ed a coordinatore nazionale di Forza Italia – Giovani per la Libertà (nel 2006), la Lorenzin, nel 2008, viene eletta alla Camera dei Deputati.

Un obiettivo che, soltanto dodici anni prima, al momento dell’entrata in politica, avrebbe potuto soltanto sognare.

Ma, visto che non c’è limite ai sogni, nel 2013, dopo che dalla tornata elettorale non è uscito un chiaro vincitore, in Italia nasce il Governo “delle larghe intese”, e nell’esecutivo “di basso profilo” che ne consegue, il Pdl la propone per la nomina ad un Dicastero.

Ed ecco allora che, applicando alla lettera il manuale Cencelli, Beatrice Lorenzin diventa Ministro della Salute.

Da borgatara romana (come lei stessa ama definirsi), senza né arte né parte, in diciassette anni di sudato lavoro, arriva a dirigere un Dicastero che ogni anno spende 112 miliardi di euro! Oltre il 7% dell’intero Pil nazionale.

Certo c’è di che perdere la testa!

E purtroppo è ciò che è accaduto alla Lorenzin.

Quando infatti (giustamente!!!) Silvio Berlusconi decide di staccare la spina ad un Governo, che definire “ignobile” è un eufemismo, la Lorenzin e le altre nullità del Pdl che ne fanno parte, punta i piedi, e, come i bambini ai quali si toglie un giocattolo, si mette a fare i capricci.

Urla e strepita, non vuole essere riportata alla realtà, come Cenerentola ora ha le scarpette di cristallo (e con tacco 12), le unghie ben curate (e laccate rosso fuoco!), e non vuole che arrivi mai mezzanotte.

Ed in questo momento accade l’imprevedibile, perché Silvio Berlusconi, anziché dare una salutare sculacciata che interrompe il pianto e riporta il bambino alla realtà, incredibilmente (ed a mio parere incomprensibilmente) asseconda i figlioletti viziati e fa un passo indietro.

Forse la storia ci dirà cosa sia accaduto dopo che Silvio Berlusconi dichiarò: “Chi non ci sta (a lasciare il governo) è fuori! (dal partito)” e prima del suo ripensamento che lo ha portato ad alzarsi personalmente dai banchi di Palazzo Madama ed annunciare il suo voto di fiducia al governo Letta.

Non si può far altro che attendere il tempo necessario perché tutto diventi di dominio pubblico.

Ma torniamo, per concludere, alla Lorenzin che, dopo aver tirato un grosso sospiro di sollievo per aver salvato la sua poltrona di Ministro, ha avuto la sfrontatezza di dichiarare: “Il nostro leader è Alfano”.

Dimostrando così, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la mancanza assoluta di un qualsiasi senso di riconoscenza nei confronti di colui, Silvio Berlusconi, che fondando un partito politico, l’aveva tolta dalla prospettiva di dover marcire in qualche call center, per diventare Ministro della Repubblica italiana.

Di Giancarlo Marcotti

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