Dall'auto al riscaldamento: e questo... non inquina?

Potevamo limitarci a ri-pubblicare l’articolo scritto ben 12 mesi fa, rispetto alle misure varate, nel frattempo, da Regione Lombardia/Provincia/Comune di Milano contro le polveri sottili; infatti, non è cambiato proprio nulla. Neppure il livello di inquinamento, che, anzi, è da record!

E questo è il primo e (forse) più grave fallimento che Letizia Moratti, paladina dell’Ecopass (un pedaggio da reinvestire contro le polluzioni; appunto: come?), dovrà presentare al momento del bilancio di fine mandato, ormai tra non molti giorni...

I dati di fine-anno, che qualcuno a Palazzo Marino aveva salutato trionfalmente, erano "viziati" dal fatto che durante l’autunno aveva piovuto quasi ininterrottamente, e che l’inizio dell’inverno era corrisposto a una serie di precipitazioni (perfino nevischio), sufficienti, comunque, a ripulire l’aria.

La realtà si è riproposta in tutta la sua evidenza non appena le condizioni climatiche sono cambiate. A Milano il livello di PM10 è superiore ai limiti (di legge, fissati in 50 μg/m3) da 20 giorni, arrivando oltre al doppio (leggi l'articolo qui). Il "blocco del traffico" di Domenica 30 Gennaio arriva, dunque, come 'panacea' a una situazione che da domani richiederà probabilmente misure più "serie" e meno "demagogiche", a partire dal divieto di circolazione, nella Cerchia dei Bastioni, per le categorie già soggette all’Ecopass e l’abbassamento di 1 grado, della temperatura consentita, nel riscaldamento di edifici (pubblici e privati, con l'eccezione dei soli ospedali).

C’è però una "novità": i comuni dell’hinterland non hanno seguito l’iniziativa di Palazzo Marino. E lo hanno fatto perché se in città il divieto di usare l’auto può in molti casi costituire poco più che l’invito a organizzarsi la Domenica in maniera "diversa", in provincia equivale agli arresti domiciliari. Quindi, stante la grave carenza di mezzi pubblici di trasporto, ad una forte limitazione della libertà del cittadino.

Il Pirellone, nella persona dell’Assessore all’Ambiente, Marcello Raimondi, si è limitato a prendere atto della situazione, e Palazzo Isimbardi, per voce del Presidente della Provincia, Guido Podestà, ha affermato che la decisione del Comune ha "sorpreso" tutti, mentre sarebbe stato necessario attivarsi per individuare, preliminarmente, i servizi sostitutivi in grado di limitare i disagi ai cittadini.

Da parte nostra vorremmo limitarci a una serie di "osservazioni", partendo da quanto accaduto Mercoledì 26 Gennaio. In occasione dello sciopero dei mezzi, le centraline delle polveri sottili hanno fatto registrare livelli da record: 155 microgrammi in via Senato e 118 al Verziere. È il risultato della sospensione dell’Ecopass, che si rende necessaria ogni qual volta i lavoratori dell’azienda di trasporti incrociano le braccia.

Qual è la soluzione a questo problema? Noi di MilanoWeb siamo convinti che l’errore più grande sia continuare a monitorare solamente la mobilità, senza andare ad agire sul riscaldamento di edifici (residenziali, commerciali e pubblici). Facciamo qualche "numero" in tal senso.

La classe A+ di efficienza energetica identifica in 1,5 litri/mq (di gasolio) la quantità di carburante che andrebbe bruciata in 1 anno. Le case di nuova concezione presentano soluzioni anti-dispersione in grado di rispettare questi parametri, mentre la maggior parte dei milanesi vive invece in edifici "vecchi" (per età e tecnologia) ad alta dispersione termica. C’è la cosiddetta classe C, che rappresenterebbe un "punto di equilibrio" tutto sommato accettabile, e che comporta un consumo di 7 litri/mq. Ma la media sta molto più in basso, alla classe G, equivalente a circa 20 l/mq. Tutte le case costruite prima del 1991, quando si è iniziato a normare l’aspetto della dispersione di calore, sono, pertanto, ormai "inadeguate".

La vera sorpresa arriva però dagli edifici pubblici: dove ci si aspetterebbe un più "pronto" adeguamento a criteri di efficienza, o almeno l’adozione di misure atte a contenere il danno, qui abbiamo, invece, le sorprese peggiori. In un censimento di 3 mila edifici, compiuto in 600 differenti comuni lombardi (municipi, biblioteche, scuole), si è appurato che la media è oltre i 23 l/mq (i dati appartengono a una ricerca commissionata dalla Fondazione Cariplo). È come se avessimo ancora tutti l’Alfasud, da Euro 0, e i risultati si vedono...

Cosa si può fare, alla luce di quest’arretratezza? Mantenere la temperatura di riscaldamente non oltre ai 20 °C. In molti, in possesso del riscaldamento "autonomo", già lo fanno. E gli altri? Tutto è nelle mani degli amministratori di condominio, che, in molti casi (quelli in cui prende una percentuale sulle spese effettuate per conto del condominio), soffrono di un "conflitto di interessi".

Alla prossima assemblea condominiale potreste allora provare a ricordar loro che 1 grado in più comporta un aumento del consumo energetico del 7% circa. Si tratta dunque di percentuali che innalzano l’inquinamento, ma anche la bolletta energetica. Lo stesso vale per l'acqua calda, spesso resa disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, con un evidente spreco di combustibile...

Certo è che, come al solito, è difficile per i cittadini capire l’entità di un problema, se gli amministratori (politici) per primi non danno il buon esempio. All’ingresso del Pirellone la temperatura, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, Mercoledì 26, era di 22 °C (con 8 °C esterni). E durante la discussione, vibrante, sul Piano di Governo Territoriale (o PGT), con la "passione" dei Consiglieri "surriscaldata", a Palazzo Marino sono stati rilevati 24 °C. Negli uffici consiliari di via Marino si arriverebbe a circa 24,6% gradi. Stessa temperatura nell’ufficio di Presidenza di Palazzo Isimbardi.

Il "bello" è che il regolamento comunale impone una temperatura negli uffici pubblici non superiore ai 20 °C. C’è sì una tolleranza di 2 gradi, che forse dovrebbe/potrebbe agire nei 2 sensi, anche verso il "basso", concepita in relazione alla vetustà degli impianti. Ma la realtà è che a Milano nessuno è "a norma". Se al Pirellone, negli ambienti più piccoli, si arriva facilmente a 23-24 °C, capita che negli uffici dell’anagrafe di via Larga, dove il sottoscritto ha dovuto recentemente passare, c'è sempre estate: 27 °C.

Più che di un "privilegio", crediamo che si tratti, più semplicemente, di un comportamento "irresponsabile". Ma la politica, come di consueto, invece di assumere l’evidenza delle criticità, gioca al rimpiattino: dal Pirellone fanno sapere che la climatizzazione è a pompe di calore, e che dunque non vengono utilizzati combustibili "inquinanti" (forse per produrre l'energia elettrica faranno pedalare i dipendenti...). E in tutti gli altri (innumerevoli) uffici della Regione, sparsi per la città, dove invece sopravvivono impianti antidiluviani?

Dalla Provincia rispondono che la temperatura è legata ai "vincoli" imposti dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici. Non si tratta insomma di tenere al "calduccio" il presidente Podestà, ma le opere del Tiepolo. E sia. Ma la stessa temperatura si potrebbe ottenere anche con combustibili "meno inquinanti". In Italia il costo del metano è ridotto del 50% rispetto alle altre nazioni UE. Perché?

Il primo "tavolo" cittadino dovrebbe riguardare proprio l’adozione di più severi parametri per ogni genere di edificio pubblico, fatte salve le note specificità di ospedali, case di cura e scuole. Immediatamente dopo bisognerebbe agire con severità su quanto accade all’interno delle attività commerciali. Chiunque abbia modo di entrare negli store di via Torino e corso Vittorio Emanuele avrà verificato che occorre spogliarsi ancor prima di aver deciso se provare qualche capo. La temperatura tropicale è considerata un must, esattamente come la musica house e i commessi con le t-shirt coordinate all’insegna. Anche in questo caso, si parla di una media molto vicina ai 24 °C, quando invece le normative specifiche parlano di 19 °C.

Ma su quest’aspetto i controlli sono carenti, per usare un eufemismo. E non ci stupiamo, visto che il controllore, come al solito, è il primo a infrangere le regole...

Esiste dunque una correlazione stretta tra il risparmio energetico e gli investimenti. L’unica maniera per ridurre drasticamente l’impatto ambientale è cambiare politiche di spesa. E questo è un problema che non riguarda solo il riscaldamento, ma, più in generale, tutti quegli acquisti che vanno a incidere sulla sostenibilità della pubblica amministrazione.

Gli inglesi parlano di “Green Public Procurement” (o GPP) un termine che si sta facendo largo anche alle nostre latitudini e che investe diverse voci. Si va dall’energia elettrica al riscaldamento, dal parco auto a quello delle tecnologie informatiche, fino alle mense ed alla realizzazione di eventi.

Certo, il green è anche un business "colossale". E qualche sospetto, allorché leggiamo dell’istituzione di centrali d’acquisto regionali, istituite in modo da mettere in contatto l’offerta e la domanda da parte degli enti pubblici, o di interventi "formativi" per favorire la diffusione del “green purchasing”, ci viene...

La Regione Lombardia si avvale già di consulenze per il 'GPP', forse però all’interno delle direttive occorrerebbe spiegare che spegnere la luce negli uffici, la sera, può essere buona cosa. Invece Palazzo Lombardia molto spesso è illuminato "a giorno", e lo stesso avviene nella maggior parte degli edifici pubblici cittadini. La Regione Piemonte, ad esempio, ha introdotto da tempo attività finalizzate proprio allo sviluppo di una sensibilità “verde” nel suo personale, anzitutto.

In Corso Sempione, fino alla settimana scorsa, l’assessore Cadeo (che pure vanta il record delle consulenze intellettuali in merito al decoro urbano) non aveva ancora provveduto a far togliere le luminarie di Natale. Le stime dell’Irer (Istituto regionale di ricerca della Lombardia) dicono che con gli acquisti verdi la Regione potrebbe abbattere del 23% le proprie emissioni di anidride carbonica, ma questa percentuale potrebbe salire al 52% per il Comune di Milano e al 98% per la Provincia. Che, evidentemente, oltre a essere un contenitore di consensi di cui molti cittadini non capiscono il senso, è anche un serbatoio di "sprechi".

Un dato interessante è quello della quantità di emissioni. La Camera di Commercio (un ente sempre più eclettico, che ha allargato il proprio raggio d’azione, forse indebitamente, all’erogazione di servizi consulenziali che non le spetterebbero, mentre lo portano a far concorrenza, non sappiamo quanto opportunamente, ai soggetti privati che lo finanziano, terziarizzando, poi, i servizi offerti) consuma coi propri 382 dipendenti più CO2 di Comune (18 mila dipendenti) e Regione (oltre 3.000). Ma il "campione" è ancora una volta la Provincia, che, con 2.500 indipendenti, ha un’emissione annua di 26 mila tonnellate di anidride carbonica (potrebbero essere 250 tonnellate totali solo cambiando gli "indirizzi" di spesa).

Intanto la Provincia di Cremona ha battuto tutti sul tempo. L'ente cremonese si è dotata del GPPnet, un distretto locale che permette ai singoli enti di sviluppare di concerto sistemi di acquisto verdi, sin dal 2002. E attenzione: alla luce di 8 anni di politiche green, è già possibile dire che l’abbattimento non riguarda solo i 'costi', ma anche i 'consumi'.

Occorre dunque un cambio di mentalità da parte della pubblica amministrazione, in mancanza del quale sarà sempre il singolo cittadino a rimanere sporadicamente "a piedi", senza però che la riduzione del danno ambientale e risparmio energetico abbiano fatto 1 metro in avanti. Insomma, ai nostri politici piacciono molto le biciclette, soprattutto quando tocca a noi pedalare... ( Fonte: www.milanoweb.com)

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