E oggi, fischiamo pure noi...

Nulla di drammatico: i fischi sono normali, in democrazia. E Silvio Berlusconi – come ogni altro politico di lungo corso – in fondo ci è abituato. Eppure le contestazioni di oggi, quelle che si sono riversate sul premier (ma anche sul ministro della Difesa Ignazio La Russa) al Gianicolo e poi ancora a Santa Maria degli Angeli – così come le proteste antileghiste a Milano, contro Matteo Salvini che provava a distribuire gagliardetti padani su Corso Vittorio Emanuele – hanno un aspetto diverso.

Hanno l'aspetto di un nodo che arriva al pettine. E quel nodo è il rapporto con la Lega Nord. Un nodo scorsoio. Un cappio al collo del centrodestra berlusconiano e del governo.

La domanda, d'altronde, era ineludibile: come si può celebrare degnamente l'unità nazionale se membri della maggioranza di governo insultano i simboli e la storia del paese, boicottano il giubileo della patria, minacciano secessioni sgangherate e giurano a Pontida per l'indipendenza della Padania? Ma è tutto folklore. Sono solo provocazioni. Bossi va decifrato (il dito medio non ha bisogno di interpreti, però). Garantisce Berlusconi. 
 
E invece Berlusconi, ormai aggrappato a un potere che si assottiglia ogni giorni di più, in balia dei voleri e degli umori del Senatùr, non ha potuto garantire un bel nulla. I leghisti – con la complicità dell'intero governo, inclusi i “patriottici” ministri provenienti da Alleanza nazionale – hanno inquinato una ricorrenza che doveva servire a un paese stanco e demotivato per ripartire, per ritrovare il sentiero, per inventarsi un nuovo capitolo della sua storia. 
 
Così alla fine il conto è arrivato. E vedere un presidente del Consiglio fischiato nel giorno in cui dovremmo essere tutti, soltanto, italiani (e vederlo rispondere che lui “va avanti per sconfiggere i comunisti”) è la degna  e malinconica conclusione di un progetto politico – il berluscon-leghismo – che ha saputo solo spaccare l'Italia. Per questo oggi fischiamo anche noi. Contro l'imbarazzante propaganda “padana”, certamente. Ma soprattutto, contro chi, consegnando di fatto il paese alla Lega, le ha permesso di rovinarci la festa. ( Fonte: www.ilfuturista.it)
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