Debora Serracchiani: «Il passo indietro di Penati? Serve anche a incidere come modello pedagogico»

http://www.ilfuturista.it/images/stories/INTERVISTA/serracchiani.jpgIl passo indietro? È una veste sociopolitica da recuperare, perché avvicina il cittadino a quella che ormai viene definita “casta” e soprattutto è un modo per investire in modelli pedagogici spendibili. Commenta così Debora Serracchiani, europarlamentare del Pd, la decisione del vicepresidente del consiglio regionale lombardo Filippo Penati, coinvolto in un’inchiesta della procura di Monza, di lasciare tutte le sue cariche.

 

Penati fa due passi indietro: che segno è?

 

Della politica che recupera la percezione dell’esempio. Vorrei evidenziare un modo di reagire diametralmente opposto tra centrodestra e centrosinistra rispetto a certi eventi, anche personali. C’è chi grida al complotto dei giudici e chi si rimette con fiducia al giudizio della magistratura. Ritenendo di dover anche dare un esempio.

 

Quanto è distante il passo indietro di Penati da quello (mancato) del senatore Tedesco?

 

Si tratta di due vicende temporalmente diverse. Il primo riguarda un’indagine ancora in corso da parte della magistratura, per Tedesco invece vi sono incartamenti datati e rilievi già compiuti. Che hanno portato a chiedere l’autorizzazione a procedere. Sarebbe stato quantomeno opportuno un suo passo indietro. Trovo che siamo in presenza di un condizionamento della politica inaccettabile. Del resto il Pd aveva già preso le distanze dall’ex assessore regionale pugliese alla sanità, che ora è passato al gruppo misto. Ciò non toglie che il buon nome del partito e della politica, in un momento difficile come questo, vadano tutelati con gesti esemplari, come appunto il passo indietro, una veste da recuperare.

 

Quanto conta oggi un termine come onorabilità?

 

Siamo arrivati a un punto tale che la politica non è più ritenuta una professione qualificante, ma intesa da molti come dequalificante. Da alcuni addirittura solo come una professione e basta. L’onorabilità di chi fa politica in questo momento è essenziale: dovremmo recuperarla assieme ad atteggiamenti che non si vedono più. E non mi riferisco solo alla ricerca dei valori, ma anche alle risposte che ogni giorno andrebbero date alla gente.

 

Siamo tornati al ’92? O non ne siamo completamente usciti?

 

Quegli anni di tangentopoli e gli attuali non li considero due fasi temporali accomunabili, sono nettamente diversi. Oggi dovremmo rigenerare un intero tessuto sociale che appare sfilacciato, di cui la politica non si fa più carico. Quando si parla di classe dirigente ormai la si associa alla casta, un termine nemmeno utilizzato in quel ’92. Una lontananza che vedo legata alla mancanza di centralità della cosa pubblica, alla non difesa di scelte etiche precise, al distacco dalla gente. Dico sì all’onorabilità, ma punterei anche sulla credibilità.

 

Pensa che oggi casta faccia rima con l’immagine di un tappo, che impedisce il ricambio?

 

Devo dire che il mio partito a livello locale ha intrapreso la strada del rinnovamento. Mi riferisco in particolare a segretari provinciali, a consiglieri regionali senza dimenticare ruoli istituzionali con giovani figure in evidenza. Il tappo c’è man mano che si sale fino al vertice. In questo senso credo che chiunque voglia investire in una politica onorabile e spendibile dovrebbe incentivare quel rinnovamento. Ovviamente non significa che bastano carte di identità green per risolvere l’intera questione. Ma servirebbe accompagnarle con competenze, determinazione e voglia di lavorare. Piccole componenti per recuperare l’idea, alta, di politica. Preciso che ritengo i partiti molto importanti per la vita sociale del paese.

 

Ma in fondo tale scenario è anche conseguenza della mancata alternanza politica? In Italia chi esce sconfitto dalle urne poi si ripresenta…

 

La nostra anomalia dipende da un modello culturale sbagliato, che non va più bene, che abbraccia l’intera veste sociale del paese. Penso ai ruoli decisionali primari, alle aziende private come alla pubblica amministrazione. Non reputo sia stato il sistema bipolare a fomentare questa anomalia, quanto l’illusione di un modello culturale ambiguo. Che ha tenuto immobili le cose, perseguendo lo status quo. Dovremmo, ad esempio, iniziare a rendicontare sull’attività politica che svolgiamo. Con i passi indietro si può incidere in nuovi modelli, anche pedagogici.

( Fonte: www.ilfuturista.it/ Autore: Francesco De Paolo)

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