Da Sands ai responsabili: c'è chi muore per le proprie idee e chi...

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica/bobby%20sands_200_200.jpgUn accostamento che, lo diciamo subito, è azzardato ma proprio per questo altamente significativo: i responsabili e Bobby Sands. Oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte del militante dell'Ira. Avvenuta nel 1981, in carcere, dopo uno sciopero della fame durato sessantasei giorni. E oggi c'è anche la notizia del rimpasto nell'esecutivo, con la distribuzione delle cariche di sottogoverno. Due fatti lontani, nel tempo, nel neurone che le ha concepite. Perché per un pezzo della destra italiana, che ha iconizzato l'impegno civile di Bobby Sands portandolo nel cuore, non è concepibile osservare oggi i Bellotti, Rosso, Melchiorre, Polidori, Cesario, Gentile, Misiti, Villari, Catone e Calearo fare quello che hanno fatto.

 

C'è chi in un recente passato ha sacrificato il bene più prezioso, la vita, in nome di una battaglia per le proprie idee. Perché ci credeva, perché custodiva quell'impulso nel proprio animo. Come un tesoro ancestrale, come il vessillo totale di occhi e mani. E c'è chi, invece, mortifica parole e sensazioni, solo un secondo dopo averle pronunciate. Con impegni che si traducono, nei fatti, in disimpegni, in disamore per una nazione e finanche per il proprio ruolo. Fino a diventare derisione pura, vendendosi al miglior offerente.

Per questo pensiamo che ciò che hanno fatto, è da solo sufficiente per essere “condannati” dalla storia del paese. Lo ha scritto Antonio Machado, «è camminando che si fa il cammino». Ma quelli che oggi siedono sui nuovi comodi sofà, di passi in avanti non ne hanno fatti. Nemmeno uno. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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