" Decrescita, occupazione e green economy" di Paolo Ermani

http://www.ilcambiamento.it/foto/250/green_economy.jpgPer parlare di temi legati alla decrescita, occupazione e green economy, ritengo necessario riportare alcuni dati significativi.

 

In Italia il 60% del patrimonio edilizio è stato costruito prima del 1970 e secondo il rapporto 2010 Saie Energia – Cresme al 2008 c'erano 137 milioni di finestre esistenti e il numero di infissi sostituibili è di 23 milioni. 3 miliardi di metri quadrati è la superficie complessiva di pareti esterne degli edifici e 140 milioni di metri quadrati potrebbero avere interventi di riqualificazione energetica attraverso l'isolamento termico. 831 milioni di metri quadrati erano le coperture a falda con interventi possibili per 300 milioni di metri quadrati. 2,7 miliardi di metri quadrati erano le coperture piane sottotetti e solai, con interventi possibili in 424 milioni di metri quadrati.

 

Tutti gli interventi in oggetto sono da considerarsi effettuabili in un arco di tempo che va dai 5 ai 10 anni.

 

Questi dati evidenziano vari aspetti. Innazitutto che le possibilità di intervento nel settore del contenimento energetico nell'edilizia sono vastissime e darebbero lavoro a migliaia di persone. Fra i tanti vantaggi di una azione del genere si avrebbe una riduzione drastica dell'importazione di combustibili fossili per il riscaldamento in un'ottica di decrescita dei consumi energetici. Si avrebbe poi un aumento di occupazione qualificata e un aumento del benessere degli abitanti delle case oggetto di interventi oltre che un minore costo delle bollette per gli utenti stessi.

 

Inoltre l'edilizia si potrebbe rilanciare smettendo di devastare il territorio con la selvaggia cementificazione, che sottrae terreno fertile e aumenta i consumi energetici. Il tutto per realizzare capannoni, abitazioni e simili che nella maggior parte dei casi resteranno vuoti. Ma poi costruire fino a dove, fino a cosa ? Fino a quando sarà cementificato tutto? E poi cosa facciamo, cementifichiamo il mare, gli oceani? E poi la Luna, Marte, Venere?

 

Niente di tutto ciò, la soluzione è intervenire sull'esistente che per le condizioni pessime in cui versa, darà da lavorare per i prossimi millenni.

 

Per gli aspetti occupazionali il Rapporto Confartigianato del 2010 su base dati ministero del Lavoro e Unioncamere ci informava che sono andate inevase l'83,3% delle domande per installatori di infissi e serramenti su 1.500 richieste, settore che ha molto a che fare con il risparmio energetico.

 

Il rapporto inoltre ci indica che sono circa una settantina i mestieri dove conta la manualità e che non trovano persone: falegnami, sarti, marmisti, tessitori, cuochi, panettieri, pastai, pasticceri, gelatai, etc... Allo stesso tempo 2 giovani su 3, circa 9 milioni di persone, non hanno rapporto con il mondo del lavoro durante il periodo degli studi.

 

Da questi altri dati emerge che il lavoro ci sarebbe ma non ci sono le persone che vogliono intraprendere questi tipi di lavori. Poi però ci si lamenta con i cosiddetti extracomunitari che ci tolgono il lavoro. Ce lo toglierebbero se lo si volesse fare, ma pare che non ci sia tutta questa voglia di lavorare laddove ce ne sarebbe possibilità.

 

Questa situazione trova riscontro anche nei rapporti quotidiani: una nostra amica che deve realizzare un progetto di cohousing in bioedilizia alle porte di Milano, parlando con le ditte costruttrici ha avuto conferma delle difficoltà di trovare persone in grado di posare i materiali in bioedilizia nella maniera corretta. Sostanzialmente la domanda c'è ma mancano le maestranze qualificate, così allora lei in accordo con le ditte stesse, in concomitanza con la costruzione delle abitazioni, ha deciso di fare dei corsi di formazione per lavorare su materiali e tecniche bioedili.

 

Per fare un altro esempio e riportare la mia esperienza diretta, posso dire che lavorare nei cantieri in bioedilizia è assai interessante e consiglierei almeno un anno di lavoro in cantiere per architetti, ingegneri e geometri prima di esercitare la professione. Una cosa infatti è studiare solo sui libri, una cosa è fare pratica. Perchè lavorare nei cantieri, anche in biodilizia, piace così poco? Per forza un architetto deve fare l'architetto dietro ad un computer o può anche sporcarsi le mani, imparando molto di più, tra l'altro?

 

La sensazione generale è quella per cui o si fa il mestiere per il quale si è studiato oppure si accetta di lavorare in un call center o simili lamentandosi puntualmente con il governo, la sfortuna, gli astri e altro a scelta. Ma provare altre strade? Andare magari all'estero un paio di anni e fare esperienza? Fare lavori manuali fa tanto male, è così disonorevole? Fare il falegname, il carpentiere, l'idraulico è così orribile? Con quello che si guadagna tra l'altro. Imparare un mestiere è così indesiderabile e anacronistico? Ci si illude davvero che in un mondo sempre più in deficit di risorse, essere un digitatore di tastiere di computer e telefonini sia l'unico 'mestiere' possibile e auspicabile?

 

In questo quadro bisogna chiedersi in merito alla green ecomomy quale ne sia il reale significato. Come può essere green una economy che necessita comunque di uno sfruttamento infinito delle risorse in un mondo finito e non mette in discussione i sacri dogmi della crescita?

 

La vera economy deve essere quella che punta alla riduzione massima degli sprechi, alla ricerca e applicazione delle tecnologie migliori in ogni settore che ci facciano consumare il meno possibile materiali ed energia. E il vero green è quello che innesca circoli virtuosi dall'inizio alla fine dei cicli produttivi e di vendita e non una Mercedes pubblicizzata come macchina amica dell'ambiente perchè produce qualche grammo in meno di CO2 rispetto alla versione precedente o un SUV che la pubblicità descrive come ecologico.

 

Chi costruisce vetture per esempio deve iniziare a minimizzare i consumi energetici dei suoi stabilimenti, poi puntare sul trasporto collettivo e sui mezzi pubblici, sulla riduzione drastica dei consumi dei veicoli, su materiali completamente e facilmente riciclabili. Lo stesso discorso si può fare per vari altri settori, come il settore agricolo/alimentare dove puntare sul locale, il biologico, lo stagionale con sempre a monte la riduzione drastica di consumi, imballaggi e ottimizzazione dei trasporti.

 

Il settore cosiddetto green ha quindi davvero grandissime potenzialità, basti pensare oltre al comparto bioedile di cui sopra, fra i tanti, al settore delle tecnologie per l'efficienza energetica o a quello crescente delle attrezzature per la coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno. Sempre più persone ormai coltivano anche solo sul balcone di casa.

 

I media non ne parlano granchè ma le persone iniziano ad avere una consapevolezza che i nostri politici e pseudo decisori del nulla, se la sognano.

 

Con l'aumento dei costi delle materie prime, con l'esaurimento del petrolio, è inevitabile un graduale ritorno alla coltivazione per autoproduzione e per questo settore servono utensili, macchinari, strumentazioni per la trasformazione e conservazione dei cibi di cui ci sarà sempre più bisogno e richiesta. L'ultima fiera di Vita in Campagna è stata presa d'assalto e altre fiere del genere si moltiplicano. Invece di puntare a settori di dubbia utilità e ormai saturi, si deve puntare a settori come questo dell'autoproduzione dove c'è ampio margine di intervento e se crescono questi settori di riflesso decresce il PIL perchè più si autoproduce, più si risparmia e si riducono i costi complessivi, l'inquinamento, l'uso di concimi chimici, il trasporto e l'imballaggio di prodotti che magari arrivano da migliaia di chilometri.

 

E perchè infine non mettersi assieme ad altri e fondare una associazione, una cooperativa, una piccola/media impresa per lavorare in questi settori invece di aspettare la legge ad hoc, il finanziamento, la raccomandazione, la provvidenza ? Se io avessi aspettato le leggi, la raccomandazione, i finanziamenti, la provvidenza, oggi sarei ancora a casa dei miei genitori a maledire il governo e il mondo cattivo. ( Fonte: www.ilcambiamento.it)

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