E la Lega ladrona disse: più tasse per tutti ( i padani)

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica3/padani_200_200.jpgMa non sarà che l'insuccesso della Lega, più che colpa della pessima campagna elettorale di Berlusconi, sia effetto della pressione fiscale aumentata nelle valli del Nord, dove il Carroccio governa? Ormai da vent’anni il Senatur recita come un mantra «meno tasse per Roma Ladrona», pontifica sul «federalismo che salverà l'Italia» da difendere con tanto di spadone dell'Alberto da Giussano, consacra una bandiera in nome della quale accettare persino qualche legge ad personam di troppo. Eppure i risultati della “grande liberazione” non si sono visti. Si è visto invece ancora il “peso della mano morta dello Stato” e, alla luce dei risultati delle elezioni amministrative, a dire no alla riforma epocale in salsa Carroccio, pare essere stato proprio il popolo in camicia verde. Perché la realtà è che dopo vent’anni di proclami, oggi ci sono più tasse per i padani.

 

Solo pochi giorni fa Bossi tuonava «abbiamo in mano l'Italia» e invece la Lega non ha vinto nemmeno nelle sue roccaforti. A Varese con Attilio Fontana, il sindaco uscente al primo turno, la Lega va al ballottaggio, a Gallarate, con tanto di Senatùr a presenziare i comizi elettorali, è fallito l'esperimento di corsa solitaria. Male anche a Novara, la città del neogovernatore Roberto Cota, e a Desio. Nessuna speranza di superare il Po in Emilia e come se non bastasse, la trasformazione di tanti leghisti in grillini. All'indomani della sconfitta Radio Padania continua a dire «la Lega ha vinto, sono le aspettative che erano eccessive», ma di fatto è costretta a dar spazio alla musica e a chiudere il forum per non essere invasa dalle telefonate dei militanti arrabbiati. I leghisti “duri e puri”, quel popolo che anni fa riempiva il sacro pratone di Pontida e inneggiava alla secessione è rimasto deluso e inascoltato. E pensare che la protesta contro il federalismo era partita proprio da Varese, città dove la Lega di protesta è nata. Il presidente di Confartigianto Giorgio Meletti denunciava una norma che «rischia di pesare sul portafoglio delle imprese, coinvolte in una sempre più stretta morsa di tassazione e burocrazia», facendosi portavoce di oltre 20 mila artigiani. Ma a via Bellerio nessuno l’ha ascoltato. E così mentre Calderoli ha continuato a rivendicare «con il federalismo nessun aumento delle tasse», gli artigiani, le piccole imprese, il popolo delle partite Iva si è limitato a fare i conti. Di fatto il provvedimento che permette ai sindaci di aumentare le aliquote non rappresenta che un ulteriore aggravio della pressione fiscale. Non proprio quello che i padani volevano per liberarsi dalla zavorra del Sud e da Roma ladrona. Tutto il contrario dei programmi tanto sbandierati, quelli contro gli sprechi, l’assistenzialismo, il centralismo.

L'aumento o l'introduzione delle addizionali comunali farà sì, se i sindaci e i governatori ricorreranno alla misura massima, di incassare quasi 20 miliardi. Che significa per il cittadino? Che un milanese che guadagna 25 mila euro lordi l’anno e che nel 2010 aveva pagato in tutto 263 euro potrà arrivare a 850 nel 2015. Di fatto con “la madre di tutte le riforme” gli italiani, compresi i padani, dovranno pagare molte più imposte locali.

 

Una marea di balzelli, in totale controtendenza rispetto alla maggior parte dei paesi industrializzati. Al via l’imposta di scopo da applicare per ogni bisogno del comune, senza limiti, e poi la tassa di soggiorno, non esattamente in linea con i principi base del federalismo fiscale, perché il comune non preleva soldi dalle tasche dei suoi cittadini. Ma non solo. Con la cedolare secca sugli affitti si è pensato di favorire solo chi ha molti immobili in locazione. Pagheranno il 21 per cento, tanto la tassa non varierà in base al reddito. Quindi l’Imu, l'Imposta municipale unica, che comprende e sostituisce l'Ici sulle seconde case. Andrà a toccare beni strumentali primari, come i capannoni e gli spazi produttivi, perché non sarà previsto nessuno sgravio per «gli immobili destinati all'attività di impresa, arti e professioni». Nessuno sconto per le imprese, ma esenzione totale per il Vaticano. Un gesto caritatevole per il tessuto produttivo del nord. E come se non bastasse, dal 2014 le piccole imprese dovranno pagare l'Imu ad aliquota piena (7,6), al contrario dei proprietari di case per abitazione, e oltre all'Imu, per non farsi mancare nulla, pagheranno anche le imposte sul reddito, ossia Irpef e Ires. Più tasse proprio per quelle partite Iva che volevano liberarsi dallo Stato “ladrone”, ma anche più tasse per tutti i cittadini che si vedranno aumentare l’accisa sulla benzina e la tassa di proprietà delle automobili, necessarie per compensare la soppressione dei trasferimenti dello Stato centrale alle Regioni.

Il Carroccio ha poi dato il suo benestare all’incremento di tasse regionali e comunali come la Tarsu e la Tia, addirittura in comuni dove non c’è l’emergenza rifiuti, ha approvato nel “Milleproroghe” una norma che consente ai comuni di accrescere il numero di consiglieri municipali ed è riuscito persino ad essere d’accordo sui finanziamenti per Roma Capitale. Schei da pagare e costi della politica in aumento. L’insostenibile pressione fiscale è stata aumentata proprio da chi dice di volerla combattere.

Troppe le contraddizioni nel partito che da tempo promette e non mantiene. Per anni hanno raccontato con riti dell'ampolla e kolossal celebrativi l'indipendenza del Nord, costretto a pagare per tutti. Loro sarebbero stati la soluzione ad anni di parassitismo e di ingiustizia, ma oggi quelle risorse per i virtuosi non si vedono. In Veneto, dove Zaia in campagna elettorale aveva promesso il federalismo in tempi brevi, la Lega ha chiesto una sovrattassa ai cittadini per far quadrare i conti nella sanità. Dopo dieci anni di mala gestione leghista e due miliardi di deficit, per ripianare i danni, tutti i veneti, senza distinzioni di reddito, si vedranno aumentare l’ aliquota Irpef allo 0,9 per cento.

 

Risultati da Lega di governo. Il mito leghista, quello del Senatur che girava le valli bergamasche su una 126 scassata, si sta sgretolando. I padani si sono resi conto che il Carroccio sta assomigliando sempre più a un partito da Prima Repubblica. Lega di parentopoli, buona per prendersi le poltrone e i Cda. Un partito che resiste alle proposte di privatizzazione delle municipalizzate per salvare i suoi uomini, capace di spendere nel 2009 oltre un milione di euro in parco auto e un altro milione per i rimborsi spese . Un partito che paradossalmente è diventato tutto quello che dice di non voler essere. Un partito che tanti militanti non vogliono più. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Autore: Lina Urbani

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog