Dibattito acceso. La lettera di Paolo Cacciari e dei " decrescisti"

http://www.valori.it/immagini_articoli/201209/logo_decrescita.jpgIl dossier di Valori di settembre sulla decrescita accende il dibattito. Pubblichiamo qui una lettera al nostro direttore inviata da Paolo Cacciari (responsabile della terza conferenza internazionale sulla decrescita di Venezia 2012 e autore di diversi libri sull’argomento) e dal gruppo dei "decrescisti"...

Caro direttore Andrea Di Stefano,
ti siamo grati per lo spazio che Valori ha voluto dedicare al tema della decrescita, ma confessiamo il nostro stupore per il modo con cui lo ha fatto.

Non sono le critiche che ci infastidiscono. Anzi, le cerchiamo. Ricordiamo che, proprio al fine di tener nel massimo conto le obiezioni all’idea della decrescita, abbiamo raccolto nel sito della Conferenza di Venezia 24 FAQ, e non sono che le prime.

Non ci spaventa nemmeno “scoprire” che una rivista dei massoni o la Nuova destra francese abbiano adottato il termine “decrescita”. Sappiamo bene che vi è un filone culturale e politico antimoderno che critica lo sviluppo da un punto di vista reazionario e neoautoritario. Una volta gli ambientalisti li chiamavano “ecofascisti”. Così come – d’altra parte - sappiamo bene che lo sviluppismo, il produttivismo, il consumismo… sono spesso stati adottati da un certo pensiero “di sinistra”, stakanovista e infatuato dalle magnifiche e progressive sorti delle forze produttive industriali. Le mille “ferriere” sparse per il mondo stanno lì a confermare.

Ciò che ci dispiace è che i vari servizi di Valori non abbiano nemmeno tentato di fare le dovute distinzioni, ma, al contrario, abbiano teso a intorbidire le acque per poi scegliere senza dubbi – fin dal titolo e dall’articolo redazionale introduttivo di prima pagina – la tesi che “i decrescisti scelgono scientificamente di non mettere in discussione il sistema economico dominante”, complici dei governi e delle forze economiche finanziarie che vogliono “svuotare le tasche dei ceti medi e dei più poveri” e impoverire le masse popolari.

Ohibò! Fino ad oggi le critiche maggiori che ci erano state rivolte erano, all’opposto, di radicalismo utopico, di non fare i conti con l’economia e con i desideri e l’immaginario consumistico degli esseri umani. Pazienza; è inevitabile che sia così: cambia il contesto (l’insorgere della crisi economica) e di conseguenza cambiano le critiche che vengono rivolte ad una proposta che è rimasta la stessa nel tempo. Il principio della decrescita, infatti, non è nato ieri, ha radici profonde nel pensiero critico dello sviluppo (oltre che della crescita infinita del Pil), nell’ecologia, nel concetto di limite e di responsabilità, nell’equità e nella giustizia sociale.

Siamo abituati anche ad essere confusi (l’ultimo libro di Serge Latouche è interamente dedicato al tentativo – evidentemente non riuscito - di sciogliere equivoci e malintesi) con i fautori della recessione economica, della depressione sociale, della crisi sistemica permanente in cui è entrato il capitalismo. Da quando economisti, politici, giornalisti non chiamano più “crescita negativa” le performance dell’economia, ma si sono impadroniti del termine “decrescita”, è inevitabile che si sia ingenerata una certa confusione.

Per parte nostra vorremmo solo far sapere ai lettori di Valori, che non ci sentiamo né i reggicoda del sistema (coloro che forniscono le giustificazioni ideologiche per un adattamento indolore all’impoverimento – le pillole antidepressive di Prozac, se non abbiamo capito male la battuta contenuta nel titolo), né i catastrofisti del “tanto peggio, tanto meglio”, indifferenti alle sofferenze umane provocate dalla recessione.

Vorremmo anche rassicurare la redazione di Valori. Anche noi siamo dalla vostra parte: “rivendichiamo politiche in grado di far compiere all’economia cambiamenti storici epocali e democratici”. Per noi, anzi, la decrescita indica la direzione di marcia per una completa inversione di rotta economica e sociale che riguarda l’uso delle tecnologie, della moneta e degli strumenti finanziari, le istituzioni giuridiche (i commons vs la proprietà privata) e politiche (la democrazia partecipativa e l’autogoverno vs le oligarchie economiche).

Il fatto che molto probabilmente le nostre e le vostre proposte non coincidano, non significa che noi o voi si sia degli “intellettuali organici al sistema, che propongono una filosofia di vita al passato, reazionaria”, come sproloquia questo vostro Andrea Montella. Su queste basi difficile aprire un confronto serio.

Ci dispiace solo che Valori in questa occasione non abbia sentito il bisogno di informare i suoi lettori sul programma della 3° Conferenza internazionale su decrescita, sostenibilità ecologica ed equità sociale. Cinque giorni in compagnia di studiose e studiosi come Rob Hopkins, Helena N.Hodge, Veronika Bennholdt-Thomsen, Emmanuel N’dione, Silke Helfrich,Gustavo Soto, Gilbert Rist, Barbara Muraca, Alfredo Pena-Vega, Filka Sekulova, Francois Schneider, Macelo Barro, Friedrich Hinterberger, Erik Assadourian , Alicia Puleo, Majid Rahnema, Joan Martinez Alier, Mary Mellor, Giorgos Kallis. Per citare solo gli ospiti stranieri.

Speriamo davvero che la redazione di Valori si senta in dovere di partecipare e abbia modo di trovare elementi per ripensare i suoi giudizi sulla decrescita.

Firmato:
Paolo Cacciari, Eliana Caramelli, Dalma Domeneghini, Chiara Spadaro, Auretta Pini, Ferruccio Nilia, Daniela Passeri, Gianni Tamino.

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Qui l'edtoriale del dossier uscito su Valori di settembre, che sta sollevando - e molto - il tono della discussione sulle proposte per un nuovo modello economico... 
Fonte: www.valori.it

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