Da Berlusconi il nulla cosmico

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/politica5/small_110803-182001_bast030811pol_0106_200_200.jpgFosse stato uno spettacolo a pagamento il rimborso sarebbe doveroso, almeno per chi sperava di poter ascoltare novità e godere di effetti speciali. Per i fan della scontata normalità e delle promesse, al contrario, l’intervento del presidente del consiglio alla Camera dei deputati è stato più che soddisfacente. «Il paese è solido», ha detto Berlusconi. Banche, imprese, famiglie, tutto per il meglio, o almeno nella media.

 

«Stiamo meglio degli Stati Uniti e del Giappone»: peccato che nel primo caso la politica ha dimostrato senso di responsabilità e nel secondo è stata la catastrofe naturale a mettersi di traverso sulla via della ripresa. Perché, dice il premier, il debito pubblico dell’Italia, dopo la crisi, va meglio rispetto a quello di altri paesi occidentali.

 

L’intero discorso, nella sua totalità, è sembrato un insieme di dichiarazioni tipiche di un governo che si insedia, fatto di frasi al futuro e pieno di “dobbiamo”. Come quando Berlusconi ha garantito che il governo migliorerà la qualità dei servizi pubblici (nessun riferimento agli obiettivi che Brunetta sostiene di aver raggiunto) per garantire la competitività del sistema paese. Anche le condizioni del Mezzogiorno, a parer suo, stanno migliorando. Il governo è sulla strada giusta, sostiene, e per esempio proprio stamattina, ha ricordato, c’è stata l’emanazione di un decreto che diminuisce il numero delle auto blu. Un passaggio obbligato, quello su casta e anti politica, che cerca di intercettare l’umore dei cittadini disgustati da quanto accade nei palazzi mentre il resto del paese è costretto ad arrangiarsi.

 

E anche sul costo della macchina si è visto il Berlusconi di sempre. Quello che promette il contenimento dei compensi per le cariche elette e non ai valori medi europei e che, al tempo stesso, si dice d’accordo sulla riduzione del cinquanta per cento del numero dei parlamentari. Scivola sulle province che se in campagna elettorale erano da sopprimere ora sono solo da ridurre insieme alla liquidazione di enti e società statali inutili.

 

Del governo, ha sostenuto Berlusconi, ci si può fidare per il suo senso di responsabilità anche perché fa suo l’invito di Giorgio Napolitano alla coesione della classe politica. Ecco che, alla fine, il premier riscopre strumentalmente il Colle che non ha mai risparmiato da critiche di presunte intromissioni.

Niente di nuovo, come ampiamente previsto, da un regime che è alla fine e che, fino all’ultimo secondo, promette e si autocelebra e assicura che se l'Italia non ha conosciuto il tracollo è merito del governo. Perché il nodo è politico, l’economia è un fattore secondario. Il governo è privo di credibilità come la stessa persona di chi lo guida e quindi altra soluzione non c’è che il passo indietro, come chiesto dal Partito democratico per bocca del suo segretario Bersani. Ancora più diretta l’interpretazione di Pier Ferdinando Casini che ha voluto sottolineare che quello attuale è un momento già vissuto, nel 1992 e 1993: «È stata la fine di un'epoca, non di un partito e io oggi avverto molte analogie in quella stagione».

 

Il numero due di Futuro e libertà, Italo Bocchino, è invecetornato su quei sogni infranti di un centrodestra che si era presentato come europeo e liberale. Se ci si trova in queste condizioni, ha spiegato, è anche perché l’esecutivo ha negato quella svolta liberale che avrebbe garantito modernità e sviluppo. Quindi anche per Fli non c’è un grande ventaglio di scelte: il governo deve lasciare perché ormai non più credibile agli occhi di nessuno, italiani, parlamento, mercati. Terzo polo e Pd, in definitiva, chiedono quello che era l'unico gesto politicamente e moralmente doveroso: le dimissioni e l'apertura di una fase di emergenza nazionale. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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