E se fosse il liberalismo (vero) a salvare un paese mummificato?

Il liberalismo è tornato di moda. Come concetto, o pseudoconcetto, da sbandierare al momento opportuno, per ammaliare vaste fette di popolazione, miraggio desiderabile e a lungo desiderato, ma pericolosamente svuotato del suo senso profondo. Ed è il senso della storia, il risultato di argomentazioni multisfaccettate e di pensieri impegnati a intrecciarsi e a scontrarsi tra loro, che ci restituiscono gli autori di “Liberali d’Italia” Corrado Ocone e Dario Antiseri, attraverso letture diverse, spesso contrastanti e anche per questo motivo arricchenti.

 

Con una prefazione sintetica ma chiara Giulio Giorello collega la tradizione liberale alla libertà di pensiero e alla portata rivoluzionaria del pensiero tecnico-scientifico del Seicento, capace di “mandare in pezzi la costellazione dei dogmi stabiliti”; inoltre fornisce sapientemente alcune coordinate per meglio interpretare le affermazioni degli autori. Segue il saggio di Ocone che partendo dal pensiero dei padri del liberalismo novecentesco Croce ed Einaudi, così apparentemente distanti e per molti versi vicini, allestisce una documentata rassegna dedicata agli esponenti del pensiero liberale del ventesimo secolo, senza trascurare alcuni nomi che la storia ha messo da parte e che hanno partecipato all’opera di sprovincializzazione del nostro paese, contribuendo a porre le basi per una dimensione politica europea. Nella seconda parte del saggio, con uno stile vivacemente polemico, Antiseri avvia una quanto mai attuale riflessione sul rapporto dialettico tra liberalismo e stato, tra liberalismo ed economia di mercato e intraprende un’operazione originale nel tracciare un “Ideal tipo di homo-liberalis”, identikit che, come precisa l’autore, non è né assoluto né definitivo ma concorre a creare una maggior seppur schematica chiarezza oltre ad essere un espediente utilizzato per lo stesso motivo nella definizione di altri movimenti o periodi storici. Degna di attenzione è l’analisi dei movimenti e del lavoro svolto dagli intellettuali e dalle riviste italiane, spesso impegnate nel difendere il ruolo dell’intellettuale libero da logiche di partito che lo vogliono inesorabilmente militante, soprattutto (ma non solo!) nel secondo dopoguerra, periodo che necessiterebbe di essere meglio conosciuto e meditato in tutti i suoi aspetti come patrimonio della nostra storia nazionale e, senza retoriche e trionfali mummificazioni, come momento cruciale per il bel paese, utile per comprendere l’oggi e progettare il domani. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Autore: Chiara Coco

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