" Dalla campagna al divano il nuovo regno degli animali" di Mauro Spignesi

Paolo Conte gli ha dedicato il suo ultimo lavoro, Nelson. "Era il mio pastore francese, è stato con me per dodici anni - ha raccontato il raffinato chansonnier piemontese - e aveva orecchie musicali. Riconosceva un ritmo, una frase. Mi è sembrato giusto ricordarlo così". L'attore Giorgio Panariello, dopo "Non ti lascerò mai solo", ha scritto anche "Guardami negli occhi (quando mi abbandoni)", libri dedicati ai suoi cani. Solo due esempi, fra tanti, per capire che è nato un nuovo Regno animale, che ha alternato inevitabilmente il rapporto con l'uomo. "Perché loro ormai - spiega l'etologo Giorgio Celli - sono parte della nostra vita". E per loro sono rapidamente cresciute le spese. Non solo: c'è chi ha proposto, come un altro etologo, Danilo Mainardi, di inserirli nello stato di famiglia, mentre in molti Paesi i costi per le malattie animali si possono in parte dedurre dalle tasse. Perché ormai cani e gatti, ma anche criceti e topolini, tartarughe e pappagalli, godono di nuovi diritti, visto che gli si chiede anche altro. Come aiutare i malati, spezzare la solitudine degli anziani, seguire i bambini difficili, assistere i portatori di handicap. E dunque bisogna restituire non solo affetto ma anche regole di convivenza. Senza dire di tutti quegli animali che una volta non si avvicinavano all'uomo - cervi e cinghiali - che scendono sempre più a valle.
"Oggi sono vissuti non dico come figli, ma quasi - spiega il veterinario Stefano Boltri, che sul Caffè cura una rubrica -. Lo noto giorno dopo giorno nell'ambito del mio lavoro, che non svolgo in città ma in zone rurali dove resistono vecchie convinzioni legate alla tradizione contadina. Che ci sia stato un mutamento di rapporto, una rinnovata sensibilità, è un fatto acquisito".
Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia di questa evoluzione. "Un animale è sempre un animale. E questo dobbiamo averlo chiaro - spiega Salvio Annunziato, istruttore soprattutto di cani per il cinema e la pubblicità (uno degli ultimi film dove ha lavorato è "Io sono l'amore" di Luca Guadagnino con l'algida Tilda Swinton) -. Invece, vanno spesso a colmare vuoti affettivi, la coppia di anziani che vede poco i figli, il divorziato, il bambino solo a casa per ore e ore. Stanno diventando umani e questo porta gli allevatori, mi riferisco a cani e gatti, a selezionare soggetti più adatti agli appartamenti che allo scopo per i quali sono nati, alterandone il carattere, l'istinto, spesso anche il fisico". Una deriva, quella raccontata da Annunziato, rinforzata anche dalle mode. Magari ritmate proprio dal cinema. Quando venne proiettato "La carica dei 101" tutti comprarono i dalmata, poi l'attenzione, dopo la pellicola con Richard Gere protagonista, è passata sugli akita inu. "Senza parlare di chi porta carlini e chihuahua nella borsetta", aggiunge ancora Annunziato. Ma anche questo è il segnale di un mutamento. Dove ci porterà il nuovo regno animale? "Questa piccola rivoluzione ha aspetti positivi e negativi. Gli animali - dice ancora Celli - oggi hanno più diritti, è vero. C'è più sensibilità, sono diventati familiari. Ma stanno perdendo il loro habitat naturale. Stanno più sul divano che in giardino o in campagna. Sono pigri, viziati. Bisogna essere dunque consapevoli dell'impegno. I cuccioli non sono peluche. Questo i genitori lo devono spiegare innanzitutto ai propri figli". ( Fonte: www.caffe.ch)
mspignesi@caffe.ch

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