Dossier amianto

Di Amianto si muore! Quello delle malattie professionali asbesto-correlate è un fenomeno in crescita. Una catastrofe che secondo la stessa INAIL avrà il suo picco malati nel 2015. Fino alla fine degli anni ‘80, quando in Italia è stato dichiarato fuorilegge, l’amianto è stato utilizzato in maniera indiscriminata nella composizione di oltre 3000 prodotti, alcuni di uso molto comune come mastici, sigillanti, corde, tessuti, condutture d’acqua, sedie da spiaggia.

Nel nostro Paese ci sono ancora 2,5 miliardi di metri quadri di tettoie in cemento amianto, pari a 32 milioni di tonnellate e molte tonnellate di amianto friabile, per un totale di amianto puro di circa 8 milioni di metri cubi. Ma l’ è tutt’altro che quel materiale che si è voluto far credere eterno e di cui sono state sottaciute le conseguenze dannose per la salute. A causa dell’usura, delle vibrazioni, delle infiltrazioni d’acqua i materiali di amianto hanno la capacità di rilasciare nell’aria microfibre killer. Ne basta una, 1300 volte più sottile di un capello umano, per uccidere. Nel dossier che vi presentiamo, Ambient&Ambienti ha raccolto denunce e testimonianze su un problema che purtroppo esiste ed è assai grave.

Contro il “dolore amianto”, sono nate associazioni su tutto il territorio nazionale. A Bari l’”Associazione dei familiari delle vittime e degli esposti all’amianto della Spa” porta il nome di . Le stime delle Associazioni parlano di 4000 nuovi casi all’anno, tenendo conto solo dei decessi per patologie dell’apparato respiratorio. L’avvocato Ezio Bonanni Coordinatore degli Affari Legali dell’Osservatorio Nazionale Amianto, codici alla mano prova che «lo Stato è rimasto inadempiente. Ha violato le sue stesse norme, ha causato una lesione ai diritti fondamentali dei suoi cittadini, non solo per coloro per i quali il rischio si è concretizzato in una patologia, ma per tutti i lavoratori esposti. Perché l’amianto, una volta respirato, non va più via». (Clicca qui per andare all’articolo)

La bandisce l’impiego dell’amianto. Da quel momento sono innumerevoli i ricorsi di persone esposte all’amianto oppure delle famiglie di defunti per malattie asbesto-correlate. Il processo più grande si tiene a Torino dove i dirigenti della sono stati rinviati a giudizio; a Latina i dirigenti delle sono stati condannati, in primo grado. A Bari il caso più grave è quello della S.p.A. ex Firestone Brema, dove la bomba ecologica ha causato oltre 100 morti accertate, più di 400 ammalati di asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare e oltre 800 richieste di esposizione all’amianto. (Clicca qui per andare all’articolo)

Un’indagine giudiziaria è stata avviata dalla Procura della Repubblica anche a Milano. Sotto inchiesta sono finite aziende storiche del capoluogo lombardo come OM-Fiat, , Pirelli, Falck, Breda, Ansaldo, Marelli, , una indagine che ricostruisce la storia della Milano industriale, della Milano da bere, come recitava una pubblicità tanto in voga nei “ruggenti” anni ’80. (Clicca qui per andare all’articolo)

L’amianto è stato utilizzato anche per coibentare carrozze ferroviarie e navi. Sino a oggi il personale imbarcato sulle navi della Marina Militare, deceduto o che ha contratto infermità permanentemente invalidanti a causa dell’esposizione all’amianto ha dovuto richiedere il risarcimento dei danni costituendosi parte civile nei procedimenti penali. Grazie all’emendamento presentato dal senatore Filippo Saltamartini (PDL), approvato al Senato il 29 settembre scorso, è, invece, riconosciuto il trattamento analogamente a quello previsto per le vittime del dovere. (Clicca qui per andare all’articolo)

Quando si lotta contro un killer silenzioso come l’amianto, però, è difficile documentarne la strage. Vedi le vittime del terremoto. In Abruzzo, per esempio la ricostruzione post-sisma non è ancora stata portata a termine. Questo significa che «La popolazione delle aree terremotate in Abruzzo – secondo il prof. – nell’arco dei prossimi venti anni sarà esposta al rischio di tumori dovuti all’inalazione di amianto, che rischiano di diventare una seconda piaga». (Clicca qui per andare all’articolo)

Un’altra popolazione gravemente afflitta dalla preoccupazione del fibrocemento è quella di Ferrandina, in provincia di Matera. A causa della Materit, azienda del gruppo , che ha prodotto manufatti in cemento-amianto tra il 1973 e il 1989. La città ora sta morendo più velocemente dei ritmi naturali, a causa delle malattie indotte dall’amianto in fibre. I primi sono gli impiegati della stessa, 10 sono già morti, ma altri 16 sono gravemente ammalati di cancro. Ogni famiglia di Ferrandina e dei dintorni ha poi – si dice in paese – almeno un parente che combatte la malattia. (Clicca qui per andare all’articolo)

Seria preoccupazione anche per gli abitanti nei pressi di Via Don Minzoni e Piazza Gaetano Pitta, a Lucera (FG), per i capannoni con i tetti in . Ambient&Ambienti riceve e pubblica con piacere il contributo filmato della redazione di (Clicca qui per andare all’articolo).

A Monopoli, in provincia di Bari, invece è stato avviato l’iter per la bonifica dell’area Italcementi dall’amianto, demolizione della ex cementeria e riqualificazione dell’area industriale e quella demaniale contigua. Il protocollo d’intesa è stato firmato il 16 novembre scorso; secondo il parere del sindaco Emilio Romani, sicuramente a gennaio 2012 si potrà procedere alla demolizione completa dell’ecomostro. (Clicca qui per andare all’articolo)

A completare il Dossier Amianto, due recensioni, quella del libro di Stefania Divertito, giovane reporter napoletana che mette nero su bianco la storia di un serial killer come l’amianto. E lo fa con la vedova di un sottoufficiale di Marina a La Spezia.

 

 

L’altra riguarda il testo lo spettacolo “A come Amianto”, scritto e interpretato dall’attore Ulderico Pesce e raccolto nelle pagine di Daniele Bianchessi, giornalista di Radio24. (Clicca qui per andare all’articolo)

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