" Dove li troviamo 10 miliardi per il Ponte sullo Stretto? " di Fabrizio Goria

http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/pontesullostretto.jpgMentre si cercano risorse per gli sgravi fiscali, la grande opera, antica promessa di Silvio Berlusconi, va avanti nell’indifferenza generale. La scorsa settimana sono stati firmati i primi accordi per gli espropri sia dal lato siciliano che da quello calabrese. I costi sono esplosi negli anni, ed è possibile che alla fine il conto superi i 10 miliardi di euro. Pari quasi all’1% di Pil.

E mentre si cercano risorse per la riforma fiscale, il Ponte sullo Stretto continua la sua corsa. È di pochi giorni fa l’accordo di massima fra il Comune di Villa San Giovanni, cittadina del versante calabro, ed Eurolink, il consorzio vincitore dell’appalto, per gli espropri. Intanto, dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) spiegano che tutto va a gonfie vele. Stesso discorso per le amministrazioni comunali dei paesi limitrofi all’opera. Nonostante, come ha più volte ricordato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, i cordoni della borsa siano sempre più stretti, il progetto del Ponte va avanti.

L’ultima notizia in ordine temporale è quella legata agli espropri in terra calabra. Il presidente di Anas e di Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha incontrato il sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, per definire il piano di espropri volti alla costruzione del Ponte, anche alla presenza di Enrico Leone, numero uno di Eurolink. Una mossa che segue, a pochi mesi di distanza, quella compiuta con Messina. In realtà, è proprio sui lavori preparatori che si stanno facendo i passi più ampi. Da alcune settimane, infatti, la società Stretto di Messina, entità interamente pubblica composta da Anas, Rfi, Regione Calabria e Regione Siciliana, avrebbe indetto una gara fra diversi studi legali al fine di compiere una due diligence sulla documentazione esistente. Tutto quanto siglato finora dovrà quindi essere passato al vaglio degli avvocati, per capire se tutto è in regola o meno.

I costi sono il capitolo più ostico di tutto il progetto del Ponte. Il progetto iniziale, approvato dal Cipe nell’agosto del 2003, erano di 4,6 miliardi di euro. Successivamente, la base d’asta per la gara di definizione dell’opera è stata di 4,4 miliardi di euro, dato che era al netto delle voci inerenti il project management e il monitoraggio ambientale. Il tutto è stato aggiudicato a 3,9 miliardi. Ma i costi reali non sono questi. Già nel 2003 il fabbisogno totale è stato quantificato in 6,1 miliardi di euro, cifra volutamente in eccesso. Peccato che però, sei anni dopo, questo valore è perfino aumentato, toccando quota 6,3 miliardi di euro. Il Cipe nel marzo 2009 ha stanziato 1,3 miliardi di euro per sostituire dei fondi di origine Fintecna.

L’ultima parola sulle polemiche in riferimento a un progetto da sempre ritenuto con un pessimo rapporto costi/benefici arriva dall’Anas. «I costi della realizzazione del ponte di Messina sono in linea con l’ammontare previsto nel Progetto Preliminare approvato dal Cipe nel 2003 e aggiornato a 6,3 miliardi di euro nel piano finanziario approvato e ancora attualmente in vigore», ha spiegato nel maggio scorso la società. Si fugano quindi i dubbi su un possibile aumento del costo dell’opera? Non proprio. La stessa Anas, rispondendo a un articolo apparso su l’Espresso, spiega che «eventuali incrementi dei costi sono subordinati all'approvazione del Cipe, a valle dell’esame in conferenza dei servizi, e sono connessi a recepimento di varianti richieste dagli Enti locali». Un modo differente di dire due cose: i costi stanno aumentando e la colpa è delle amministrazioni locali. Ma quanto ci costerà di più il Ponte?

Una prima risposta l’ha data l’Espresso. Secondo il settimanale, i costi sono già saliti a quota 7,865 miliardi di euro, con la prospettiva di arrivare e superare i nove miliardi entro poco. Ma calcolando tutte le possibili opere collaterali, il prezzo finale potrebbe aumentare ancora. Fra varianti, nodi urbani, incrementi dei costi vivi per il materiale da costruzione, non dovrebbe stupire se il conto finale superasse quota 10 miliardi. Del resto, la cifra riferita agli indennizzi degli espropri inserita nel progetto, fanno intendere dal Cipe, è del tutto aleatoria e potrebbe essere aumentata o diminuita a seconda della contrattazione.

La questione da risolvere, ora, è quella relativa allo stanziamento dei fondi. Finora la quota disponibile è di poco inferiore a 1,9 miliardi di euro, frutto dei fondi Fintecna e di un altro stanziamento deciso dal Cipe. Tuttavia, il tempo continua a passare senza che ci siano evoluzioni positive. Da un lato, calabresi e siciliani sono sempre più certi dell’opera. Dall’altro, Tremonti sta cercando di contenere la spesa pubblica in ogni modo possibile. In mezzo ci sono il Ponte e Silvio Berlusconi, che ha già subìto una doppia sconfitta alle urne nell’arco di un mese. Negli ambienti di Palazzo Chigi si riferisce che il Cavaliere voglia riportare di nuovo alla luce il Ponte per provare a riconquistare consenso nel Mezzogiorno. In realtà, l’emorragia principale di questi tempi la sta subendo nel suo Nord: e non è detto che, visti i costi sempre più elevati, ci riesca anche questa volta. ( Fonte: www.linkiesta.it)

 

fabrizio.goria@linkiesta.it

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