Dalle fogne lo sprint per viaggiare oltre l'era del petrolio?

Che le automobili potessero essere alimentate con varie tipologie di carburanti, oltre a quelli fossili, era risaputo da tempo (del resto il primo motore diesel fu azionato con olio di arachidi), come già da tempo circolano (tra prototipi e modelli commercializzati) auto elettriche, ad aria compressa, ad idrogeno, ecc.

 

Quello che ancora non si era visto, tranne che al cinema (vedi "Ritorno al futuro"), era una berlina alimentata con combustibile derivato dai reflui urbani, cioè quelli che confluiscono nelle fogne (e nei depuratori). La Bbc ci informa che un'azienda britannica, la GENeco ha sviluppato per una Volkswagen Beetle (il nuovo maggiolino) le modifiche tecniche necessarie per viaggiare con biogas prodotto dall'impianto di depurazione reflui del Wessex, a Bristol.

 

Con la produzione "fognaria" di 70 abitazioni si ottiene un pieno di carburante, senza rinunciare alla piacevolezza estetica dell'autovettura ed alle sue prestazioni (si raggiungono tranquillamente i 180 km/h). Questa novità tecnologica, che presto sarà estesa anche per utilizzare il biogas prodotto dai rifiuti urbani putrescibili (scarti ed avanzi del cibo), ci permette di affrontare anche il tema più complessivo di come trattare ed utilizzare i reflui urbani.

 

Anni di campagne ambientaliste (vedi Goletta Verde) e direttive europee hanno portato alla realizzazione di depuratori che hanno indubbiamente contribuito al miglioramento della qualità delle acque di balneazione e dello stato di salute dei nostri fiumi e laghi. Però è evidente che convogliare le fogne negli appositi impianti di trattamento non è più sufficiente anche perché non si chiude il ciclo. Infatti i depuratori producono emissioni in atmosfera (che se recuperate possono appunto trasformarsi in biogas, quindi in prezioso combustibile) e fanghi.

 

Per ora, tranne rare eccezioni, la maggior parte di questi "sottoprodotti" (solidi e gassosi) non viene gestita in maniera appropriata ed appunto le esalazioni (che provocano giustamente anche proteste da parte dei cittadini che vivono in prossimità delle vasche) si disperdono in aria ed i residui inerti finiscono in discarica o nei terreni agricoli come ammendante (pratica che sarà vietata a breve, secondo quanto previsto dalle ultime norme comunitarie).

 

E' quindi sempre più opportuno avviare un percorso obbligatorio di recupero di questi "scarti", visto anche e soprattutto il loro elevato potenziale energetico. Questo non solo per il biogas ma anche per i fanghi, essendo composti essenzialmente da biomassa e quindi termovalorizzabili. ( Fonte: greenreport.it)

Autore: Aldo Agutoli

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